L’uomo? Uno sterminato e desolato paesaggio

Desertificazioni emotive e linguaggi rarefatti quelli selezionati da Lorella Scacco, che da Careof DOCVA tasta il polso della videoarte alla scandinava. Passando dalla star Mika Taanila ai durissimi reportage di Siri Hermansen. In mostra a Milano fino al 26 ottobre.

Social videoscapes from the north - veduta della mostra presso Careof DOCVA, Milano 2013 - photo Michela Deponti

Cinque nazioni, cinque culture per certi aspetti affini e per altri completamente differenti. Cinque artisti, quattro donne – fattore involontario che non può però essere del tutto casuale – per una lettura di quelli che in cabina di regia definiscono social videoscape. A ridisegnare il concetto di paesaggio, cancellando con una manata di cruda umanità, è Lorella Scacco, che a quindici anni circa dal suo fondamentale Northwave, bibbia enciclopedica della videoarte scandinava, porta da Careof DOCVA un aggiornamento di suoni e visioni dal profondo nord.
Profonda la Transmission di Maria Friberg, perfetta analisi poetica di un concetto di virilità associato, ça va sans dire, alla sua più retorica icona pregiudiziale. Dimmi cosa guidi e ti dirò che razza di uomo sei: una parata di automobili sfila su una lastra trasparente, con la telecamera a leggerne le meccaniche inviolabili, svelando senza pudori turgide coppe dell’olio e priapeschi alberi di trasmissione. Quasi impercettibile per lo sguardo inedotto il progressivo passaggio dai modelli più sportivi e dunque aggressivi alle pacifiche vetture elettriche, demolizione di un machismo annacquato – di stereotipo in stereotipo – nel green.

Pioggia d'auto per Maria Friberg - Social videoscapes from the north - veduta della mostra presso Careof DOCVA, Milano 2013 - photo Michela Deponti
Pioggia d’auto per Maria Friberg – Social videoscapes from the north – veduta della mostra presso Careof DOCVA, Milano 2013 – photo Michela Deponti

Avevamo lasciato Mika Taanila a Kassel, intento a mostrarci The most electrified town in Finland. Un orizzonte a fisarmonica quello della sua ricerca, che si restringe in una dimensione intima e quasi privatistica, ma al tempo stesso si allarga in una forma di abbraccio corale. Che succede se elimini l’audio originale da My dinner with André di Louis Malle, che tanta parte della sua efficacia cinematografica basa proprio sui dialoghi? Capita che il linguaggio del corpo riconquista la sua centralità, con l’attenzione a convergere sugli schemi di una comunicazione non verbale dal sapore arcaico e primigenio. Dunque sacro. L’altro lato della medaglia è nella rarefazione cercata con insistenza dall’islandese Rúrí con Items: dove è semmai la parola, nuda e cruda, ad assumere nel suo magico svelarsi una fatalità divina.
Più diretta la sintesi cui tendono Eva Koch e Siri Hermansen. La prima innescando germi di infantile violenza in un paesaggio di placida perfezione, caricando sulle spalle di un indifeso capro espiatorio il peso della sua profonda critica sociale; l’altra resettando la nostra capacità di tolleranza al male. Il suo reportage da Chernobyl, sulle tracce di chi oggi vive offrendosi come guida per un turismo dell’orrore, documenta il perverso magnetismo che incolla anima e corpo ad una struggente normalità dell’incubo. Sparuta e diabolica avanguardia tronfia del proprio avamposto, affacciato su nuovi cuori di tenebra.

Francesco Sala

Milano || fino al 26 ottobre
Social videoscapes from the north
a cura di Lorella Scacco
CAREOF DOCVA
Via Procaccini 4
02 3315800
[email protected]
www.careof.org
www.docva.org

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.