Arte e seta. Per rilanciare quel ramo del lago di Como

Non di solo turismo vive il Lago di Como, anzi. Con i flussi in lieve calo torna di stretta attualità il rilancio dell’industria serica: sempre più orientata alla moda e all’industria del lusso. Caccia ai talenti di domani con “comON”, settimana di eventi e appuntamenti accompagnata dall’installazione di opere d’arte in giro per la città.

Albeto De Braud in Piazza Volta a Como

Andare a Como ai primi di ottobre è come giocare alla roulette. Hai una possibilità su due che esca rosso: becchi una giornata fenomenale, il sole che fa la gibigiana sull’acqua del lago, le foglie che si spengono con grazia, i turisti che scattano foto in infradito e ingollano gli ultimi gelati. A noi è uscito nero, ovviamente. Nebbia bassissima a trasformare la placida passeggiata in una specie di Loch Ness urbano, pioggia ferocemente minimale in forma di fastidiose punture bagnate, arabi à la page intirizziti per le vie del centro, a chiedersi cosa ci trovi George Clooney da queste parti.
Ci trova, lui come altri, un’amenità che fatica a uscire scalfita dall’inclemenza del tempo; ma anche una tradizione di saperi che sgomita per diventare primo antidoto anti-crisi. Perché non di solo turismo si può vivere, se è vero che i dati più freschi diffusi dall’Osservatorio del Sistema Turistico Lago di Como parlano, per la stagione invernale 2012/2013, di un arretramento del 4% rispetto l’anno precedente (si parla comunque di oltre 200mila visitatori nel trimestre dicembre-febbraio).

Michael Rotondi a Como
Michael Rotondi a Como

E allora ecco il tentativo di rivincita del tessile, che qui significa implicitamente seta: i dati Unindustria dicono che il settore ha perso in zona  l’8% in termini di produzione ma guadagnato il 3% alla voce fatturati. Segno inequivocabile di come il riferimento sia quello del mercato del lusso. Dove però si è competitivi investendo e innovando continuamente. Da qui la sesta edizione di comON, progetto multidisciplinare significato dal concept “connectin talent”; una settimana dedicata alla creatività, con la città a farsi piattaforma per l’incontro tra professionisti del settore moda e gli studenti dei principali centri di formazione dell’area milanese, NABA e IED in testa. Fitto il programma di workshop e dibattiti, con ospiti del calibro di David Shah e Nelly Rodi; interessanti i risultati del Fashion Talent, processo che ha visto gli studenti della città cimentarsi con l’ideazione di una collezione e gareggiare tra loro per la palma del brand migliore.
Non manca a cornice dell’evento uno sguardo all’arte. Contemporanea, naturalmente, e pubblica. Perché se lo scopo dell’iniziativa è perorare la causa delle eccellenze locali, rivitalizzare il tessuto connettivo di un’intera città, è imprescindibile scendere nelle strade, nelle piazze, entrare nei luoghi di interesse. Sono esposte fino ai primi di novembre le nove opere selezionate per Como da Chiara Canali e Ivan Quaroni, ideatori di StreetScape2, mostra en plein air che torna ad accendere il cuore della città lariana con interventi site specific.

Duilio Forte a Como
Duilio Forte a Como

Si confonde perfettamente con il contesto il marmo appena sbozzato scovato da Massimiliano Pelletti  nel locale Museo Civico: un giovane satiro, armato di flauto, opportunamente rifinito e ingabbiato in un apparecchio ortodontico. Di quelli invasivi, orrendi, molto b-movie Anni Ottanta: prova a suonare ora, se ci riesci! Al classico guardano anche Giuseppe Veneziano – la sua David’s renaissance sarà installata una volta risolti gli improvvisi problemi tecnici – e persino Duilio Forte, che pure assesta il proprio orizzonte sulla memoria di un passato alternativo rispetto alle armonie rinascimentali. Nasce dalla suggestione per le saghe nordiche il suo Sleipnir, mastodonte in legno che evoca il leggendario cavallo di Odino; piazzato a vegliare sulle acque del lago, munito dell’occhio (elettronico: è in realtà una web-cam) di un corvo rosso.
Giocosi il gomitolo gigante che gli street-artist Atomo e Mastro collocano davanti alla Casa del Fascio di Terragni e la tenda sioux, retaggio di infanzie mitiche, portata da Giulio Zanet e Sabrina Casadei nel cortile della Pinacoteca Civica; ironico l’uomo-bandiera (o banderuola) immaginato da Alberto De Braud per l’aiuola di Piazza Volta, immagine di strenua resistenza alla precarietà.
Interagiscono in modo diretto con la città

L'installazione di Atomo e Mastro davanti alla Casa del Fascio
L’installazione di Atomo e Mastro davanti alla Casa del Fascio

l’installazione luminosa pensata da Valerio Saltarelli Savi per l’esterno della Biblioteca Civica e Michael Rotondi, che coinvolge i ragazzi della locale Accademia di Belle Arti nell’elaborazione di un complesso e immaginifico murale collettivo; ma anche Paolo De Biasi: azione mimetica la sua, con una campagna di affissioni perfettamente integrata nel landscape urbano.
Infine Vanni Cuoghi: minaccioso il rapace che disegna, enorme e magnifico, nelle serre di piazza Martinelli. Salvo smitizzarlo nella sua natura di inefficace spaventa passeri, fallimentare spauracchio a difesa di piatti di becchime prontamente spazzolati dai piccioni di turno.

Francesco Sala

http://www.comon-co.it/

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.