Museion alla ricerca di pratiche alternative

In bilico tra mostra d’arte e ricerca teorica, il Museion di Bolzano ospita la seconda tappa del progetto “Little Movements”, giunto direttamente dalla Cina per esplorare le pratiche “autogestite” nell’arte contemporanea. Fino al 3 novembre.

Little Movements II - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - photo Augustin Ochsenreiter

Che cosa una mostra non dovrebbe essere? Ben pochi artisti e curatori, oggigiorno, si pongono questa domanda, interessati piuttosto ai possibili ampliamenti degli orizzonti di significazione, e di mercato. Ma Liu Ding e Carol Yinghua Lu, curatori di Little Movements (il progetto di ricerca nato in Cina nel 2010 e arrivato quest’anno al Museion di Bolzano), partono proprio da una stretta delimitazione dei margini di definizione teorica. Little Movements non è un movimento sociale, non si oppone alle logiche macroscopiche del mondo dell’arte, e tantomeno è una retrospettiva storica. L’aggettivo ‘little’ si richiama piuttosto alla dimensione intima, a quelle pratiche di autogestione (‘movements’) che, senza essere “organiche” a un sistema economico e culturale, vi si inseriscono in proficua simbiosi. Si tratta insomma di una ricerca ai margini del fare artistico, attenta non tanto ai risultati, quanto alle varie metodologie di lavoro.

È così che, al fianco di artisti come Ai Weiwei (con Black, White e Grey Cover Book), trovano spazio storici della pittura cinese antica (James Cahill) e teorici dell’arte (André Malraux), librai sui generis (Chen Tong) e architetti utopisti (Luc Deleu), ma anche scrittori (Han Dong), filmmaker (Lu Yue) e curatori (Jens Hoffmann e Igor Zabel), fino a veri e propri “inventori” di nuove modalità espositive, come Anton Vidokle (con unitednationsplaza ed e-flux) e Wang Guangyi (con Zhuhai Meeting). Un totale di 17 “ideatori di pratiche” che i due curatori di Little Movements hanno incontrato in tavole rotonde e interviste, o semplicemente inserito nel loro percorso di documentazione. Il progetto si presenta come un work in progress, e questo lo protegge almeno in parte dalle accuse di parzialità che una selezione così estemporanea potrebbe suggerire. L’obiettivo è aprire nuove strade e, se le prospettive di sviluppo raggiungono un piano globale, il radicamento nella contraddittoria realtà cinese è forte e determinante.

Little Movements II - veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 - photo Augustin Ochsenreiter
Little Movements II – veduta della mostra presso Museion, Bolzano 2013 – photo Augustin Ochsenreiter

Sul versante museografico, inevitabilmente ci si trova di fronte a un ibrido di difficile collocazione. Liu Ding attiva la sua sensibilità di artista nel proporre un allestimento pratico ma ben caratterizzato. Al visitatore è richiesta un’attenta partecipazione critica (moltissimi i video e i testi in visione), ma non mancano al contempo i più facili agganci estetici. E anche Museion ci mette la sua, sfoderando dalla collezione la celebre Boîte-en-valise di Marcel Duchamp, a fianco del libro-intervista di Calvin Tomkins.

Simone Rebora

Bolzano // fino al 3 novembre 2013
Little Movements II. Self-practice in Contemporary Art
a cura di Liu Ding e Carol Yinghua Lu
Catalogo Walther König
MUSEION
Via Dante 6
0471 223413
[email protected]
www.museion.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.