Rendez-vous con i nuovi talenti. A due passi da Lione

All’Institut d’Art Contemporain di Villeurbanne è in corso la 13esima edizione della rassegna che riunisce i giovani artisti segnalati da dieci direttori di biennali. C’è da dire che non mancano le scoperte interessanti. Fino al 10 novembre.

Rendez-vous 13 - Dan Finsel - IAC, Villeurbanne 2013

Consueto appuntamento collaterale della Biennale di Lione, allo IAC di Villeurbanne torna Rendez-vous, giunto all’edizione numero tredici. Dieci tra direttori e curatori di biennali (Sidney, San Paolo, Istanbul, fra le altre) fungono da segnalatori e la mostra finale è organizzata da un comitato di quattro curatori, tra cui Thierry Raspail, direttore della Biennale di Lione. E l’iniziativa è anche d’esportazione, dato che negli anni in cui Lione non ospita la biennale si svolge un’edizione di Rendez-vous all’estero, ogni volta in una nazione differente.
Come nelle edizioni precedenti, non mancano le scoperte interessanti, soprattutto in prospettiva, vista la giovane età degli autori, che però possono vantare poetiche già compiute. Tra le opere migliori, quelle di Mathilde du Sourdet e quelle di Sophie Bonnet-Pourpet,  quest’ultima anche vincitrice del premio Rhône Alpes jeune creation, assegnato tra i dieci artisti della regione in mostra. Entrambe le artiste praticano un genere già molto diffuso, quello della scultura antimonumentale e neominimalista fatta con materiali di recupero, ma ne danno una versione interessante e personale.

Rendez-vous 13 - Sophie Bonnet-Pourpet - IAC, Villeurbanne 2013
Rendez-vous 13 – Sophie Bonnet-Pourpet – IAC, Villeurbanne 2013

Un altro scultore, Nicolas Momein, è autore dell’opera che più suscita curiosità: i suoi monoliti sembrano di pietra ma, al tatto o a una seconda occhiata, si rivelano morbide.  Altre opere interessanti sono quelle della pittrice Nelly Monnier, l’installazione a metà tra letto di contenzione e casa degli orrori di Dan Finsel, l’uso politico del collage e dell’installazione di Iz Öztat, la rivisitazione in chiave digitale della pittura di Jean-Léon Gérôme fatta da Paribartana Mohanty.
La fotografia è rappresentata da Thibault Brunet, che ne fa un uso originale e a volte dall’effetto pittorico, e dal neorealismo in bianco e nero di Karim Kal. Poetico e metafisico il video di Angelica Mesiti, in cui due trasportatori portano a mano in cima a una scala angusta un pianoforte, che per di più è preparato e quindi emette suoni à la John Cage. L’unica proposta un po’ scontata, perchè arriva in ritardo nel commentare l’estetica pop-digitale, è quella di Lu Yang, che però non manca di ironia, con il suo personaggio Uterusman.

Stefano Castelli

Villeurbanne // fino al 10 novembre 2013
Rendez-vous 13
IAC

11 rue Docteur Dolard
+33 (0)4 78034700
contact@rendezvous13.fr
www.rendezvous13.fr

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.