Balthus e i gatti. Ritorno a New York

Metropolitan, New York – fino al 12 febbraio. Torna al MET, dopo trent’anni di assenza, l’opera di Balthus. Una trentina di dipinti e quaranta disegni a inchiostro mai esposti prima. Per riscoprire un artista controverso e amatissimo.

Balthus, Thérèse on a Bench Seat (1939)

Balthus (Balthasar Klossowski, Parigi, 1908 – Rossinière, 2001) deve la sua grande notorietà alle sue rappresentazioni di adolescenti sognanti colti in momenti di ozio all’interno di atmosfere intime e ritirate. La mostra di recente aperta a New York si compone di circa trentacinque dipinti risalenti alla metà degli anni Trenta fino al 1950, insieme a quaranta disegni a inchiostro realizzati quando l’artista aveva 11 anni.
Tra il 1936 e il 1939 Balthus dipinse la celebre serie di ritratti della giovane Thérèse Blanchard, vicina di casa dell’artista a Parigi che posò più volte insieme al suo gatto e ai suoi fratelli. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’austerità dello studio di Parigi venne sostituita dai più colorati interni della residenza svizzera di quel periodo, in cui faranno la loro apparizione diverse ninfe, sempre intente a leggere o a sognare, mentre più tardi, nel corso degli anni Cinquanta, il modello preferito di Balthus, Frédérique Tison, verrà ritratto presso il castello di Chassy. Mai esposti prima sono invece i quaranta piccoli disegni a inchiostro che narrano le avventure di un gatto randagio (Mitsou) che verranno poi fatti pubblicare dal poeta tedesco Rainer Maria Rilke nel 1921 (il quale ebbe una relazione con la madre di Balthus diventando una sorta di padre putativo per l’artista, esercitando una grande influenza creativa sul suo spirito).

Balthus, The King of Cats
Balthus, The King of Cats

I gatti furono sempre una forte presenza nel lavoro di Balthus: a 27 anni realizza infatti Il re dei gatti, un autoritratto emblematico. Ricordiamo anche il grande quadro decorativo Il gatto del Mediterraneo (1949) dove l’artista si tramuta addirittura in un grande felino che consuma un pesce arcobaleno mentre è seduto davanti a una tavola imbandita. Il gatto viene spesso ritratto con un sorriso in volto, al contrario delle figure umane, che sono inespressive e assorte nel loro mondo interiore, distanti dallo spettatore. Le pose assunte dalle modelle esprimono un languido abbandono, al punto da suggerire una percepibile sensualità (che fa pensare alle foto di Lewis Carroll), spesso criticata come eccessiva. In realtà, gli individui ritratti rappresentano la pubertà, suggerendo semplicemente una sessualità incipiente, un erotismo accennato ma mai esplicitato.
La mostra del Metropolitan è la prima dedicata a Balthus negli Stati Uniti da trent’anni anni a questa parte (l’ultima mostra americana si tenne sempre al Met, nel 1984). Solo quattro opere appartengono alla collezione del museo e il resto proviene da musei e collezioni private negli Stati Uniti. Un corpus di lavori straordinari presentato con l’inconfondibile e consueta eleganza del grande museo newyorchese.

Diana Di Nuzzo

New York // fino al 12 febbraio 2013
Balthus: Cats and Girls. Paintings and Provocations
a cura di Sabine Rewald, Jacques e Natasha Gelman
THE METROPOLITAN MUSEUM OF ART
1000 Fifth Avenue

+1 (0)212 5357710
www.metmuseum.org

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.