Il secolo scorso a Brescia

Doppia mostra al Museo di Santa Giulia di Brescia all’insegna del Novecento italiano e internazionale: da una parte opere delle collezioni bresciane private e civiche, da quarant’anni inaccessibili al pubblico, dall’altra i capolavori della Daimler Art Collection di Stoccarda. Fino al 30 giugno.

From Albers to Warhol to (now) - veduta della mostra presso il Museo di Santa Giulia, Brescia 2013

Le opere di due giovani leve a confronto svelano le due anime della mostra-evento Novecento Mai Visto, quella germanica della scultorea Mercedes di Michael Sailstorfer esposta nell’ingresso del museo e quella mediterranea dell’ironica Fiat – corredata da nuvola fantozziana – di Gabriele Picco al centro della corte del complesso storico di Santa Giulia.
Tributo al collezionismo bresciano, la mostra Da de Chirico a Cattelan si snoda attraverso un percorso cronologico: dal Futurismo di Gerardo Dottori, la cui opera Forze ascensionali prelude con il movimento ascendente all’interesse futurista per il volo, al visionario Romolo Romanelli, vicino a suggestioni simboliste, che nel Ritratto di Giacomo Dalai combina l’evanescenza della luce divisionista con l’inedito realismo del volto. Gli anni del Ritorno all’Ordine sono rappresentati da opere che contraddicono gli indirizzi classicisti dell’arte tra le due guerre: la Salita al convento di Giorgio de Chirico mostra un inedito pictor optimus, meno metafisico e molto più simbolista, vicino al primitivismo di Gauguin; di Mario Sironi sono esposte le tele degli Anni Quaranta nelle quali l’abbandono dello spazio e la resa bidimensionale dell’immagine risente dell’esperienza della pittura murale e al modello dell’arte pre-classica romanica e bizantina.

Gabriele Picco - Museo di Santa Giulia, Brescia 2013
Gabriele Picco – Museo di Santa Giulia, Brescia 2013

Lo scenario del dopoguerra è segnato dall’Informale, quello materico di Alfredo Chigine, Ennio Morlotti ed Emilio Vedova e quello segnico di Capogrossi. Il “grado zero” della pittura è raggiunto a cavallo degli Anni Cinquanta e Sessanta dalle spirali spazialiste di Roberto Crippa, i buchi e i tagli di Fontana, la famigerata Merda d’artista di Manzoni, le estroflessioni di Castellani e i negativi-positivi di Bruno Munari, mentre la scultura di Fausto Melotti diventa fragile e aerea.
La sezione di Arte Povera e concettuale rende omaggio all’artista e collezionista bresciano Guglielmo Achille Cavellini: qui è esposto il celebre ritratto di Warhol e non potevano mancare all’appello la stella di Zorio e lo specchio di Pistoletto, a ribadire l’opera d’arte come “diaframma”, mentre l’opera di Paolini mette in scena l’incontro-scontro tra gli sguardi dell’autore e dello spettatore. E la mostra continua attraverso un dialogo tra antichità e modernità nel sito archeologico del complesso di Santa Giulia, con l’Angelo caduto di Mainolfi, poi Kapoor, Paladino, i vetri di Dan Graham nei chiostri, l’Igloo di Merz, il braccio di Cattelan dai ditali di abete.
La mostra della collezione Daimler avvia un dialogo referenziale tra le opere, una dialettica tra artisti storicizzati e giovani emergenti: il percorso ha il suo inizio con alcuni capolavori del modernismo, dalla scuola tedesca Bauhaus, al Costruttivismo e l’arte concreta.
Segue un focus sul gruppo di avanguardia europea Zero, dai tedeschi Heinz Mack e Otto Piene, al francese François Morellet e gli italiani Alviani, Castellani e Dadaimano. Si confronta con loro il giovane Berhard Kahrmann: nell’opera dell’artista, l’esperienza spaziale si concretizza in videosculture dalla coreografia minimalista e senza suono, che attirano l’attenzione dello spettatore nella ripetizione di avvicendamenti di luce e movimento, richiamando quella storia dell’immagine fatta di spazio e luce messa in scena da Moholy-Nagy.

Donazione Guglielmo Achille Cavallini - veduta della mostra presso il Museo di Santa Giulia, Brescia 2013
Donazione Guglielmo Achille Cavallini – veduta della mostra presso il Museo di Santa Giulia, Brescia 2013

Si prosegue nel percorso espositivo attraverso i classici del minimalismo, da Donald Judd e Sol LeWitt a Peter Roehr. La mostra mette in relazione il ready made e l’arte concettuale con opere di Joseph Kosuth, Robert Barry, Liam Gillik e John Armleder, dove quadri, oggetti e installazioni distruggono e ridefiniscono i dogmi e gli stili del XX secolo.
La sezione di fotografia e new media presenta le nuovi acquisizioni della collezione, tra cui l’opera dell’africano Berni Searle Snow White, un video in cui l’artista attacca i meccanismi della discriminazione razziale riprendendo se stesso in due diverse angolazioni mentre è ricoperto da una pioggia d’acqua e farina riutilizzata per plasmare un nuovo impasto, un’altra identità. Chiude la mostra una sezione legata al tema dell’automobile, imperdibile sia per gli amanti delle quattro ruote che dell’arte, collezione nata attraverso commissioni dirette di Daimler-Benz dagli Anni Sessanta a oggi: da Andy Warhol che si cimenta sul tema dell’auto intesa come “icona della mobilità” attraverso la serie Cars, a Robert Longo, Simone Westerwinter e Sylvie Fleury, autrice di sei video per il nuovo Mercedes-Benz Center di Parigi.
Due esposizioni parallele, capaci di affiancarsi dando vita a un percorso di coerenza storica e filologica.

Deianira Amico

Brescia // fino al 30 giugno 2013
Novecento mai visto
Da de Chirico a Cattelan
a cura di Elena Lucchesi Ragni con Enrico De Pascale e Paolo Bolpagni
From Albers to Warhol to (now)
a cura di Renate Wiehager
MUSEO DI SANTA GIULIA
Via Musei 81b
[email protected]
www.bresciamusei.com

CONDIVIDI
Deianira Amico
Deianira Amico (Milano, 1987), storico dell'arte, si è laureata all'Università degli Studi di Milano. E' membro del comitato scientifico dell'Associazione Amici di Piero Gauli di cui segue la curatela di diverse iniziative; lavora nel settore della gestione delle gallerie d'arte contemporanea e l'organizzazione di eventi. Scrive per Artribune, Espoarte Magazine, Inside Art.