Robert Motherwell, collagista per Peggy

La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia porta in Laguna le prime opere dell’artista dell’Espressionismo Astratto. Con pezzi di carta, colori forti e immagini strappate, la voglia di raccontare gli anni frenetici del secondo Dopoguerra. Fino all’8 settembre.

Robert Motherwell, Viva, 1946 - Collezione privata, Monaco - © Dedalus Foundation, Inc/Licensed by VAGA, New York, NY

La lista degli artisti che devono parte del loro successo a Peggy Guggenheim è lunga. E tra loro c’è anche Robert Motherwell (Aberdeen, 1915 – Cape Cod, 1991). A lui, infatti, è dedicata la retrospettiva allestita alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia: 44 opere che ripercorrono, in maniera cronologica, il primo decennio artistico di Motherwell (1941-1951).
Robert Motherwell è considerato il pioniere della tecnica del papier collé, almeno in America. La maggior parte delle opere esposte, per l’appunto, sono collage. La tecnica è quella dell’Espressionismo Astratto; lo stesso filone – per intenderci – cui presero parte anche Jackson Pollock, William Baziotes, Mark Rothko e Arshile Gorky (giusto per citarne alcuni). L’esposizione è stata curata da Susan Davidson, curatrice del Guggenheim Museum di New York. C’è da dire, a chi non fosse fan dei collage, che la mostra potrebbe risultare monotona. Un consiglio: provate a immaginare gli anni americani in cui Motherwell cerca di inserirsi. C’è Andy Wharol che spopola da una parte, e dall’altra una serie di artisti che, proprio in contraddizione al quel modo di vedere l’arte, iniziano a esprimersi con tecniche diverse.
Ecco: è in questo momento che le pitture astratte di Motherwell vengono notate. Sì, avete letto bene: pitture. Perché prima di approcciarsi al collage, l’artista di Aberdeen dipingeva. Poi, sotto il segno dell’artista e amico Robert Matta, sperimentò i primi collage. Il passaggio completo, però, si avrà solo intorno agli Anni Sessanta. La mostra assume così una duplice importanza: da un lato la voglia della curatrice di indagare i primi anni artistici di Motherwell, studiarne l’evoluzione e l’importanza; dall’altro la necessità – e da questo punto di vista la Peggy Guggenheim Collection è tra i primi posti – di portare in Italia artisti la cui presenza è quasi pari a zero.

Robert Motherwell, La porta, luglio 1943 - Collezione privata - © Dedalus Foundation, Inc/Licensed by VAGA, New York, NY
Robert Motherwell, La porta, luglio 1943 – Collezione privata – © Dedalus Foundation, Inc/Licensed by VAGA, New York, NY

Detto ciò, c’è tempo fino all’8 settembre per godersi questa mostra, poi si sarà costretti a prendere un volo per New York e andare al Guggenheim Museum, dove sarà esposta dal 27 settembre.
Tra le opere troviamo Personaggio [Autoritratto], astrazioni come Untitled, frammenti di mappe militari e slogan della resistenza (Viva), e figure umane stilizzate come Tre personaggi uccisi. Tagliando, strappando e stendendo strati di carta incollata, Motherwell cerca di raccontare la violenza e frenesia di quegli anni, diventando, lui come altri, testimone involontario del cambiamento.

Paolo Marella

Venezia // fino all’8 settembre 2013
Robert Motherwell: i primi collage
a cura di Susan Davidson
COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Dorsoduro 701
041 2405411
[email protected]
www.guggenheim-venice.it

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.