Maramotti uno e trino

Alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, triplo appuntamento. Con l’installazione di Laure Prouvost che cerca di risvegliare i sensi sopiti e Andy Cross che rende la pittura abitabile. Mentre Jason Dodge apre una finestra che non si chiuderà più.

Laure Prouvost - Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells - Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2013

Dopo la Whitechapel, l’installazione Farfromwords di Laure Prouvost (Croix-Lille, 1978) giunge alla Maramotti, seconda tappa delle due previste per l’opera vincitrice del Max Mara Art Prize for Women. Proprio grazie a quest’opera, e all’installazione Wantee, l’artista si è guadagnata la nomination per il Turner Prize 2013.
Farfromwords è un lavoro dall’approccio inusuale, che apre molte questioni, anche teoriche. È incentrato sulla sensorialità, cosa rara per l’arte di ricerca odierna. Come a voler scuotere dall’incantesimo mortifero di un’epoca chiusa nell’impossibilità dell’esperienza. E la domanda che sorge è: ci si può opporre a questo stato di cose semplicemente invocando la riscoperta dei sensi, o si tratta di atteggiamento impolitico di rimozione? Se la “conferenza cantata” dell’inaugurazione potrebbe far pensare al disimpegno, l’opera si rivela molto più energica, quasi contestataria nel proporre stimoli sensoriali così marcati.

Andy Cross - House painter - Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2013
Andy Cross – House painter – Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2013

L’installazione accoglie come un ventre materno (amniotico o soffocante, a seconda delle reazioni individuali). Qui, stratificazioni di collage, video e pittura introducono al film Swallow: una sinestesia di elementi, corpi femminili, lamponi, pesci, acque, ritmati dal respiro parossistico di una bocca (prende aria in modo liberatorio o rischia di soffocare?). Un’ucronia non dissimile da quella descritta nel misconosciuto cortometraggio di Michel Houellebecq La rivière, ma meno desolata. Gesto di ribellione o impolitico, si diceva? Già porre la questione con tanta forza espressiva è un punto di partenza meritevole.
L’altra mostra alla Maramotti vede protagonista Andy Cross (Richmond, 1979). La sua House Painter si muove sul crinale tra gioco e riflessione seria, mescolando il vernacolare con un acuto rinnovamento stilistico. L’installazione centrale è una casa le cui pareti sono fatte dei quadri degli ultimi anni dell’artista. Ma i veri gioielli sono le opere su carta esposte qualche metro più in là, alle pareti.

Jason Dodge - A permanently open window - Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2013
Jason Dodge – A permanently open window – Collezione Maramotti, Reggio Emilia 2013

La nuova installazione permanente, infine. In un ex edificio industriale vicino alla Maramotti Jason Dodge (Newtown, 1969) si è appropriato di una torretta, aprendovi in cima una finestra che rimarrà sempre aperta. La si vede dal basso, entrando nella struttura per osservare lo spazio vuoto e l’influenza della luce e degli agenti atmosferici. Come un Robert Irwin contemporaneo che, però, a differenza dell’artista californiano, sente l’esigenza di un apparato (il rituale da compiere prima di accedere, la frase dell’artista consegnata dopo la visita…).

Stefano Castelli

Reggio Emilia // fino al 3 novembre 2013
Laure Prouvost – Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells
Reggio Emilia // fino al 31 luglio 2013
Andy Cross – House painter
Reggio Emilia // installazione permanente
Jason Dodge – A permanently open window
COLLEZIONE MARAMOTTI
Via Fratelli Cervi 66

0522 382484
[email protected] 
www.collezionemaramotti.org

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.