Trasformazioni di una collezione. A Lione

Le opere dello Iac di Villeurbanne in trasferta al Palazzo della Regione di Lione, scelte e allestite dallo scultore Vincent Lamouroux. Ed è un’infilata di capolavori, dalla Sherman all’Arte Povera, da Richter a Kapoor.

Transformations - veduta della mostra presso Le Plateau, Lione 2013

Uno spazio espositivo dalla struttura modernissima nell’atrio del Palazzo della Regione, che ospita capolavori di Richter, Long, Pistoletto, Boetti, Sherman e tanti altri. Tutti acquisiti con fondi pubblici. Non illudetevi, non siamo al Pirellone, o in un’altra regione italiana. È la mostra Transformations (tra le esposizioni che celebrano i trent’anni dei Frac, fondi regionali per l’arte contemporanea) e il palazzo è quello della regione Rodano-Alpi, a Lione.
Le trentacinque opere esposte sono della collezione dello Iac di Villeurbanne, il Frac locale; le ha scelte lo scultore Vincent Lamouroux e ha creato un allestimento che procede per gruppi di affinità elettive. Dopo un’introduzione affidata a due foto degli Anni Ottanta di Cindy Sherman e a una scultura di Carl Andre, il primo gruppo di opere gioca sul minimale e sul riflesso, con una delle maquette per edificio specchiante di Dan Graham e gli specchi di John Knight.

Vincent Lamouroux
Vincent Lamouroux

Il colore e la forma esplodono poi con Full (1983) di Anish Kapoor, cinque elementi astratti ricoperti di pigmento nero e blu, e con un vulcanico astratto di Richter del 1973, di cui è in mostra anche una Candela del 1982. Un cerchio di frammenti di legno di Richard Long fronteggia poi un’enorme composizione di specchi di Pistoletto. Ancora sintesi di forme nel minimalismo concettuale dello scheletro geometrico di Sol LeWitt, affiancato a una scritta murale di Lawrence Weiner e a un’opera di Buren. E ancora, uno straordinario assemblaggio di rifiuti del 1981 di Tony Cragg, opere di livello di Lavier, Merz, Boetti, rarità come un lavoro fotografico di Sigmar Polke
In passato discusso e contestato, il sistema di finanziamento pubblico della cultura in Francia mostra proprio in occasione del trentennale dei Frac la propria vitalità. E lo Iac ne è certamente una delle punte di diamante.

Stefano Castelli

Lione // fino al 20 luglio 2013
Transformations
a cura di Vincent Lamouroux
LE PLATEAU
1 esplanade Mitterrand
[email protected]
www.i-ac.eu

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.