Tra nomadismo culturale e spaesamento. L’esodo in Sala 1

Cinque artiste riunite sotto il comune denominatore del (temporaneo) esilio. Una condizione, declinata in cinque maniere diverse, per confrontare la propria espressività con l’Altro. A Roma, in Sala 1, fino al 13 aprile.

Exodus - veduta della mostra presso Sala 1, Roma 2013

La condizione dell’esilio costituisce la matrice comune alle ricerche di Sara Basta, Elena Bellantoni, Laura Cionci, Mariana Ferratto e Dunia Mauro, artiste nate tra il 1975 e il 1980 che muovono da questa componente per approdare ognuna alla propria cifra stilistica. L’indagine identitaria e l’assimilazione progressiva di stimoli provenienti da altre culture si combinano, di volta in volta, in una sintesi ricca di sfumature, “costringendo” le artiste a ricalibrare e ridefinire continuamente le proprie modalità espressive.
La scelta espositiva operata da Exodus appare evidentemente giocata sull’esigenza di ripercorrere e indagare le possibilità di interazioni e scambi culturali, le cui salienze si recuperano e si rielaborano in un continuo divenire, pervenendo a una molteplicità di esiti, capace di valicare ogni confine geografico, nell’ottica di una commistione che rispecchia, innanzitutto, la realtà globale di un mondo in continua espansione. D’altra parte, se la condizione di nomadismo culturale implica necessariamente il concetto di esilio (e talvolta anche quello di diaspora), si può decidere di valorizzarne l’aspetto positivo, volto a “stimolare la produzione di nuovi lavori e trarre così il meglio da questa condizione, scomoda eppure necessaria”, come scrive Emanuela Termine.

Giulia Andioni

Roma // fino al 13 aprile 2013
Exodus
a cura di Emanuela Termine
SALA 1
Piazza di Porta San Giovanni 10
067008691
[email protected]
www.salauno.com

Questo report costituisce l’esercitazione finale delle lezioni tenute da Artribune al LUISS Master of Art – creative.luiss.it/master/art/

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Giulia Andioni
Giulia Andioni (Roma, 1985) è storica dell’arte e guida turistica di Roma e provincia. Dopo la maturità classica, consegue la laurea triennale in Storia e conservazione del patrimonio artistico (con lode - tesi in Storia e tecnica del restauro) e quella specialistica in Storia dell’arte (con lode - tesi in Storia della critica d’arte) presso l’Università Roma Tre. Frequenta poi un master in tourism management e il Luiss Master of Art (III edizione) per approfondire le proprie conoscenze e contribuire alla realizzazione della mostra di fine corso “Osmosis”, frutto di un collettivo curiatoriale (Stazione Tiburtina, Roma). Dal 2013 scrive per Artribune e Artnoise (mostre e approfondimenti). Tra 2014 e 2015 ha svolto due stage: presso i Servizi educativi di Palaexpo (Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale) e nell’area della Promozione culturale della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, per la cui rivista online “Belle Arti 131” (n. 3/2014) ha redatto un saggio. Ha collaborato alle mostre “Azioni Antiche” e “Bengt Kristenson”.
  • elisabetta

    Sicuramente interessante la capacità di sintesi della giornalista nonchè la capacità espressiva. Resta sempre comunque il dubbio se non si debba a volte utilizzare un linguaggio più semplice e discorsivo, comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

  • Concisa, precisa e chiara sintesi della mostra da parte della giornalista, in cui in poche sapienti parole, ha ripercorso il lavoro delle artiste e condensato il senso della mostra. Non penso il linguaggio sia per non addetti ai lavori, ma sicuramente si tratta di una critica sapiente in cui vengono ben bilanciate parole che appartengono al linguaggio artistico. Penso che non bisogna per forza banalizzare ed abbassare il linguaggio per una platea allargata di pubblico..anzi, penso che fare giornalismo voglia anche dire stimolare l’apprendimento e la ricerca, vincolare la cultura.