Isgrò, più recente più potente

Una retrospettiva alla Gnam di Roma celebra mezzo secolo di attività artistica di Emilio Isgrò. E stimola una riflessione particolare e generale: chi lo dice che le opere migliori si realizzano in gioventù? Per sottoporre a verifica l’ipotesi nella fattispecie, c’è tempo fino al 6 ottobre.

Emilio Isgrò - Modello Italia - veduta della mostra presso la GNAM, Roma 2013

Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937; vive a Milano) è in attività dal 1964, ma la forza del suo messaggio, espresso tramite il filtro estetico e formale della cancellatura, non accenna a diminuire. La Galleria nazionale d’arte moderna di Roma ospita un’ampia retrospettiva a testimonianza di cinquant’anni di lavoro e pone l’accento soprattutto sulle opere realizzate a partire dal 2008, data di una precedente antologica presso il Museo Pecci di Prato.
La mostra si articola in un’ala della galleria e nel soprastante soppalco, dividendone anche cronologicamente i contenuti. La prima sala si apre con l’emblematico Modello Italia, enorme carta geografica cancellata, contrapposta a Dichiaro di essere Emilio Isgrò, con cui l’artista si assume la piena responsabilità del suo percorso, “sconfessando” l’altra opera del 1971, Dichiaro di non essere Emilio Isgrò. Gli altri ambienti seguono un criterio di allestimento tematico, con la grande sala centrale dedicata alla riflessione sull’Italia come Paese e sulla difficile congiuntura politica, sociale ed economica che sta attraversando. Non si tratta di conclusioni che cadono dall’alto, ma si avverte la profonda partecipazione emotiva dell’artista, che sottolinea: “È vero che siamo economicamente e politicamente in crisi, una piccola potenza ormai. E tuttavia restiamo pur sempre una grande potenza culturale in grado di competere sui mercati globali. È da questa consapevolezza che dobbiamo ripartire noi artisti se vogliamo segnare le vie del coraggio anche all’economia e alla politica. Direi che il nostro è un dovere patriottico: per il nostro sistema Paese e per la stessa Europa”.

Emilio Isgrò - Modello Italia - veduta della mostra presso la GNAM, Roma 2013
Emilio Isgrò – Modello Italia – veduta della mostra presso la GNAM, Roma 2013

Tale consapevolezza accompagna Isgrò anche nell’indagare le radici della sicilianità in un misto di cultura greca e religiosità popolare nell’installazione Mantra siciliano per madonne toscane (2008) e poi in Disobbedisco. Sbarco a Marsala. In entrambe, una miriade di formiche ricopre e cancella “naturalmente” tanto la Vergine quanto Garibaldi.
Fiabesca la sala dedicata ai Codici ottomani cancellati da fitti segni bianchi e le cui pagine, tuttavia, conservano quella forte componente di bellezza formale che, ad avviso di chi scrive, rende le opere più recenti di Isgrò migliori di quelle realizzate quando era un giovane artista e aveva iniziato a interessarsi all’ambiente della poesia visiva e che aveva poi inevitabilmente portato nelle opere degli Anni Sessanta e Settanta. Questi lavori, anche fondamentali come nel caso dell’Enciclopedia Treccani (1970), cancellata in un gesto che all’epoca diede scandalo, occupano il soppalco, intervallandosi con opere più recenti, come i divertenti Semi d’arancia, che rendono possibile il paradosso di sedersi ai piedi di un seme e lasciando il posto d’onore alla commovente installazione L’ora italiana, a ricordo della strage presso la stazione di Bologna.
Arriva chiaro e diretto il messaggio di impegno di Isgrò, ancor più gravido di senso nell’ultima parte della sua produzione, invertendo la tendenza che vuole che il genio si esprima con maggior forza in giovane età.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 6 ottobre 2013
Emilio Isgrò – Modello Italia
a cura di Angelandreina Rorro
GNAM
Viale delle Belle Arti 131
06 322981
[email protected]
www.gnam.beniculturali.it

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.
  • filippo

    una mostra assolutamente da vedere. Esaustiva e bene allestita, con un catalogo veramente bene realizzato. Complimenti!!

  • Gaetano Selandari

    Mostra da non perdere. Si “leggono” le molteplici cancellature del più importante artista concettuale italiano che presto anche il mercato rivelerà tra i “grandi”.

  • Angelov

    Da un’unica giovanile intuizione, una serie infinita di variazioni sul tema; interminabili e che fanno pensare, almeno a me: “Quando ne hai vista una, le hai viste tutte”.

    Questa incapacità a di-staccarsi, ma sopratutto a ri-articolare un’idea iniziale, pur geniale che sia, porta ad una specie di coazione a ripetere, che è presente in molti grandi artisti, ma non di mia preferenza, quali: Kapoor, Zorio, Buren, Fontana (dei tagli), Penone etc.ed Isgrò ovviamente.

  • Gaetano Selandari

    Ho interpretato la cancellatura di Isgro’ come fosse un linguaggio oltre ad essere di per se’ una “filosofia del vedere”. Alla Mostra di Roma la cancellatura rappresentata dal buio nell’opera “L’ora Italiana”, le “Storie Rosse” con il colore autocancellante ed autoironico, gli “ingrandimenti”, le “api” e le “formiche” come cancellature mobili denotano una fantasia in continua evoluzione, innovativa e destabilizzante. Un senso di spaesamento conduce il visitatore permeandolo di un vago stupore riflessivo. Prego vedere… documentandosi.

  • Emanuela Antolini

    Un primo piano scenografico e teatrale, ma l’emozione, quella vera, arriva salendo le scale. Le opere storiche, le prime ricerche di Isgro’ colpiscono al cuore, oltre che essere, come sempre, un concentrato d’intelligenza e d’ironia.