Mamma, li russi. Parte II

“Scusate!”. Semen Motolyanets si presenta con una scultura-paravento che reca questa scritta in russo, quasi a volersi assicurare di non fare troppo rumore. Ma la sua ricerca artistica, attenta e riflessiva, non lascia indifferenti. Da Nina Due, a Milano, fino al 24 maggio.

Semen Motolyanets, Izvinite, 2011

Le opere di Semen Motoloyanets (San Pietroburgo, 1982) tradiscono un senso di vulnerabilità, come se il suo stesso lavoro di artista venisse costantemente messo in discussione, in un vortice d’indagine che va dalla sfera privata a quella culturale nazionale. Le sue sculture-paravento e le sue immagini creano superfici che a volte nascondono, altre risaltano, spesso accentuando una sensazione di inadeguatezza. Dove si cela la “vera” realtà delle cose?

Nell’installazione Lago dei Cigni, ballerine dall’aspetto cordiale gettano una lunga ombra oscura alle loro spalle, ambivalenza visiva che fa riferimento a un momento storico preciso: nel 1991, in televisione trasmettevano questo balletto al posto del telegiornale, mentre all’esterno – nella realtà oltre lo schermo “protettivo” della tv di Stato – si consumavano i giorni del putsch. Tutto è in un certo senso manipolabile, occultabile. E anche l’arte, a volte, è complice conveniente.

Serena Vanzaghi

Milano // fino al 24 maggio 2013
Semen Motolyanets – Superficie Aggiunta
a cura di Evgenija Kikodze
NINA DUE
Via Botta 8
02 87285916
[email protected]
www.ninalumer.it

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Serena Vanzaghi
Serena Vanzaghi (Milano, 1984) è laureata in Storia dell'arte con una specializzazione incentrata sulla promozione e l'organizzazione per l'arte contemporanea. Dal 2011 si occupa di comunicazione e progettazione in ambito culturale ed editoriale.