Pompei ed Ercolano: l’altra storia

Molto è stato detto e scritto su Pompei ed Ercolano: la pioggia di ceneri e lapilli, la fuga disperata, la distruzione. Ma il British Museum ci racconta, con una grande mostra, una storia diversa. A Londra fino al 29 settembre.

Wall painting of the baker Terentius Neo and his wife. Dalla Domus di Terentius Neo, Pompei, 50-79 d.C.. Copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / Trustees of the British Museum

Come l’economia, anche i siti archeologici del Bel Paese stanno lentamente cadendo a pezzi. Un fato, quello dell’incuria e della mancanza di fondi, che non ha risparmiato neppure Pompei e che per questo rende Life and death in Pompeii and Herculaneum particolarmente emozionante. Dopo le troppe brutte notizie negli ultimi tempi era necessario riportare gli occhi del mondo sul nostro patrimonio culturale per le giuste ragioni.
Siamo abituati a vedere i romani come l’imperatore, il soldato, il gladiatore” spiega il curatore della mostra Paul Roberts, “ma la maggioranza era gente come noi”. Ed è proprio l’enfasi sulla quotidianità la grande novità di questa straordinaria esposizione, organizzata dal British Museum in collaborazione con la Sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, che ha riunito sotto il tetto del museo londinese circa trecento oggetti, alcuni mai esposti in precedenza.
La devastazione e allo stesso tempo la conservazione di Pompei ed Ercolano hanno affascinato il mondo da quando, nella prima metà del XVIII secolo, iniziarono gli scavi nei due siti. Pompei, una città di circa 20.000 abitanti, fu coperta da cenere e pomice così rapidamente che molti residenti morirono nelle loro case. A Ercolano, piccola e sofisticata località marittima più vicina al vulcano, l’ondata piroclastica fu l’unica causa di morte: la popolazione fu semplicemente annientata. Ma proprio la loro diversa posizione geografica e il modo diverso in cui le due località furono sepolte, ne ha influenzato la conservazione. E così mentre Ercolano ci ha restituito mobili carbonizzati e parti strutturali di edifici, Pompei ha preservato gli affreschi e i calchi dei corpi che tutti conoscono. Unendo per la prima volta gli oggetti trovati in entrambe le città, Paul Roberts ha imbastito questa affascinante panoramica della vita quotidiana pre-eruzione. Una quotidianità vista attraverso la sua espressione più universale: l’abitazione.

Plaster cast of a dog. Dalla Domus di Orfeo, Pompeii, 79 d.C. - Copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / Trustees of the British Museum
Plaster cast of a dog. Dalla Domus di Orfeo, Pompeii, 79 d.C. – Copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / Trustees of the British Museum

Ed è una casa romana quella che la mostra vuole ricreare, affacciata su una strada su cui si aprono botteghe e taverne dai nomi evocativi. Come nella Casa del Poeta Tragico a cui è ispirata, anche qui c’è un atrium con il celebre mosaico del Cave Canem, il cane al guinzaglio che vegliava l’ingresso della Casa di Orfeo a Pompei, forse lo stesso cane del famosissimo calco in gesso che ci accoglie all’entrata della mostra; ci sono poi il cubiculm, il triclinium e la culina, con fichi e datteri vecchi di duemila anni. E c’è il rigoglioso hortus conclusus, quello della Casa del Bracciale d’Oro di Pompei, i cui affreschi di piante a uccelli (gentilmente “prestati” a Roberts dai colleghi della Sovrintendenza) sono così ben preservati da sembrare dipinti ieri.
È una realtà multiculturale e socialmente mobile quella di Pompei ed Ercolano, in cui si muovono liberti provenienti da ogni parte dell’impero e in cui le donne sono attive e visibili a tutti i livelli della società. Come la moglie del fornaio Terenzio Neo che, con il marito, ci osserva dall’affresco sulla parete dell’atrium. Sono giovani, belli, hanno status. Guardando quei volti sereni che si sa già condannati, si spera – una speranza del tutto irrazionale – che quel giorno d’estate del 79 d.C. i due siano in qualche modo riusciti a sfuggire al loro tragico destino. Eppure camminando per le stanze della casa, tra oggetti quotidiani così lontani eppure a noi così vicini – una panchina da giardino, una pagnotta, una culla – quella che ci accompagna nel percorso non è la morte, ma la vita. Una vita pulsante in una civiltà a misura d’uomo, che non demonizzava i piaceri, ma li incorporava nella quotidianità.

Pompei, 2012 - Copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / Trustees of the British Museum
Pompei, 2012 – Copyright Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei / Trustees of the British Museum

È solo alla fine del percorso, davanti ai calchi in gesso di quelle che una volta erano persone e che ora sono solo figure tragiche immerse nella penombra, come fantasmi usciti da un girone dantesco, che si è sopraffatti dalla commozione. Un padre, una madre, due bambini: forse gli stessi monelli che avevano inciso con un punteruolo scene di caccia sugli affreschi della sala da pranzo nella Casa del Criptoportico. Case vere, abitate da gente vera, direbbe Paul Roberts. Gente come noi.

Paola Cacciari

Londra // fino al 29 settembre 2013
Life and death in Pompeii and Herculaneum
BRITISH MUSEUM
Great Russell Street
+44 (0)20 7323 8299

[email protected]
www.britishmuseum.org

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Paola Cacciari
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna con una tesi sul costume femminile bizantino nei mosaici di San Marco a Venezia, e con un Master in Renaissance Studies alla University of London, Paola Cacciari è storica dell’arte e ricercatrice, specializzata in Storia dell’Arte Moderna. Ha studiato per il Diploma in Translation all’University of Westminster ed è traduttrice freelance associata all’Institute of Translation & Interpreting (ITI). Ha collaborato con diverse riviste indipendenti, scritto per Exibart e Grandimostre e dal 2011 collabora con Artribune. In qualità di ricercatrice, traduttrice e consulente linguistica ha collaborato alle ricerche bibliografiche e testuali per articoli riguardanti gli oggetti delle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra pubblicate sulla rivista accademica Renaissance Studies e per mostre e cataloghi tenutesi allo stesso museo. Vive a Londra.