Andrea Facco fa il doppio gioco. Una mostra a Bolzano e una monografia

Citazionismo postmoderno? Sì e no. Perché l’operazione di Andrea Facco allestita alla Galleria Goethe di Bolzano, fino al 16 novembre, si appropria di van Gogh e Morandi – fra gli altri – per imbastire un discorso che merita di essere approfondito.

Andrea Facco, Vincent rdp n.821, 2013 / Painting leftovers rdp n.767, 2009 - photo Dario Lasagni - courtesy Galleria Goethe, Bolzano

Appena varcata la soglia della Galleria Goethe si ha l’impressione di assistere all’inaugurazione di una mostra collettiva: ci accoglie l’opera di uno scultore che ha modellato il busto di Vincent van Gogh e pare averlo realizzato di colore puro: “Più luce con più colore”, scriveva e diceva a se stesso il pittore olandese che seppe intridere le sue tele di espressività cromatica, grumosa e materica. E questo giovane scultore contemporaneo, partendo dagli autoritratti di Vincent e studiandone la fisionomia in numerosi disegni d’après, traduce il segno in forma, che poi dipinge proprio alla maniera di van Gogh, cosicché la scultura sembra un dipinto tridimensionale.
Sullo sfondo del van Gogh in 3D che, a ben guardare, ci osserva con occhi azzurrissimi, consapevolmente ironico, troneggia una Madonna antica, incastonata nello spessore di un muro dall’intonaco stupendamente scrostato, “sporcato” sul bordo con un disegno a spray di un incauto graffittaro: oltre il muro s’intravede un ritaglio di cielo e il fogliame di un albero.

Andrea Facco, Grigiocolore 5, 2008 - courtesy Galleria Goethe, Bolzano
Andrea Facco, Grigiocolore 5, 2008 – courtesy Galleria Goethe, Bolzano

In una seconda sala il Ragazzo che fa le bolle di sapone da Jean Siméon Chardin (ma il nome dell’opera è Wall #38) è appeso di fronte a delle nature morte che si intitolano Grigiocolore e che sono inequivocabilmente ispirate a Giorgio Morandi: poetico appendere le evocazioni di Chardin e Morandi, i “pittori del silenzio”, uno di fronte all’altro. Scopriamo che Grigiocolore è il nome dato dal pittore al grigio creato dalla mescolanza di rimasugli di colore: tele dipinte con materiale di recupero. Quasi la stessa operazione di riciclaggio con cui sono realizzati i quadri, rigorosamente geometrici, composti di sottili spicchi di scotch di carta variopinto: quello usato per mascherare il bordo delle tele che terminato il dipinto non servirebbe più.
Si vorrebbe conoscere i nomi, non indicati nelle didascalie, di questa compagine di artisti che si sono riuniti per organizzare una mostra dove si respira l’arte della citazione e dell’omaggio ai maestri, ma dove si riesce anche a cogliere, contemporaneamente e con una sorprendente coerenza d’intenti, il piacere ottico della bella pittura, della valentia sposatasi inaspettatamente con lo scrutinio, il gioco intellettuale, con l’enigma e un quid concettuale che ti costringe a soffermarti davanti alla tela, perché si intuisce che ti sta “strizzando l’occhio” ed è come se dicesse: “Quello che ho da comunicare non è solo in superficie”. Il doppio gioco presto si svela perché i quadri di piccolo formato e i tondi appesi sulle pareti della galleria sembrano essere posti a guisa di indizi, disseminati con un continuo rimando di quadro nel quadro, per spaesare e anche rivelare che gli artisti esposti sono in realtà uno solo: Andrea Facco (Verona, 1973).

Andrea Facco - Il doppio gioco - veduta della mostra presso la Gallerua Goethe, Bolzano 2013 - photo Dario Lasagni - courtesy Galleria Goethe, Bolzano
Andrea Facco – Il doppio gioco – veduta della mostra presso la Gallerua Goethe, Bolzano 2013 – photo Dario Lasagni – courtesy Galleria Goethe, Bolzano

La mostra Il doppio del gioco è un’occasione per attivare il nostro “secondo sguardo”, come scrive Peter Weiermair nel testo critico per il volume Andrea Facco. Works 2003/2013, edito da All Saint Press, che inaugura una collana di monografie dedicata ad artisti visivi internazionali. “A un primo, rapido sguardo”, spiega Weiermair, le opere mettono lo spettatore “di fronte a una narrazione per immagini, talvolta a un vero e proprio enigma visivo, e in ogni caso a un’immagine, o a una serie di immagini derivata da una rappresentazione (anche in forma di immagine nell’immagine), che suscitano il suo, e il nostro, interesse. Dietro il pittore si nasconde lo studioso, per il quale il vedere e il conoscere sono strettamente connessi”. Facco è un talentuoso pittore che gioca con la nostra capacità percettiva di pensare per immagini e che sa mettere magistralmente in mostra l’incontro e il cortocircuito di sensazioni visive e di riflessioni mentali.

Daniela Ferrari

Bolzano // fino al 16 novembre 2013
Andrea Facco – Il doppio gioco
Via della Mostra 1
0471 975461
[email protected]
http://www.galleriagoethe.it/

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Daniela Ferrari
Nata a Trento nel 1973, dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera si è laureata in storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Lavora presso il Mart - Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto come conservatore e curatore di iniziative espositive. Ha concluso nel 2012 la redazione del Catalogo generale della Collezione VAF-Stiftung edito da Silvana Editoriale. Suoi testi sono pubblicati in vari cataloghi di mostra, tra i quali si segnalano La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia del ’900 (2007); Nanni Valentini. Ho scelto la materia (2009); Arte Povera. Energia e metamorfosi dei materiali (2009); Arte del Novecento. Le collezioni della Fondazione Cariverona e della Fondazione Domus (2011); Una finestra sul mondo. Da Dürer a Mondrian e oltre (2012); Carlo Carrà - 1881/1966 (2012); Andata e ricordo. Souvenir de voyage (2013). Nel 2012 è uscito il suo libro Archivio di Nuova Scrittura Paolo Della Grazia. Storia di una collezione edito da Silvana Editoriale. Ha curato varie mostre tra cui Poesia Visiva. What to do with poetry. La collezione Bellora al Mart, con Giorgio Zanchetti (2010); Percorsi riscoperti dell’arte italiana. VAF-Stiftung 1947-2010, con Gabriella Belli (2011); Poesia Visiva. La donazione di Mirella Bentivoglio al Mart (2011); Gianluigi Rocca. La montagna dentro (2013), Claudio Olivieri. Il colore disvelato (2013). Ha collaborato con varie riviste d’arte come “Art’è”, “Eikon. I temi e le idee dell’arte”, “FMR. La rivista bianca”, “Il Giornale dell’Arte”, “NB_I Linguaggi della comunicazione”, “Artribune”.