Ed Ruscha standard analitico

Salendo l’immenso scalone del Kunstmuseum di Basilea, arrivati a metà, entrando a sinistra ci si inoltra in mostre spesso straordinariamente interessanti. Così è stato con i disegni di Markus Raetz, nella prima parte di quest’anno; così è con “Los Angeles Apartments” di Edward Ruscha, mostra – allestita fino al 29 settembre – che non contiene soltanto le immagini del lavoro dedicato alle residenze della città americana, ma che si apre anzi con le fotografie dedicate alle stazioni di carburante e raccolte in un lavoro intitolato “Twentysix Gasoline Stations”.

Ed Ruscha, Bronson Tropics, 1965 - The Cleveland Museum of Art © Ed Ruscha

Ed Ruscha (Omaha, 1937; vive a Los Angeles) viene collocato nella corrente della Pop Art e i lavori esposti a Basilea lo dimostrano: ambienti ordinari, realtà apparentemente marginali come la fiammella di un fornello a gas o il fuoco di una sigaretta o una cifra o una sagoma notturna di un edificio an-architettonico sono gli argomenti rappresentati nel suo lavoro.
Si parla, a proposito di queste immagini, di bruttezza consapevole e ci troviamo qui di fronte alla prima questione importante: sono davvero oggetti (gli edifici e le stazioni di carburante sono trattati come oggetti) brutti, immagini brutte oppure il valore estetico di ciò che vediamo è al contrario fin troppo apparente e naturale? Quanto valore estetico realmente esiste nell’estremo funzionalismo disegnato dalle linee dei condomini e delle pensiline aggettanti per proteggere i clienti delle pompe dalla pioggia e dal sole?
Le serie di Ruscha messe a disposizione del pubblico dal Kunsmuseum ci pongono con grande candore questa domanda attraverso la fotografia, il disegno e la pittura. Ci mostrano inoltre in che modo l’attenzione per il quotidiano, per l’ordinario perseguita da un artista definito pop sia strettamente legata al fattore analitico e all’espressionismo astratto, cioè allo studio di come le forme della realtà possano esprimere di per sé immagini, astraendo dalla realtà stessa e caricandosi di significati, sia nel senso di segni che nel senso di forme.

Ed Ruscha, Standard Study # 2, 1962 - Whitney Museum of American Art, New York © Ed Ruscha
Ed Ruscha, Standard Study # 2, 1962 – Whitney Museum of American Art, New York © Ed Ruscha

Se pensiamo alle stazioni di carburante, per lo più rappresentante in modo molto nitido e semplicistico, non possiamo non tenere conto di quelle immagini in cui tutto scompare nel buio della notte e restano solo, delle insegne di marca, dei testi e delle cifre, una stella di neon molto mossa e la sagoma bianca dell’edificio. Tutta la precisione grafica, la concentrazione nitida sui segni – le scritte, le cifre e le lettere, le architetture, i logo… – tutto ciò si perde. È anche questa una forma di astrazione? È, in ogni caso, una analisi delle forme e dei valori formali così come lo è il disegno che tante volte accompagna le fotografie, oppure precede i dipinti dedicati alle insegne o al nome di una marca.
Nella presentazione della mostra, corredata da un bellissimo catalogo, si parla dei disegni di Ruscha come se fossero quadri monocromi. In questo senso l’arte pop di Ruscha è strettamente legata alla astrazione espressionista.

Vito Calabretta

Basilea // fino al 29 settembre 2013
Edward Ruscha – Los Angeles Apartments
KUNSTMUSEUM
St. Alban-Graben 8
+41 (0)61 2066206
www.kunstmuseumbasel.ch

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.
  • Angelov

    Guardando questi lavori di Edward Ruscha, non si può non riconoscere l’importanza del lavoro seminale di Edward Hopper, la cui influenza è presente in tanti altri artisti figurativi americani venuti dopo di lui, come Alex Catz etc. dove il paesaggio urbano, gli ambienti interni ed il soggetto umano, sono trattati con lo stesso distacco ed equidistanza mai sperimentata prima.

  • Giovanna

    Grande Ruscha, ma anche mitici i Sixties. Complimenti per l’articolo!

  • gabriO

    Espressionismo?