L’architettura all’inverso. Rachel Whiteread da Gagosian

Nel capanno di Gagosian. Dove sta il minimalismo realista di Rachel Whiteread. Siamo nella sede di Britannia Street, a Londra, fino al 25 maggio.

Rachel Whiteread – Detached - veduta della mostra presso Gagosian Gallery, Londra 2013

Esponente di spicco degli Young British Artists e vincitrice del Turner Prize nel 1993, Rachel Whiteread (Londra, 1963) si specializza in sculture di oggetti quotidiani e di strutture architettoniche costituite da calchi di gesso, cemento o resina che ottiene solidificando lo spazio che è sotto a sedie e letti, all’interno di case, armadi e vasche da bagno. La mostra Detached alla Gagosian Gallery presenta i suoi ultimi lavori, da quelli che ricordano i suoi più celebri House (1993) e Ghost (1990) a nuove sperimentazioni: in comune c’è l’analisi dei mezzi e delle forme dell’astrazione come parte integrante del processo artitstico.
Tre calchi degli interni di capanni da giardino campeggiano nella sala principale come grandi sculture astratte. La loro presenza imponente racchiude però una meticolosa raffigurazione della realtà: sulla superficie si distingue chiaramente la grana del legno, le serrature delle porte e le tegole del tetto. Invertendo il vuoto in pieno e trasformando il negativo in positivo, l’artista cattura segni, tracce, labili impronte della vita umana che un tempo quegli oggetti circondavano.

Rachel Whiteread – Detached - veduta della mostra presso Gagosian Gallery, Londra 2013
Rachel Whiteread – Detached – veduta della mostra presso Gagosian Gallery, Londra 2013

Nella sala successiva un’altra serie di opere trasmette lo stesso concetto con un mezzo differente: Whiteread utilizza calchi di resina in tinte pastello, come rosa e eau-de-nil, per conferire significato alla memoria della passata funzione di porte e finestre del XVIII e XIX secolo. Le forme diventano quasi trasparenti, mentre il loro spessore acquoso riflette gli effetti di luci e ombre.
Un’ultima sala è dedicata ad alcuni piccoli lavori su carta, dove finestrelle dipinte di colori argentati richiamano i lavori in resina della sala precendente, e a tre vetrine contenenti umili oggetti quotidiani affiancati a piccole sculture, come riflessione sul processo creativo.

Gaia Penteriani

Londra // fino al 25 maggio 2013
Rachel Whiteread – Detached
GAGOSIAN GALLERY
6-24 Britannia Street
+44 (0)207 8419960
[email protected]
www.gagosian.com

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Gaia Penteriani
Gaia Penteriani è nata a Roma nel 1984. Economista di formazione, la sua passione per l’arte l’ha portata ad interessarsi al mercato, in particolare a quello per l’arte contemporanea, e ad utilizzare le sue conoscenze di econometria e statistica per analizzare i trend e le determinanti dei risultati d’asta. Collabora con Artribune dal 2011 come corrispondente da Londra.
  • Luca Rossi

    per un attimo pensavo fosse la Biscotti..! Invece no, è Rachel.
    Ci si può sbagliare..

  • Sì, è vero. Se fosse il calco della cella di Aldo Moro sarebbe Arena. Ma il punto non è dire che il lavoro di Biscotti, Arena o Martini, o Di Massimo sia sbagliato, quanto rilevare una tendenza significativa. Il punto è la consapevolezza su quello che avviene. Una tendenza che è una perdita di opportunità. La cosa più grave è la chiusura e la poca onestà professionale e intellettuale di alcuni curatori nostrani, che non sono aperti a più opportunità progettuali. E quindi si finisce sempre per riproporre lo stesso artista.

  • silviab

    HA HA! è vero!
    Luca Rossi sei un mito!

  • Pingback: L'architettura all'inverso. Rachel Whiteread da Gagosian – Artribune « www.architetto.es()

  • ricordo anni fa un ragazzo all’accademia che faceva lavori riempiendo di silicone grosse conchiglie. Solidificava spazi d’aria come la W. L’idea allora non mi dispiaceva, mi aveva fatto vedere qualcosa che non vedevo. Ma oggi questo modo di lavorare può definirsi ancora contemporaneo?

  • Interessante. A mio parere la natura dell’opera d’arte oggi, è molto più fluida e disposta su più livelli. La produzione di un oggetto , per esempio, NON dovrebbe mai avvenire in accademia, errore fatale. Come se il centro dell’opera fosse nell’oggetto. Si dovrebbe lavorare sulle strategie, sulle idee e poi da quelle discende tutto, anche oggetti. Ma le accademie e le scuole, non solo italiane, deputate all’arte sono fuori dal tempo, e creano solo disoccupati, mantenuti, web designer e operatori della moda. Insieme a Luca Rossi abbiamo dialogato sull’aspetto formativo anche con Angela Vettese, ma certi operatori non ci sentono quando si tratta di mettere in discussione una prassi e un lavoro.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Anche gran parte degli artisti contemporanei sono fuori da se stessi dalla gente, dalla storia e dal tempo.
      Luca rossi, invece di fare progetti inutili che non interessano a nessuno se non il tuosti cosa giusta a dedicarti anima e corpo alla magia della pesca.

      Se la canna da pesca si usa come forma d’arte diventa una prassi utile per rafforzare il collettivo sociale che tanto cerchi e non trovi mai. Ma non sarebbe giusto far derivare l’arte solo dalla canna da pesca.
      Ogni linguaggio d’arte che nasce dall’artista deriva sempre da un complesso gioco di immagini, talvolta molto intricato, di nuovi nuovi rapporti umani, sociali che si sviluppano, sempre, fuori dall’attuale asfittico, autorefernziale stagno dell’arte contemporanea. Ma luca adora far parte di questo stagno dell’arte addomesticata….

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        mi scuso per l’errore:
        non interessano nessuno se non a gratificare il tuo io, faresti cosa giusta…

        • sì, savino, tranquillo non interessano a nessuno. Ma solo a me. Il blog è anche un block notes di appunti personali. Puoi stare tranquillo. Nessuno avrà successo.

  • gigi

    Questi commenti fatti da certi…che si fanno chiamare e si sentono curatori/ critici a favore di elementi anche questi chiamati artisti sono solo commenti ruffiani assolutamente non motivati da cognizione di causa ” A” perché proprio non la sanno supportare non hanno proprio gli strumenti e questo lo si capisce quando debbono parlare in pubblico o scrivere (non avrai mai una risposta su Breviario ) e “B” non fanno che alimentare un sistema che si basa sul FAVORE
    e bisogna spiegare che il FAVORE non è Arte e non è un concetto che neanche funziona in società.
    Dove andranno certi.artisti …quando il curatore critico si stancherà di loro? dovranno fare i conti con il loro lavoro e smettere di aspettarsi FAVORI!

  • parole al vento3

    Secondo me LR, Whiteread è solo uno degli innumerevoli esempi per cui la riconoscibilità di un artista non è più un valore importante. Parlavi della Grilli e di altri che sembrano cambiare ad ogni lavoro. Loro fanno benissimo. Qui c’è da chiedersi seriamente com’è possibile che un artista sia così tanto senza idee o comunque adagiato sul mercato da imporsi facendo calchi (partendo da una casa, splendido lavoro) per poi ripetere lo stesso lavoro e lo stesso tema e lo stesso concetto all’infinito. Se poi formalmente un parallelepipedo ricorda altri solidi geometrici analoghi (ma di diverso materiale e con un diverso ragionameto dietro) mi sembra un osservazione un po’ semplicistica