Rob Sherwood e la realtà immateriale

A Roma, la seconda personale del giovane artista inglese. Con una nuova serie di lavori in cui condensa giochi di luce, movimenti e colori come mosaici digitali. Da Federica Schiavo, fino all’11 maggio.

Rob Sherwood, In Streams, 2012-2013, Photo by Giorgio Benni, Courtesy of Federica Schiavo Gallery

How Much Does The Earth Weigh? è il titolo della mostra di Rob Sherwood (Bristol, 1984), suggerito in parte da un motore di ricerca che completa l’inizio della domanda autonomamente, grazie ad algoritmi matematici. Questo gioco di casualità è un espediente che si concilia con la ricerca pittorica dell’artista sull’elemento modulare della griglia.
La struttura preordinata instaura e comporta un contrasto tra la forma regolatrice e l’accidentalità e spontaneità del gesto artistico che si manifesta nella stesura del colore. Se l’indagine di Sherwood parte dalle immagini digitali, pixelate, i suoi lavori sembrano rappresentare un lento processo di sedimentazione della memoria umana. Attraverso la stratificazione pittorica, opere come quelle del ciclo Her Eyes On (2012-13) testimoniano l’attento studio dell’artista  sul colore e sulla luce. Questa difatti, in quanto elemento mobile, offre diverse gradazioni cromatiche che, svincolandosi dalla razionalità della struttura, permettono di operare sulla superficie pittorica similmente al modo in cui un’emozione agisce sulla percezione di un ricordo.

Claudia Fiasca

Roma // fino all’11 maggio 2013
Rob Sherwood – How Much Does The Earth Weigh?
FEDERICA SCHIAVO
Piazza Montevecchio 16
0645432028
[email protected]
www.federicaschiavo.com

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Claudia Fiasca
Nata nel 1988, vive a Roma. Si laurea nel 2011 in Storia dell’arte con una tesi in Arte Contemporanea e consegue nello stesso anno un master in Estetica e Comunicazione museale. Attualmente sta approfondendo i suoi studi frequentando il corso di laurea magistrale presso l’Università di Roma La Sapienza. Adora i dettagli ed è una silenziosa osservatrice. Le piace stare in treno e ammirare le vicende umane nelle sale d’attesa degli aeroporti. Porta sempre con sé carta e penna, per scrivere d’arte e ricordare piccoli eventi comuni che a volte, lasciano una sensazione immemorabile. Ha iniziato a scrivere poesie dall’età di otto anni. Ora pensa e si adopera per il suo futuro da critica e curatrice.