L’antiscultura di Greg Bogin

Milano, Curti/Gambuzzi – fino all’8 novembre. Nove oggetti enigmatici ma a loro modo sensuali, monoliti dimessi del nostro tempo. È la nuova serie di sculture dell’artista newyorchese Greg Bogin, presentata in un allestimento-installazione da Curti/Gambuzzi.

Greg Bogin, Companion II (coral), 2013, fusione in resina uretanica colorata, cm 38 x 36,8 x 10, ed. 3 di 5

Nove oggetti enigmatici, che dissimulano la loro icasticità con colori sgargianti e rotondità invitanti. La nuova serie di sculture di Greg Bogin (New York, 1965) e l’allestimento che le presenta alla Galleria Curti/Gambuzzi, si collocano in un punto intermedio tra l’ermetico e il sensuale. Sono i monoliti dimessi di un tempo come il nostro che non prende nulla sul serio, ma sono dotati di una paradossale solennità. L’omogeneità delle forme è quasi totale, ma le variazioni intervengono sotto forma di rotondità che evocano la corporalità, in un’atmosfera tra il morboso e il farsesco.
Sono molti i contrasti che si sprigionano lentamente, dopo la prima impressione di freddezza: non ultimo, quello del materiale, il poliuretano, che fa pensare a un’estrema leggerezza, mentre invece le sculture sono pesantissime perché piene anche all’interno. Uno sberleffo implicito non solo alla tradizione ormai preistorica del monumento, ma anche alla solennità del Modernismo e al postmoderno. Nonché un détournement del design onnipervasivo, che oggi copre come una coltre oggetti e ambienti, anche quando non ce n’è alcun bisogno. L’assoluta inutilità delle opere di Bogin, in apparenza neutre anche da un punto di vista estetico, è un piccolo sabotaggio di questa dittatura dell’ornamento.

Stefano Castelli

Milano // fino all’8 novembre 2013
Greg Bogin – Companion series
PAOLO CURTI/ANNAMARIA GAMBUZZI
Via Pontaccio 19
02 86998170
[email protected]
www.paolocurti.com

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.