Eugène Boudin: il pittore a cui Monet deve tutto

La prima retrospettiva dopo il 1899 organizzata da un’istituzione francese. Il museo Jacquemart-André di Parigi ospita il “re dei cieli” fino al 22 luglio. E la riscoperta dell’Ottocento prosegue anche Oltralpe.

Eugène Boudin, Deauville, 1888 - Reims, Musée des beaux-arts de la ville de Reims © Photo: C. Devleeschauwer

Un nome, quello di Eugène Boudin (Honfleur, 1824 – Deauville, 1898), spesso dimenticato dal grande pubblico appassionato di Impressionismo. Ma è proprio Boudin, prima di Claude Monet, prima di Camille Pissaro e Alfred Sisley, a sfidare la tradizione pittorica spostando il cavalletto dallo studio all’aria aperta dei meravigliosi paesaggi della Normandia e di Le Havre, almeno nel suo caso.
Qualcuno potrebbe argomentare che un intervento simile era già stato avviato dalla Scuola di Barbizon in cui, appunto, il soggetto principale è lo spazio paesaggistico e le campagne popolate da contadini e animali da pascolo. Boudin, però, non sembra essere orientato verso un’espressione realista/romantica così come gli esponenti della Barbizon, quanto ai mutevoli effetti della luce. Le meraviglie naturali, le campagne, le spiagge e quant’altro, a metà Ottocento, prendono vita sulla tela del pittore attraverso l’abbandono dei contorni logici e ben delineati, così come delle rassicuranti pennellate applicate con precisione, strato dopo strato, asciugatura dopo asciugatura, per mantenere la brillantezza del colore e la resa di dettagli minuti e ben proporzionati.
Il distacco da questo approccio pittorico risulta perciò nella resa di un mondo catturato in un’immagine meno statica di un solo momento, quanto piuttosto quello di uno spazio in movimento percepito intorno all’osservatore e che il pittore raffigura grazie a linee scomposte, dinamiche, pennellate accennate, sbavature di colore denso applicato su altri  strati di pittura ancora fresca in cui è la luce e l’effetto ottico che produce sulla materia, a diventare il vero soggetto delle tele. Di conseguenza anche i dettagli fisici vengono trascurati e sostituiti con lineamenti approssimati.
Nel tempo, le tele di Boudin diventano “ripetitive”, per così dire, ossia tendenti a rappresentare gli stessi soggetti ma secondo variazioni legate alle ore del giorno, delle stagioni e del clima. Tra questo genere di tele ci sono, ad esempio, Plage aux environs de Trouville (1864) o Concert au casino de Deauville (1865) Questo esercizio costante di dipingere la borghesia in attività di svago rappresenta la maggiore produzione dell’artista soprattutto verso la fase matura del suo lavoro, intorno agli Anni Settanta dell’Ottocento. I luoghi principali sono le spiagge e le nuove strutture ricreative nelle quali il circolo di benestanti si ritrova.

Eugène Boudin, Scène de plage, 1869 - Madrid, Collection Carmen Thyssen-Bornemisza
Eugène Boudin, Scène de plage, 1869 – Madrid, Collection Carmen Thyssen-Bornemisza

La rassegna quindi mette in mostra proprio questo percorso di Boudin che dall’osservazione semi-ravvicinata della classe abbiente sembra, negli anni, distanziarsi dal soggetto umano, ampliando il raggio d’osservazione e abbassando nello stesso tempo la linea dell’orizzonte.  In pratica sembra allontanarsi e spostare lo sguardo leggermente verso l’alto. Il risultato è magnificente come appare evidente in lavori quali Scène de plage (1896) in cui a dominare la tela è un cielo infuocato dal rosso e l’arancione di un tramonto estivo, o Deauville (1888) e Marée montante à Deauville (1894) che sono stati dipinti pressappoco secondo lo stesso punto di vista, sullo stesso tratto di spiaggia ma in due momenti diversi riflettendo perciò luce e cieli diversi quasi come fossero due paesaggi distinti. Questa metamorfosi costante dunque, è proprio l’elemento che contraddistingue il lavoro di Eugène Boudin a cui farà riferimento, in particolare, l’amico Monet nella serie di dipinti della cattedrale di Rouen tra il 1892 e 1894. È proprio Monet che a qualche anno di distanza dalla morte di Boudin dirà che lo considerava il suo maestro, il re dei cieli.

Leonardo Proietti

Parigi // fino al 22 luglio 2013
Eugène Boudin
MUSÉE JACQUEMART-ANDRÉ
158 boulevard Haussmann
+33 (0)1 45621159
http://www.musee-jacquemart-andre.com

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Leonardo Proietti
Leonardo Proietti (1978) finisce la sua carriera scolastica in Italia in farmacia (controllo qualità) per iniziare collaborazioni come critico d’arte e seguire progetti curatoriali sia in Italia (Gheisha Paint Project, 2007) che a New York (Dream Therapy, 2008) dove si trasferisce per un breve periodo lavorando presso Kathleen Cullen Fine Art come “curatorial assistant.” Segue la rilocazione a Los Angeles dove ha la possibilità di lavorare per la regina del New Pop Surrealism, Merry Karnowsky (Merry Karnowsky Galley). Ha partecipato come assistente alla curatela della mostra Alberto Burri and America (Santa Monica, 2010) presso il Santa Monica Museum of Art e alla stesura del catalogo che accompagna l’esibizione. Ha lavorato come ufficio stampa sia a Roma, che a Los Angeles per organizzazioni non-profit. Al momento sta completando un Master in studi culturali a UCLA (University of California Los Angeles) con particolare attenzione alla moda/storia del costume in relazione ai movimenti Dada e Surrealismo. Insegna come teacher assistant nel dipartimento di storia dell’arte di UCLA. Dal 2011 collabora come corrispondente dagli U.S.A. per Artribune.
  • luca arnaudo

    un articolo molto bello davvero, che consente di rintracciare criticamente passaggi in ombra di un movimento fin troppo in luce come l’impressionismo.
    Grazie, dunque, al suo autore.

    • leonardo

      Grazie Luca,

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