Patanè: il segno come proiezione mentale

Due settimane appena di allestimento. Ma la mostra di Giangaetano Patanè al Chiostro del Bramante, aperto a Roma fino al 18 settembre, merita una visita. Fra tele, disegni, terrecotte.

Giangaetano Patanè, Corteccia cerebrale, 2011

Estese e figurativamente silenziose sono le opere di Giangaetano Patanè (Roma, 1968) in mostra al Chiostro del Bramante. La personale dell’artista capitolino, intitolata Self- Made Man e curata da Elena Del Drago, raccoglie oltre venti tele, una cospicua selezione di disegni e alcune sculture nelle quali la terracotta assume un’importanza rilevante. Un percorso espressivo e decisamente materico, quello che Patanè elabora attraverso una plurale e articolata commistione di elementi, dove le grandi superfici pittoriche si lasciano osservare e reinterpretare da intime riflessioni, dalle quali emerge la forza di un legame comunicativo indiretto tra l’artista, l’opera e il fruitore.
Negli spazi immaginifici, dalle tenui e a tratti contrastanti tinte cromatiche, il segno di Patanè diviene immagine personale di una proiezione mentale dell’essere umano: emblematiche in questo caso le opere intitolate Corteccia Celebrale, Tra ali e terra e Parole al vento. Scenari, donne, enormi cetacei e altri animali affollano le sale successive della mostra, arricchendo così l’universo simbolico del pittore che, in alcune tele come il Mostro è sottoterra, Orribili alberelli e Il giardino di Dio, ripropone un piccolo bozzetto narrativo o paesaggistico nel quale raffigura la versione reale di un dettaglio o del soggetto della tela; un espediente fondamentale che ci riporta fisicamente e mentalmente nella nostra dimensione.

Giangaetano Patanè, Lo spazio abitato, 2009
Giangaetano Patanè, Lo spazio abitato, 2009

Nelle opere polimateriche o nelle teste di terracotta dipinta, la poetica intimistica dell’artista abbandona i confini bidimensionali della tela, confrontandosi in maniera aperta e talvolta macabra con il gusto e le sensazioni dello spettatore (Lo spazio abitato, Self- made woman e Folle volo). Una serie di piccoli disegni su carta con inchiostro, grafite e acquerelli ritrae solitari ed erotici corpi femminili, paesaggi invernali e segni antropomorfi. Una delle prime opere presenti in mostra è intitolata Freschezza 1, un olio su tela del 1994 dove, in un corposo mare aperto, un uomo nuota verso l’indefinito pittorico, e prefigura un allontanamento dell’autore dalle passate concezioni figurative fino allo smarrimento corporeo, per ritrovarsi sentimentalmente nelle soluzioni concettuali che hanno caratterizzato l’esposizione romana.

Giuseppe Arnesano

Roma // fino al 18 settembre 2013
Giangaetano Patanè – Self-made man
a cura di Elena Del Drago
CHIOSTRO DEL BRAMANTE
Arco della Pace 5
06 68809035
[email protected]
http://www.chiostrodelbramante.it/

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.
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    • Giuseppe

      Grazie Angelov