Materia e corpo. Ovvero Walter Chappel

Tra echi della cultura hippie e fiori letteralmente elettrizzati che imprimono la loro aura sulla carta fotografica, tra “spudorati” nudi e natura selvaggia. Così Walter Chappel ci parla di amore e del ciclo eternamente rigenerativo del mondo naturale. In mostra a Modena, senza veli, fino al 2 febbraio.

Walter Chappell, Senza Titolo, 1973, Stampa ai sali d’argento, © The Estate of Walter Chappell

L’allestimento è sempre essenziale e minimale: le opere appese alle pareti rigorosamente bianche senza orpelli, le informazioni sintetiche che non sconfinano in improbabili letture di vario genere – dalla psicoanalisi ai voli pindarici di tanti curatori – limitandosi a cenni di storia e a limpide descrizioni di inquadramento generale. L’impronta ormai consolidata delle mostre di Fondazione Fotografia è quella del rigore, di spazi neutri che lasciano alle fotografie e ai fotografi il solo ed esclusivo diritto alla parola.
Facile, forse… Ma dopo tanti anni di lavoro scientifico, di costruzione di un archivio che conta ormai un migliaio di pezzi e che rappresenta con nuclei importanti i più grandi fotografi italiani, statunitensi e del resto del mondo, ‘facile’ non ci sembra la definizione giusta. Perché è più facile conquistare il pubblico e certa stampa con “mostre evento” costosissime, più facile è creare allestimenti accattivanti e buttarci dentro opere senza una logica curatoriale forte, ancora più facile è proporre il grande nome internazionale pop senza che vi sia nessun legame con serie politiche culturali del territorio.

Walter Chappell, Erosion, Plaza Blanca, Abiquiu, 1982, Stampa ai sali d’argento, © The Estate of Walter Chappell
Walter Chappell, Erosion, Plaza Blanca, Abiquiu, 1982, Stampa ai sali d’argento, © The Estate of Walter Chappell

Filippo Maggia e il suo staff hanno scelto con coraggio e tenacia un’altra strada, e la mostra su Walter Chappel (Portland, 1925 – El Rito, 2000) è la tappa odierna che si intreccia al tema “Amare” del Festival della Filosofia di Modena.
Hippie e bohémien, il fotografo americano potrebbe definirsi un “amante della vita” tout court: una vita intesa prima di tutto nelle sue origini, nella carne dei corpi umani e nelle forme delle rocce, nelle ricche varianti della vegetazione e in una completa fusione di natura e persona. La forza che promana dalle stampe nerissime di Chappel è quella vitale e generativa, quasi primordiale nel suo essere messa in mostra senza filtri e con la spontaneità che contraddistingue la sua da altre poetiche che ricercano invece la forma perfetta, il nudo femminile statuario, l’erotismo patinato.
Chappel è diretto e sfrontato nel porre su un unico piano un tronco d’albero e il ventre sformato dalle gravidanze della sua compagna, nell’accostare senza tabù organi sessuali addobbati come protagonisti di riti indiani propiziatori e vortici delle acque oceaniche. Immagini forti, ma che riescono a restituire l’energia che scorre attraverso le cose in un processo continuo di creazione naturale. Di fronte a certi scatti viene da pensare al più conturbante, ma forse, nelle intenzioni del pittore, semplicemente “realistico”, Origine du monde di Courbet.

Marta Santacatterina

Modena // fino al 2 febbraio  2014
Walter Chappell – Eternal Impermanence
a cura di Filippo Maggia
EX OSPEDALE SANT’AGOSTINO
Largo Porta Sant’Agostino 228
059 239888
[email protected]
http://www.fondazionefotografia.org

CONDIVIDI
Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.