L’alchimia del quadro, oggi. Secondo Andrea Bruciati

Andrea Bruciati non si è mai fatto scrupoli nel fare nomi di giovani artisti, e per la nuova mostra da Massimodeluca (per l’occasione raddoppiata fra Mestre e Venezia) ne propone quattordici. In una riflessione di respiro internazionale sulla pittura. Fino al 29 settembre.

Vito Stassi, Steam 2, 2013, olio su tela, 80x65 cm, courtesy dell'artista

In un periodo (e luogo geografico) in cui la discussione sul peso curatoriale è più calda che mai, l’operazione di Andrea Bruciati sostiene la sua coerenza, pur sbilanciandosi a più riprese. Il punto di partenza, estremamente soggettivo, è riassunto dall’introduzione al catalogo, che descrive la pratica pittorica con spunti tra il lirico e il teorico, mentre il resto del discorso è interamente affidato ai quattordici artisti selezionati, tutti rigorosamente nati negli Anni Ottanta.
Il dialogo, sempre ancorato al “processo alchemico” dell’oggetto-quadro, si espande oltre i confini nazionali (metà degli artisti arrivano da fuori) e raddoppia nelle sedi. A quella mestrina, pulita e sottilmente disomogenea, si affianca e contrappone quella veneziana, dove l’ambientazione “sporca” e la consunzione dei locali si riflettono nella più grezza vitalità dei lavori esposti.

Simone Rebora

Venezia // fino al 29 settembre 2013
Yellowing of the Lunar Consciousness
a cura di Andrea Bruciati
artisti: Paola Angelini, Marco Basta, Juliette Bonneviot, Mihut Boscu Kafchin, Melissa Gordon, Tomasz Kowalski, Dario Pecoraro, Gianni Politi, Florian & Michael Quistrebert, Matthieu Ronsse, James Ryan, Giovanni Sartori Braido, Vito Stassi, Joris Van De Moortel
MASSIMODELUCA
Via Torino 105q
PALAZZO BONVICINI
Santa Croce 2161

041 5314424
[email protected]
www.massimodeluca.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.
  • alex

    viste tutte e due
    alcuni ragazzi non sono male

  • Luca

    Vito Stassi non mi convince

  • Maria

    e chi ti convince?

    • VV

      è bruciati che non convince

  • Luca

    Paola Angelini e Gianni Politi

  • Maria

    Vorrei invece sottolineare come siano rare in Italia mostre di questo tipo. Credo sia una scelta coraggiosa dare possibilità a giovani molti dei quali totalmente sconosciuti. Qui è stata data la possibilità a dei giovani pittori e alla loro ricerca, cerchiamo quindi di soffermarci di più a capire e guardare le opere .
    Mi chiedo : quanti di voi vanno ad una mostra di questo tipo e si soffermano veramente sui quadri, e quanti di voi invece dai nomi degli artisti e dal nome del curatore già pensano di aver capito cosa andranno a vedere.
    Una sospensione di giudizio a volte aiuta ad entrare dentro ad una ricerca, la pittura in particolare ha bisogno di questo per poter essere compresa.

  • Castigat ridendo mores

    Tanta ricchezza di artisti per tanta mancanza di incisività

  • marco

    le opere più interessanti sono quelle di marco basta e gianni politi senza dubbio

  • Maria

    Castigat cosa vuol dire quello che hai detto?

  • pietro c

    lavoro più interessante è di Matthieu Ronsse, il resto sono ancora troppo forti le referenze ad altri artisti già affermati. quindi poco incisivi, ancora acerbi.

    • Fausto

      Per favore spiegaci perchè ritieni interessante il lavoro di Matthieu Ronsse?

      Se no, (interessante) è solo un aggettivo!

      • pietro c

        è più interessante perchè la sua idea di pittura e soprattutto dell’essere pittore non è retorica. come gia ho detto nell’altro post, ronsse lavora con una dinamicità e disinvoltura tipiche di una visione contemporanea, orizzontale.
        in lui non c’è la necessità di affermare uno stile, ma piuttosto la sua pittura si fa riconoscere come attitudine, riesce a riprodurre un segno barocco all’interno di una immagine da comics e dipingendola su una confezione di succo di frutta schiacciato.
        i suoi lavori non sono fatti per durare in eterno come la pittura vuole, ma sono fatti per essere consumati qui ed ora, e non anno paura di cadere in contraddizione, semplicemente perchè la velocità di pensiero e di azione che usa non lascia spazio
        ad alcun giudizio a posteriori che ne valuterebbe la coerenza.

  • Maria

    a bè allora se parli di forti referenze ad altri artisti quello che hai detto è la persona meno indicata ..non sò se hai presente Victor Man. ….parlare quindi di riferimenti ad artisti affermati vedendo soltanto un pezzo per ciascun artista mi sembra un po’ superficiale. la pittura deve avere altri tipi di tematiche per una comprensione reale.

    • pietro c

      be conosco molti degli artisti presentati in mostra, il lavoro intendo. matthieu ronsse non mi sembra abbia qualcosa in comune con victor man, se non il fatto di mischiare pittura con elementi scultorei…ma questo significa accumunare moltissimi pittori contemporanei. ronsse ha un attitudine che lo porta a far collidere processualità e citazione all’interno di un manufatto che si estranea dal contesto, anche in modo violento.
      victor man al contrario lo ritengo un pittore più composto, classico direi che cerca sempre un forte dialogo con lo spazio circostante ed in cui la misura e la proporzione sono di ascendenza rinascimentale.
      ronsse si muove sull’idea di portare in un unico piano cultura bassa con cultura alta, victor man al contrario sottopone frammenti, si presi dalla storia, ma messi in un display chiaro quasi come una sorta di catalogazione di immagini, in più il poverismo nell’uso dei materiali di man è del tutto assente in ronsse, il quale lavora sull’alterazione dei materiali attraverso l’azione pittorica.

  • Maria

    di tempistiche

  • Maria

    ok grazie per la spiegazione!

  • meco-ioni

    ma dov’è tuttta questa alchimia? Forse L’alchimia la fa il curatore, per cercare di giustificare dei lavori che altrimenti sarebbero inconsistenti.

    p.s. Comunque complimenti ai giudizi disinteressati di Bruciati, che al Premio Combat i suoi fedelissimi li ha tirati tutti dentro.