World Press Photo: l’estetica del coraggio

World Press Photo, il più importante premio di fotografia giornalistica del pianeta, si presenta a nuovamente a Roma per la sua 56esima edizione con le immagini del 2012. Fotografia e giornalismo si confrontano non senza polemiche e interrogativi. Fino al 26 maggio.

World Press Photo dell’Anno 2012 - Paul Hansen, Svezia, Dagens Nyheter - 20 novembre 2012, città di Gaza, Territori Palestinesi

Ancora una volta il World Press Photo dispiega la sua colossale macchina organizzativa. Solo qualche numero: 103.481 immagini inviate al concorso. 5.666 fotografi professionisti. 124 diverse nazionalità. Come di consuetudine, nove diverse categorie di premi: vita quotidiana, protagonisti dell’attualità, spot news, notizie generali, natura, storie d’attualità, arte e spettacolo, ritratti, sport. Ma la sontuosità dell’apparato non pone la manifestazione al riparo da critiche e polemiche. Anzi. Alle note discussioni sulla spettacolarizzazione del sangue, si aggiungono quest’anno anche le censure per un uso troppo disinvolto della post produzione e del ritocco digitale. Così la fotografia vincitrice, realizzata dello svedese Paul Hansen, rischia di rimanere seppellita dalle polemiche di chi ravviserebbe nelle ombre del drammatico corteo funebre di Gaza manieristici rimandi alla tradizione pittorica.
Paul Ruseler della World Press Photo Foundation difende l’evento ricordando che il ritocco esiste da quando è stata inventata la fotografia. Nessuno nella rassegna ha creato una storia. La storia è in ciò che è stato fotografato.
Abbiamo incontrato uno dei protagonisti italiani: Fabio Bucciarelli, secondo premio reportage Spot News con Battle to Death, Siria. Il suo lavoro inizia nell’ottobre del 2012 da Aleppo, dopo aver documentato da dentro la crudezza delle Primavere arabe: Tunisia, Libia, Egitto. Si tratta di immagini violente e laceranti, she testimoniano anche quanto il reporter condivida il suo destino con i combattenti. “Cosa lascia dentro di te questa esperienza?”, gli abbiamo chiesto. “Cambia la scala delle tue priorità. Quando entri in contatto con il conflitto questa realtà ti penetra dentro e ciò che il giornalista può fare è solo documentare quello che succede e cercare di dare visibilità a ciò che avviene”.

Secondo Premio Spot News Foto Singole - Emin Özmen, Turchia - 31 luglio 2012, Aleppo, Siria
Secondo Premio Spot News Foto Singole – Emin Özmen, Turchia – 31 luglio 2012, Aleppo, Siria

Ma sul versante della documentazione della vicenda umana, il tema della guerra è solo uno degli contenuti. La rassegna presenta altri temi. Abbiamo raccolto le testimonianze di Vittore Buzzi, terzo nella categoria Sports Feature, e Fausto Podavini, primo premio nella categoria Daily Life. Da anni Buzzi documenta sport minori: “Passione, amore, e pochi soldi”, ci racconta. La sua storia è quella di Lone Chaw, astro in declino della boxe birmana. Immagini immersive, in cui l’uso del grandangolare costringe il fotografo ad avvicinarsi molto al soggetto, a far sentire la sua presenza alla ricerca di un coinvolgimento diretto. Podavini, infine, ci racconta il suo progetto che si è sviluppato nell’arco di quattro anni per raccontare l’Alzheimer attraverso l’amore di Mirella per Luigi.

Dunque, che sia un angoscioso ambiente domestico, uno squallido ring o una città bombardata, in ogni categoria del premio il vero protagonista è il reporter attraverso la cui testimonianza, i cui occhi e il cui cuore arriva il messaggio. Isolarne la forma e giudicarla senza riguardo al suo contenuto è osservare il dito di chi indica la luna. Questi uomini hanno posto con coraggio la loro vita al servizio dell’informazione. Il rapporto annuale di Reporter senza frontiere per il 2012 enumera 88 giornalisti uccisi (+33%),  879 arrestati/fermati, 1.993 aggrediti o minacciati, 38 rapiti, 193 incarcerati. Ed è tuttora disperso in Siria l’inviato de La Stampa Domenico Quirico, entrato nel paese per raccontare per la quarta volta il dramma della guerra civile.
Non è forse arrivata l’ora di piantarla con le polemiche sulla forma?

Alessandro Iazeolla

Roma // fino al 26 maggio 2013
World Press Photo 2013
MUSEO DI ROMA IN TRASTEVERE
Piazza Sant’Egidio 1b
06 5816563

[email protected]
www.museodiromaintrastevere.it
www.worldpressphoto.org

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Alessandro Iazeolla
Alessandro Iazeolla (Roma, 1960), Architetto iscritto all’Ordine professionale dal 1988. Ha conseguito i diplomi di maturità classica e di maturità artistica. Attualmente è quadro direttivo di una società a controllo pubblico. Ha operato dagli Anni Ottanta nel campo della ricerca storico-archeologica e della documentazione d’arte con numerose pubblicazioni su libri e periodici specializzati. Si occupa di fotografia sperimentale e di storia della fotografia e ha tenuto corsi specialistici in istituti superiori. Collabora con la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Roma La Sapienza per seminari di studio sul rapporto tra percezione visiva e produzione artistica. È iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti in Fotografia d'Arte presso la C.C.I.A.A. di Roma. È vicepresidente di un'associazione per la promozione dell'arte con sede a Roma.
  • Angelov

    Secondo Premio Spot News Foto Singole – Emin Ozmen, Turchia – 31 luglio 2012, Aleppo, Siria.

    Questa foto, pubblicata per la seconda volta dalla Redazione, mi lascia molto perplesso: la guardo e la riguardo più volte, ma non riesco a immaginare come possa essere stata realizzata: forse il reporter ha voluto mettere in scena, con l’aiuto di ribelli siriani, quel tipo di tortura che consiste nel frustare la pianta dei piedi, e che è praticata dai soldati di Assad contro di loro.
    In questo caso non si tratterebbe di un vero e proprio reportage, ma di un specie di messa in scena, che avrebbe comunque come finalità, quella di “indicare” più che “mostrare” come sono andate in realtà le cose.
    Altrimenti, se si trattasse di una situazione reale, penso che ciò che più spaventerebbe, sarebbero i “retroscena” che hanno portato alla sua realizzazione, più di quanto si veda nella foto stessa.

  • TheStylist

    “Non è forse arrivata l’ora di piantarla con le polemiche sulla forma?”

    No, non arriva mai l’ora di piantarla, perché la forma e cioè il fotoritocco, uccide la Fotografia.