Claudio Olivieri in mezzo secolo di pittura

La pittura come resistenza alla standardizzazione imperante. Una pratica che esige silenzio e non una babele globale di stordimenti. Essere qualcosa in questo mondo, per Claudio Olivieri è essere un pittore. Lo dimostra, fino al 3 novembre, al Museo di Riva del Garda.

Claudio Olivieri, Interregno, 2003 - Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - Collezione VAF-Stiftung

Il prossimo anno Claudio Olivieri (Roma, 1934; vive a Milano) compirà ottant’anni e saranno più di cinquanta gli anni di intenso lavoro alla sua ricerca pittorica, fin quasi ad esaurirne gli obiettivi linguistici originari. La mostra presenta proprio questo percorso, perché vede le opere realizzate negli Anni Settanta e quelle recentissime.
Il cammino espressivo di Olivieri è spesso associato, come quello di tanti altri artisti a lui affini nella differenza, al canone della pittura analitica. Anche se è forse riduttivo, come tutti i canoni che si applicano quando si leggono i linguaggi dell’arte, relegare la sua pittura a questa pur importante stagione. A guardare le tele esposte – provenienti dal Mart e da collezioni private, da Diacomia del 1971 o Cromie rosse del 1972 alle più recenti, come Dal principio del 2011, A rischio e Indomani dello scorso anno – possiamo rilevare un dato fondamentale: Olivieri ha ricercato fin dall’inizio una nuova libertà in pittura. Si tratta di uno slittamento progressivo verso un respiro cromatico sempre più accentuato, e questo nello spazio della tela, in cui tutto era originariamente pieno e scuro, e che lo hanno portato a quelle ascensioni di luce che tendono all’infinito. Una libertà che fa respirare anche il colore senza però fissarlo, ma riuscendo a conferire all’immagine una sensazione di fluidità.

Claudio Olivieri, Matrici, 1976 - Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto - Collezione VAF-Stiftung
Claudio Olivieri, Matrici, 1976 – Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – Collezione VAF-Stiftung

La via intrapresa è quella della chiarezza rispetto a quella dell’oscurità, e l’agognata strada da percorrere è stata scelta per la necessità di giungere alla persistenza dell’immagine. Glielo ha permesso la scelta coerente del colore. Se Turcato parla del “colore come forza” e “il resto sono commenti con figure”, Olivieri parla del “colore come spazio” e non come luogo, spazio che sa sottrarsi alla temporalità. In queste precisazioni si ha l’esatta percezione del progetto pittorico in atto nell’opera di Olivieri, specie nei lavori più recenti. E l’esposizione è un susseguirsi di sale in cui questo discorso è dispiegato in tutta la sua portata.

Claudio Cucco

Riva del Garda // fino al 3 novembre 2013
Claudio Olivieri – Il colore disvelato
a cura di Daniela Ferrari
MAG
Piazza Cesare Battisti 3a
0464 573869
[email protected]
www.museoaltogarda.it

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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.
  • Giancarlo

    Bravo Claudio. Tanti complimenti e buon lavoro.