Nasi rotti, spazi vuoti. Jonathan Monk alla Lisson

La personale di Jonathan Monk alla Lisson Gallery di Milano. Fino al 19 luglio, con autoritratti scultorei “rifiniti” direttamente da protagonisti dell’Arte Povera. Mentre all’esterno ci si cimenta con il bronzo.

Jonathan Monk, The Void, 2013 - courtesy Lisson Gallery London

Cinque busti affiorano dal bianco lattiginoso della stanza: sembrano copie di sculture imperiali gli autoritratti di Jonathan Monk (Leicester, 1969), calchi di se stesso su basamenti altissimi, totem minimalisti Untitled. Persino la riflessione sull’autenticità dell’arte, fil rouge del suo lavoro, è a sua volta copia di ragionamenti di benjaminiana memoria. Ma Monk insinua tra il concetto e l’oggetto il suo spazio di autenticità, chiedendo a cinque artisti dell’Arte Povera di rompere con un martello i nasi degli autoritratti: la creazione dell’opera emerge nel momento della distruzione, della quale però altri sono autori. Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari, Emilio Prini sfigurano i busti, Gilberto Zorio aggiunge argilla gialla. The void, lastra di marmo venato di grigio, è scolpita come la parte posteriore di un’Ape Piaggio, ironica lapide dello spazio vuoto di un mezzo di trasporto. All’esterno, Covered Motorbike è vero saggio di virtuosismo in bronzo per monumentalizzare il significato segreto di qualcosa celato agli occhi, il moto che le dà ragione di esistere negato per sempre.

Giulia Bombelli

Milano // fino al 19 luglio 2013
Jonathan Monk – Senza titolo
LISSON GALLERY
Via Zenale 3
02 89050608
[email protected]
www.lissongallery.com

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Giulia Bombelli
Giulia Bombelli (1985, Milano) collabora alla didattica museale del Fondo per l’Ambiente Italiano e della Fondazione Bagatti Valsecchi di Milano. E’ laureata in Storia e Critica dell’Arte all’Università degli Studi di Milano e specializzata in museologia dell’arte contemporanea, arte ambientale e laboratori sulla percezione. Lavora come redattore di Artribune e Orizzonte Universitario. Vive e lavora a Milano.