Retrospettiva Cherimus. A Calasetta

Gita a Calasetta, in Sardegna. Dai lavori degli artisti in residenza alla galleria Mangiabarche al MACC. Qui, fino al 29 settembre, c’è “Sulcis Oddity”, una retrospettiva dei cinque anni di attività di Cherimus.

Nicolas Amato, Cucoloris, Mangiabarche Residency, Fondazione MACC, Calasetta 2013

Non ci sono indicazioni, si possono seguire i cartelli che segnalano la presenza di un hotel il cui nome si riferisce alla vicinanza del faro o fermarsi a chiedere a qualcuno che risale dalla spiaggia, ombrellone sotto braccio e sabbia sulle caviglie. Mangiabarche: un nome che sa di sventura. E invece.
Le mura bianche ne delimitano il perimetro. C’è solo quello, ormai. La scelta di Stefano Rabolli Pansera – il cocuratore del Padiglione vincitore all’attuale Biennale di Venezia – è stata radicale e ha determinato l’identità di questo luogo. L’Italia è un museo a cielo aperto, si dice. Affermazione non metaforica in questo caso. Il passare del tempo qui è inevitabilmente più rapido. Niente aria condizionata o faretti. Solo vento e sole. Le opere che nascono dalle residenze promosse dalla Fondazione MACC e dalla Conservatoria delle Coste della Sardegna non possono fare a meno di considerare questa dimensione.
Il paracadute da viveri che è stato donato da un abitante del paese a Joanne Robertson come sfondo per il suo dipinto è impallidito, mentre la sua enorme tela incerata sembra resistere, con i colori brillanti, fauvisti. È stata una degli artisti in residenza, ospite dell’isola di Sant’Antioco, la quarta più grande d’Italia. Insieme a lei anche Nicolas Amato, con una carriera nel cinema hollywoodiano alle spalle. Il suo progetto è quello che si integra nel modo più naturale possibile con lo spazio, ricreando con arbusti e rami il tetto che non c’è più. È la luce a disegnare: gli intrecci dei rami proiettano la loro ombra sulle pareti, creando arabeschi. Del lavoro di Rosie Putler non c’è ormai traccia. Il maestrale ha avuto la meglio, in una selezione naturale darwiniana.

Cherimus - Sulcis Oddity - veduta della mostra presso la Fondazione MACC, Calasetta 2013 - photo credit Giovanni Giaretta
Cherimus – Sulcis Oddity – veduta della mostra presso la Fondazione MACC, Calasetta 2013 – photo credit Giovanni Giaretta

Tornando verso il centro abitato, l’edificio che ospita il museo è indicato da una scritta al neon di Matteo Rubbi: Perdaxius, si legge. Sono scettici alcuni degli abitanti di Calasetta, di cui il signor Francesco, siciliano sardo da quarant’anni, si fa portavoce appostato sul muretto che delimita lo spazio antistante il MACC. Siamo a Calasetta, non a Perdaxius, dice. È qui, nel cuore del Sulcis Iglesiente, che ha sede Cherimus, un’associazione, un collettivo di artisti, una prima persona plurale che dal 2007 si propone di innescare meccanismi di interazione e sviluppo attraverso l’arte contemporanea.
Cherimus significa ‘vogliamo’, in sardo. Un desiderio che non è rimasto un lamento o un’aspirazione, ma che si è tramutato in azioni concrete, di cui il MACC ospita un resoconto. Nella sala principale del museo, disposte in un ordine apparentemente casuale ma in realtà cronologico, ci sono le testimonianze di tutti i progetti sviluppati dal collettivo, non solo in Sardegna, perché l’attenzione al locale non significa chiusura o campanilismo. Un mucchio di tessuti, striscioni, dischi, poster e manifesti colorati.
Una retrospettiva di un percorso di cinque anni in cui i richiami all’utopico rimangono sempre presenti, come nel disegno a matita su una parete, che ritrae la piazza di Perdaxius. Non esiste, nella realtà, ma è stata oggetto di riflessione, confronto e studio tra gli artisti e i cittadini, così Michele Gabriele, Matteo Rubbi, Derek Maria Francesco di Fabio, Jonathan Vivacqua, Carlo Spiga, Giovanni Giaretta con la collaborazione di Marta Fontana hanno voluto farla esistere almeno su un muro, realizzando un progetto che era stato anche di Diego Perrone e Christian Frosi. Oltrepassando il video Let’s Circus di Marco Colombaioni, ci si avventura in una foresta di piante in vaso, all’interno della quale si nascondono gli animali del Presepio dalle orecchie di pane di Diego Perrone.

Una musica proviene da lontano. Dal Senegal, addirittura. È Chadal, un progetto di cooperazione internazionale e di scambio culturale, che ha permesso la condivisione di tradizioni. La dimensione ludica che contraddistingue i progetti di Cherimus talvolta si attenua. Accade in Butterfly Etude di Alessandro di Giampietro, negli aquiloni che volano davanti a una miniera abbandonata. O nei ritratti di Taro, di Santo Tolone, solitario vagabondo le cui fotografie sono affisse tra gli annunci mortuari nelle vie di Calasetta.

Marta Cereda

Calasetta // fino al 29 settembre 2013
Sulcis Oddity. Cinque anni di Cherimus
a cura di Emiliana Sabiu
MACC
Via Savoia 2
0781 887219
[email protected]
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