L’anima e il volto. Faigenbaum a Villa Medici

Villa Medici, Roma – fino al 19 gennaio. Antologica capitolina per Patrick Faigenbaum, che all’Accademia di Francia fu borsista residente negli Anni Ottanta. La mostra è organizzata nell’ambito del Festival della Fotografia ed è curata, con Jean-François Chevriel, da Jeff Wall.

Patrick Faigenbaum, Schlachte, Breme, 1996 - courtesy l'artista

Parte del fascino della mostra dedicata a Patrick Faigenbaum (Parigi, 1954) ora a Roma si deve al fatto che a idearla e curarla, insieme al critico Jean-François Chevriel, è stato Jeff Wall, artista di punta della riscoperta delle ragioni del tableau, avvenuta negli Anni Ottanta. Per l’occasione Wall scrive anche un pregevole testo, assumendo vesti di referente del versante iconofilo – anti-documentarista e anti-concettualista – dell’arte contemporanea. Abissale è la distanza che separa il lavoro di Faigenbaum da quello di Wall; ciononostante l’opera di entrambi è ascrivibile in termini pertinenti a uno stesso ambito operativo: quello che si è soliti definire “pittorialismo”.
Faigenbaum è lontanissimo da Wall perché agisce essenzialmente da ritrattista. Gli interessa indagare la realtà in termini di penetrazione psicologica e analisi antropologica, per lo più in circostanze in cui gli esseri umani risultano come disciolti nell’ambientazione in cui sono inseriti. Faigenbaum è poco propenso a fotografare, come invece fa Wall, situazioni complesse o bizzarre, sospese e/o stranianti, dal taglio comunque narrativo. Anziché tendere all’azione, all’orchestrazione scenica e al cinematico, Faigenbaum si ferma a interrogare il mondo a partire dai volti, dagli sguardi e dai gesti dei suoi abitatori, con un calore fondamentalmente verista. Raramente il suo obiettivo opta per il campo lungo e gli orizzonti aperti. Anche quando ritrae tranche de vie un po’ enigmatiche e intricate, concentrazione e tensione compositiva rendono le sue visioni salde e conchiuse.

Patrick Faigenbaum, Citrons, Santulussurgiu, 2006 - courtesy l'artista
Patrick Faigenbaum, Citrons, Santulussurgiu, 2006 – courtesy l’artista

La mostra – un’antologica a tutti gli effetti, ricca ed esaustiva – è anche un viaggio attraverso l’Europa (Brema, Praga, la Francia e l’Italia). Si ha spesso la sensazione di trovarsi al cospetto di fotografie circondate da dipinti, salvo poi accorgersi che non è così; che anche quelle che a una certa distanza possono sembrare pitture, sono in realtà delle foto. (Il che, a pensarci, è il contrario di ciò che accade nell’opera di Jeff Wall, in cui le foto appaiono immediatamente tali, salvo risultare dei dipinti, concettualmente parlando, se guardate a lungo ed esaminate con attenzione.)
Fa un po’ storia a sé la sala dedicata alle nature morte, unica parentesi non antropocentrica della mostra. Qui Faigenbaum estremizza il suo pittoricismo, ma con esiti di illusionismo mediale solo virtuosistici.

Pericle Guaglianone

Roma // fino al 19 gennaio 2014
Patrick Faigenbaum
a cura di
Jean-François Chevriel e Jeff Wall
ACCADEMIA DI FRANCIA – VILLA MEDICI
Viale Trinità dei Monti 1
06 6761311
[email protected]
www.villamedici.it

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Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.