Forme irregolari, superfici piane. La personale romana di Wyatt Kahn

La Galleria T293 riapre la stagione con l’artista proveniente dalla Grande Mela senza alcun misunderstanding. Wyatt Kahn è a Roma fino al 22 ottobre.

Wyatt Kahn - veduta della mostra presso la Galleria T293, Roma 2013 - Marco Altavilla e Paola Guadagnino

Wyatt Kahn (New York, 1983) sbarca per la sua prima personale in Italia presso T293, al civico romano di un’elegante traversa di via Labicana, a pochi passi dal Colosseo, immersa tra storia e forme, elementi che l’artista, durante l’inaugurazione, dichiara come fonti d’ispirazione per il suo lavoro. Stratificazioni di tela vestono pannelli dissimili, formando così inedite sembianze, ora frammenti perimetrati in un rettangolo che restituiscono un’ossessiva precisione, ora solitarie lenti di ingrandimento di quei frammenti precedenti, dove l’irregolarità incede. Ogni forma nasce da questi assemblaggi e nelle superfici piane, traversate dalla manualità dell’artista, s’intravedono porosità, disomogeneità e pulviscoli che abitano su piccole fortuite culle di tessuto. Le contrapposizioni tra sfumature diverse di un’unica cromia alimentano le tensioni insite in una ricerca squisitamente formale.

Giorgia Noto

Roma // fino al 22 ottobre 2013

Wyatt Kahn

T293
Via Crescimbeni 11
06 88980475

[email protected]
www.t293.it

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Giorgia Noto
Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo). Collabora con alcune riviste cartacee e testate online legate alla cultura contemporanea, scrivendo principalmente di arti visive e moda. Parallelamente all’attività di scrittrice freelance, è una curatrice. Ha collaborato con il collettivo di arte pubblica Cantieri d’Arte, formato da Marco Trulli e Claudio Zecchi, e frequentato il Corso in pratiche curatoriali e arti contemporanee di Aurora Fonda a Venezia. Dopo un anno di lavoro intenso con un’associazione romana con cui ha ideato e organizzato diversi progetti all’interno della città di Roma, oggi porta avanti la sua ricerca come curatrice in autonomia.
  • un bel lavoro. Senza essere pretenzioso.

    • RUDI

      vero, è che i sottotesti c’hanno rotto!

  • maxgiusti

    insomma un lavoro cosi’, ne troppo bello ne troppo brutto, regge le regole del sistema visivo a cui noi ci appelliamo per un criterio di giudizio.
    Secondo me non è pretenzioso perchè non può nemmeno esserlo…non urla!!!

    P.S: mi risponderete: un lavoro per essere bello non deve urlare ma anche sussurrarti all’orecchio. allora dico che è moscio

    • calendario

      si é moscio,perchè se vedi i suoi ultimi lavori sono titti così:semplici variazioni.
      alchè dico a chi ha redatto l’articolo che é stata presa per il culo,e lei tonta a credereche lui si sia ispirato alla “location”…

      MAPPERPIACERE!!!
      ciò non tpglie che siano lavori piacevoli da avet
      re su una parete

      • Giorgia Noto

        No credo che Lei dovrebbe imparare a cogliere il senso delle parole prima di dare a me della tonta, “l’ispirazione per il suo lavoro”, non vuol dire che bisogna scorgere negli assemblaggi il Pantheon, il Colosseo e tutti i Fori Imperiali, l’ispirazione di questi luoghi è una suggestione per il suo lavoro di artista in generale. Nessuno qui ha detto o ha scritto che tra un frammento e l’altro di tela c’è via Labicana in mezzo.

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