Convergenze parallele. Althamer e Osmolovsky all’ombra di Aldo Moro

Doppia personale per due parallele che democristianamente convergono. Pawel Althamer e Anatoly Osmolovsky alla Casa dei Tre Oci di Venezia, fino al 6 ottobre. Fra gli eventi collaterali della Biennale lagunare.

Anatoly Osmolovsky - Casa dei Tre Oci, Venezia 2013

La locuzione “convergenze parallele” è attribuita storicamente ad Aldo Moro. Torna alla ribalta in Laguna per dare il titolo a una mostra prodotta dalla Fondazione V-A-C, che supporta l’arte russa nel mondo e che si conta tra i “donor” dell’Esposizione Internazionale. Per gli spazi di Palazzo dei Tre Oci, alla Giudecca, chiama Nicholas Cullinan, curatore d’arte moderna e contemporanea al Metropolitan di New York, a reggere le fila di un dialogo tra due artisti appartenenti alla generazione post-comunista dei primi Anni Novanta, che sembrano esprimere una sensibilità vicina allo spirito dei popoli ai quali appartengono.
Il curatore cita Moro per definire il caso di Pawel Althamer e Anatoly Osmolovsky (Mosca, 1969) come due poli opposti di una stessa forza: quella religione dell’uomo inaugurata dalle utopie marxiste e insediatasi già durante la Rivoluzione Francese. Nelle sue performance contestatarie dei primi Novanta (inedite in l’Italia), Osmolovsky mette però in scena una serie di azioni di resistenza politica, effettuate con i membri della Comunità Radek, atte a porre in ridicolo i concetti su cui si basa questa religione laica, e con essa il credo comunista. Le sue sculture e le installazioni hanno un carattere sarcastico. L’apice si raggiunge al secondo piano del grande palazzo affacciato su Punta della Dogana, con le teste impalate dei padri fondatori del comunismo (Sei stato tu? No, sei stato tu!, 2013) e al terzo piano con un autoritratto d’artista in forma di “pope” d’oro; ma soprattutto con Sette morti a Mosca (2003), installazione video che evoca i modi più comuni per morire in modo non naturale nella capitale, attraverso una sorta di caleidoscopio della violenza.

Pawel Althamer - Casa dei Tre Oci, Venezia 2013
Pawel Althamer – Casa dei Tre Oci, Venezia 2013

Più intimista e radicale è la ricerca che compie Pawel Althamer (Varsavia, 1967) nella serie di video del 2003-2004 e realizzata con l’aiuto di Artur Zmijewski. L’artista, da sempre interessato all’autorappresentazione, appare sotto gli effetti di sostanze psicotrope, droghe e sieri della verità. Perfino l’ipnosi. Tutto quello che lo sbalza fuori dalla propria coscienza sembra portarlo verso un centro di gravità più profondo. L’artista polacco usa se stesso come cavia, riflettendo sull’atavica predilezione dell’animale razionale ad andare oltre se stesso, sondando le regioni sconosciute e incerte della coscienza. Quando, sotto ipnosi, “incarna” un guerriero che “parla” con Dio (come gli chiede di fare la sua guida) si avverte nel documento video un attraversamento del reale da parte di una trascendenza che non ha più a che fare con il dogma o con la fede, ma che scaturisce da una profondità che appartiene a ciascuno di noi. Con la sua serie di lavori “contro-culturali”, l’artista polacco compone così un breve catalogo che richiama le sperimentazioni su di sé attuate da Albert Hoffmann, il padre dell’acido lisergico.

Nicola Davide Angerame

Venezia // fino al 6 ottobre
Pawel Althamer / Anatoly Osmolovsky – Parallel Convergences
a cura di Nicholas Cullinan
CASA DEI TRE OCI
Isola della Giudecca
346 2165881
[email protected]
http://www.treoci.org/