L’artista e le sue forme. A Berlino

Insitu, Berlino – fino al 24 ottobre. Al suo terzo episodio/mostra, lo spazio auto-organizzato nato nell’aprile di quest’anno, tocca una tematica quanto mai attuale, ovvero il tormentato rapporto artista-mercato. E, più in generale, il difficile e oscuro equilibrio che regola il “sistema” arte.

Julie Georgen, Fictional Artists in American TV shows, 2012, video still - courtesy insitu, Berlino

Questo terzo episdio dal titolo Cézanne beats Pollock scandaglia e indaga a diversi strati la questione dell’iperspecializzazione/iperprofessionalizzazione della figura dell’artista, costretto a essere il manager di se stesso perdendo di vista, molte volte, il senso della propria ricerca.
Maria Anwander in Untitled (Not All Art Will Go Down In The History) (2012) che riprende i neon di Maurizio Nannucci e in particolare il suo All Art Has Been Contemporary. Richiamando la stagione concettuale, l’artista analizza il concetto di gerarchia che è insito in quello di storia. I suoi neon sembrano quasi la visualizzazione perfetta delle parole del filoso americano Arthur C. Danto, secondo il quale la grande narrazione artistica iniziata dal Vasari ha trovato la conclusione nelle Brillo Boxes di Warhol, deflagrando in un moltitudine di storie e interventi paralleli, riluttanti a tassonomie di sorta.

Maria Anwander, Untitled (Not All Art Will Go Down In History), 2012 - veduta dell’allestimento presso insitu, Berlino 2013
Maria Anwander, Untitled (Not All Art Will Go Down In History), 2012 – veduta dell’allestimento presso insitu, Berlino 2013

Un’opera estremamente diretta è quella di Antonie Renard, 1% Value (2013), dittico letteralmente creato con il surplus della produzione di banconote, vendute in stock per il prezzo di 20 euro direttamente dalla Banca Centrale di Francoforte. Le eccedenze delle banconote formano così due tavole monocrome, quasi colorfield di scuola americana, in cui si avvera la formula di Joseph Beuys, Kunst = Kapital, aggiungendo in più, con estrema sagacia, che l’arte è un surplus del sistema finanziario.
Infine, il video realizzato da Julie Gronen, Fictional Artist in American TV Show (2012), mette in luce con acuta ironia la finzione di essere artisti in una società di consumo. Gronen raccoglie gli spezzoni più significativi e per certi aspetti grotteschi in cui compaiono “finti” artisti all’interno delle serie televisive americane. Ognuno di loro rappresenta un’ampia varietà di cliché. Si passa dallo stravagante al dannato, dal mondano all’incompreso, fino ad arrivare a Homer Simpson. L’episodio è quello celebre in cui lo stesso Homer, intento nell’assemblaggio senza istruzioni di un nuovo barbecue, finisce per creare un’opera degna di Rauschenberg.

Emanuele Rinaldo Meschini

Berlino // fino al 24 ottobre 2013
Cézanne beats Pollock
INSITU
Kurfürstenstraße 21-22
[email protected]
http://insitu-berlin.com/

 

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