Il dramma delle cose: dalla natura morta al digitale

Merano, Kunst Meran/o Arte – fino al 3 novembre. Gli oggetti diventano protagonisti. Artisti contemporanei partono dal concetto di natura morta per interrogare il potere degli oggetti sull’uomo. Dietro le cose che ci circondano si nasconde la vita stessa, con i suoi drammi e le sue speranze.

Ivo Mahlknecht, Ohne Titel, 2011

A partire dalla contemporaneità più recente, il mondo degli oggetti ha goduto, rispetto al mondo dell’arte, di alterna fortuna. Se da una parte la figurazione in pittura e scultura è stata guardata con sempre maggiore sospetto, dall’altra gli oggetti in sé, nel ready made, nel Dada, nel Nouveau Réalisme e nella Pop art, sono entrati integralmente nel recinto dell’arte con le proprie caratteristiche di merce, scarto o materiale di consumo.
Nella mostra di Merano si torna a parlare delle cose che ci stanno attorno, che definiscono la nostra personalità e nelle quali ci riconosciamo. Status symbol, souvenir, merce: un mondo che nell’ultimo secolo ha vissuto un rapporto complesso con i territori dell’arte e che prova qui ad essere sviscerato anche nel suo ambiguo relazionarsi con l’uomo.
La mostra prende le mosse dall’arte degli oggetti per antonomasia, la natura morta, con un progetto online di John Baldessari in cui è possibile per il visitatore ricollocare a piacimento gli elementi di un’opera dell’olandese Abraham Van Beyeren. Ma al di là dell’aspetto giocoso, la natura morta è emblema di splendore e decadenza, di oggetti sensuali destinati al collasso e alla morte. Questo memento mori, già implicito nelle nature morte dell’arte tradizionale, è reso evidente nello splendido video di Sam Taylor-Wood dove un cesto di frutta viene ripreso nel breve intervallo della sua durata materiale, con immagini velocizzate, ma apparentemente immobili, che mostrano la tragedia silenziosa degli oggetti mentre si decompongono in una massa informe.

Anche il video di Fischli & Weiss ruota intorno alle stesse tematiche, riprendendo un lunghissimo effetto domino in cui le cose, specchio dell’esistenza umana, si danno a un moto irrazionale, anche se attentamente controllato, destinato a un’inevitabile fine.
La mostra si muove poi su proposte interessanti: ci sono i nudi metafisici delle foto di Giovanni Castell, sospesi in lussuosi arredi d’interno, il soprammobile kitsch di Brigitte Niedermair, la bambola gonfiabile in calcestruzzo di Andreas Zingerle o le piccole immagini di Johannes Inderst. Ma su tutto il percorso incombe la grande scritta “DOWNLOAD” di Christoph Hinterhuber e con essa anche il sentore della fine degli oggetti, rimpiazzati dall’immaterialità della digitalizzazione. Oggi il bisogno di cose è stato sostituito dal download di contenuti, così anche per l’opera d’arte basta una scritta; sta poi al visitatore scaricare dal web quella che più piace.

Gabriele Salvaterra

Merano // fino al 3 novembre 2013
Il mondo degli oggetti
KUNST MERAN/O ARTE

Via Portici, 163
0473 212643

[email protected]
www.kunstmeranoarte.org

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Gabriele Salvaterra
Gabriele Salvaterra (Trento, 1984) è scrittore e mediatore culturale. Si laurea in Gestione e Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Trento con la tesi “Internet e nuove tecnologie nel settore museale. Ipotesi e strumenti per un approccio immateriale alla creazione del valore”. Lavora come collaboratore presso istituzioni museali e come redattore freelance per diverse riviste d’arte. Dopo aver collaborato con Exibart, attualmente scrive per Artribune e Espoarte. Ha curato e contribuito alla realizzazione di diverse mostre sia presso musei pubblici sia come curatore indipendente. Appassionato di storia dell’arte e della critica, equilibra le escursioni nel mondo artistico-culturale con una eterogenea militanza chitarristica nell’underground musicale tridentino.