Essenzialità e rarefazione strutturale in Vittorio Messina

L’invito a misurarsi con uno spazio scarno e disadorno, mutevole e mai pienamente determinabile, da cogliere nella molteplicità sfaccettata delle sue angolature. Tutto questo nell’affascinante cornice del Museo delle Mura, dove l’antico dialoga con il contemporaneo. A Roma, fino all’8 settembre, protagonista Vittorio Messina.

Vittorio Messina - Percorsi d’Occidente - veduta della mostra presso il Museo delle Mura, Roma 2013

Le installazioni site specific e in-between di Vittorio Messina (Zafferana Etnea, 1946) invitano il pubblico a una interazione attiva e non predeterminata né vincolata dall’artista: percorrere ed esplorare senza fretta gli spazi in più direzioni consente infatti di cogliere, nella sua totalità, la relazione fra le strutture e l’involucro architettonico che le ospita. Ne deriva una certa impossibilità di misurare tale rapporto in modo univoco e universale, il che conseguentemente limita e allo stesso tempo, paradossalmente e potenzialmente, dilata le possibilità conoscitive dell’osservatore.
Questo aspetto, riporta alla mente, per analogia concettuale, un’affermazione di Heinsenberg, il celebre fisico tedesco a cui si deve il noto principio di indeterminazione (1927): “Nell’ambito della realtà le cui connessioni sono formulate dalla teoria quantistica, le leggi naturali non conducono ad una completa determinazione di ciò che accade nello spazio e nel tempo; l’accadere (all’interno delle frequenze determinate per mezzo delle connessioni) è piuttosto rimesso al gioco del caso”. Osservare significa quindi necessariamente operare una scelta che porterà a privilegiare un punto di vista a scapito dell’altro.

Vittorio Messina - Percorsi d’Occidente - veduta della mostra presso il Museo delle Mura, Roma 2013
Vittorio Messina – Percorsi d’Occidente – veduta della mostra presso il Museo delle Mura, Roma 2013

Non a caso, man mano che si attraversano gli spazi delle installazioni di Messina, questa sensazione si amplifica e non rimane che accettare l’impossibilità di recuperare una visione di insieme: la struttura è eternamente mutevole, continuamente in fieri, varia al variare del punto da cui la si guarda. Già negli Anni Settanta l’architetto statunitense Peter Eisenman aveva teorizzato l’utilizzo degli spazi interstiziali, creando involucri architettonici compressi dove lo spazio esiguo tra i volumi diventava protagonista. Tale precedente si dimostra importante in vista delle ricerche di Messina, i cui interessi lo portano evidentemente a sviluppare tali riferimenti in una direzione che è e resta personale, ma che, come Einsenman, sceglie di attribuire un ruolo di primo piano a uno spazio che rimane ontologicamente in divenire poiché relativo.

Giulia Andioni

Roma//fino all’8 settembre 2013
Vittorio Messina – Percorsi d’Occidente
a cura di Ludovico Pratesi
MUSEO DELLE MURA
Via di Porta San Sebastiano 18
06 0608
www.museodellemura.it

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Giulia Andioni
Giulia Andioni (Roma, 1985) è storica dell’arte e guida turistica di Roma e provincia. Dopo la maturità classica, consegue la laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio artistico (con lode - tesi in Storia e tecnica del restauro) e quella specialistica in Storia dell’arte (con lode - tesi in Storia della critica d’arte) presso l’Università Roma Tre. Frequenta poi un master in tourism management e il Luiss Master of Art (III edizione) per approfondire le proprie conoscenze e contribuire alla realizzazione della mostra di fine corso “Osmosis”, frutto di un collettivo curiatoriale (Stazione Tiburtina, Roma). Dal 2013 scrive per Artribune e Artnoise (mostre e approfondimenti). Tra 2014 e 2015 ha svolto due stage: presso i Servizi educativi di Palaexpo (Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale) e nell’area della Promozione culturale della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, per la cui rivista online “Belle Arti 131” (n. 3/2014) ha redatto un saggio. Ha collaborato alle mostre “Azioni Antiche” e “Bengt Kristenson”.