Anime da indossare: i mille ritratti di Claudio Andreoli

1.000 ritratti di sagome umane esprimono i gesti pittorici irruenti di un architetto prestato all’arte. Decine le tecniche inventate, in una ricerca concettuale che analizza itinerari pittorici sconfinati e sperimenta identità materiche diverse. Anime da acquistare a prezzi “politici”, alla 28 Piazza di Pietra Gallery di Roma, fino al 7 maggio.

Claudio Andreoli - PAyNTINGS - veduta della mostra presso 28 Piazza di Pietra Fine Art Gallery, Roma 2013

Le figure smaniose di Claudio Andreoli (Roma, 1962) sono tracciate come graffi, tagli, scalfitture, incisioni, come macchie di colore su legno, metallo, ceramica. Sagome umane ossessive come volti d’inquietudini diverse, astratte come stilizzazioni dell’anima, panciute come fantasmi ingombranti. L’esposizione presso la 28 Piazza di Pietra Fine Art Gallery ripercorre la giovane ma ricca (in mostra oltre mille opere) carriera dell’architetto-artista romano.

Se al piano terra, in un allestimento minimale, trovano posto le opere più recenti, ironici autoritratti, solchi su legni bruciati e lastre metalliche modellate, al piano inferiore le figure sono esposte, impetuose come un irrefrenabile flusso di coscienza, come pagine di un libro già letto e ingiallito, ma non per questo meno caratterizzanti dell’opera di Andreoli. Queste ultime, accatastate, sfogliabili, componibili, sono in vendita a un costo che rifiuta ogni tipo di selezione: ognuno potrà portarsi a casa un’anima a un prezzo “politico”.

Marta Veltri                                                                            

Roma // fino al 7 maggio 2013
Claudio Andreoli – PAyNTINGS. The products may contain traces of human flesh
a cura di Sarah Palermo
28 PIAZZA DI PIETRA FINE ART GALLERY
Piazza di Pietra 28

06 94539281
[email protected]
www.28piazzadipietra.com  

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Marta Veltri
Marta Veltri (Cosenza, 1983) si è laureata in architettura a Roma con una tesi sull'allestimento museale delle Terme di Caracalla. Subito dopo ha fatto parte del team che ha dato alla luce UNIRE, progetto vincitore dell'ultimo YAP (Young Architects Programs) MAXXI, sempre a Roma. Ha collaborato con studi d'architettura italiani e stranieri, approfondendo il complesso rapporto tra architettura, design, arte e fotografia. Negli ultimi tempi si è avvicinata al mondo della comunicazione in ambito artistico e culturale. Dal 2012 scrive per Artribune.
  • salvo

    Lo confesso, sono andato a visitare questa mostra con una corazza di scetticismo. Non ne posso più dell’arte informale che storicamente mi spiego come ribellione al figurativo/realista/simbolista di regime (in Italia quello fascista), che quindi mi sta bene al tempo di Burri, che oggi mi pare essenzialmente un alibi per dipingere senza saper dipingere, una negazione imbarazzante della strepitosa tradizione figurativa italiana dal rinascimento in poi.
    Appena ho messo piede a piazza di pietra ho tolto l’elmo. E’ un luogo che da sempre trovo straordinario, metafisico e surreale. Da ragazzo ci sono andato più volte di notte, da solo. Mi stendevo su una (assai scomoda) panchina di metallo per contemplarlo vuoto, incorniciato dal silenzio.
    Ho cercato il civico 28. E’ quella porta! Quella di “Saturno contro”. Quella del negozio della fioraia (Isabella Ferrari) dove si consumava un amore adulterino troppo vero per essere resistibile. Ho tolto il corpetto, gli spallacci e i gambali.
    Senza difese, eccomi di fronte alle 1.000 anime di Claudio Andreoli. 1.000 varianti sul tema. Mi torna alla mente un’inquietante mostra di Franco Francese, con moduli ripetuti come il suo nome.
    Tavola di legno, fondo monocromo, figura monocroma. Ecco descritta un’opera di Claudio Andreoli. Una per tutte. Nella sua dimensione oggettiva. Che nell’arte è il punto di partenza per quel che conta: le emozioni. Un’opera cessa di appartenere all’autore per diventare del pubblico. In tante letture soggettive, diverse. La mia si risolve così: mi piace. E il pensiero vale se diventa azione: lo compro.

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