Polvere di stelle. Pop

Al piano terra del Museo del Novecento di Milano, una settantina di stampe di Andy Warhol rievocano alcune celeberrime tappe, alcuni passaggi chiave della nascita del Pop e della sua star. È la polvere di stelle, infatti, a impastare colori acidi e icone della bi-dimensione. Fino all’8 settembre.

Keith Haring & Andy Warhol, Andy Mouse, 1986 - collezione Bank of America Merrill Lynch - © Keith Haring Foundation

Il piano terra del Museo del Novecento cambia forma, riappropriandosi della propria segnaletica capacità bi-dimensionale. Le pareti si espandono, aumentando la loro area disponibile, organizzandosi in file rigorose e diventando a loro volta billboard, manifesti pop. I protagonisti, o meglio, le cause di questa nuova trasformazione degli spazi-vetrina del museo sono due ospiti d’eccezione: Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987) e la collezione della Bank of America Merrill Lynch a lui dedicata; percorso che ripropone, in perfetto ordine cronologico, le più rilevanti ico­ne internazionali dell’arte del dopoguer­ra.
Andy Warhol’s Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch riunisce all’interno di un iter coloratissimo e rigoroso una settantina di screenprint su carta e su cartoncino – con la sola eccezione del tardivo ritratto di Mapplethorpe, gelatin silver print del 1986 -, lavori che fanno emergere senza veli la ricorsività acida dell’artista di Pittsburgh.
Dalle serie di Marilyn Monroe alle variazioni sulla Campbell’s Soup, passando per i lavori su Keith Haring e Muhammad Ali, gli screenprint raccontano i vent’anni necessariamente produttivi di Warhol, stampe che si muovono tra Birmingham Race Riot (1964) e per l’appunto il ritratto dei tardi Anni Ottanta di Mapplethorpe.

Andy Warhol, Campbell’s Soup II: New England Clam Chowder - collezione Bank of America Merrill Lynch - © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts
Andy Warhol, Campbell’s Soup II: New England Clam Chowder – collezione Bank of America Merrill Lynch – © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts

L’intento della curatela, diretta da Laura Calvi, è quella di far leggere, nella sistematizzazione di Andy Warhol’s Stardust, la pol­vere di stelle, prefigurando non solo la tritura di dia­mante utilizzata in molte delle stampe, ma anche “la capacità di Warhol di creare icone scintillanti e immortali”. Per ossimoro, però, l’ordine allestitivo – a scaffale – al quale sono state destinate le stampe mistifica qualsiasi lucore, aura o grazia di originalità, mostrando ai visitatori l’ordine seriale di un processo che trae le proprie conclusioni da un ipotetico, raffinato e banalizzato infinito.
L’esposizione richiama il valore di merce delle opere, come se si trovassero davvero su scaffali di un supermercato”, spiega la Calvi in conferenza stampa. “Le descrizioni [generosamente poste lungo tutto l’allestimento, N.d.R.] sono invece sintetiche e veloci come dei messaggi su Twitter. Vanno dal gossip agli aneddoti sulla nascita delle opere, per raccontare con il linguaggio pop di oggi la Factory e la polvere di stelle che hanno circondato Warhol”. Resta da ricordare inoltre che, in parallelo alla mostra su Andy Warhol, sabato 11 e domenica 12 maggio lo Spazio Oberdan ospita una rassegna cinematografica dedicata all’artista statunitense, con proiezioni di documentari e film girati dallo stesso Warhol, come la sinfonia ispirata ai Velvet Underground o il colossale Empire.

Ginevra Bria

Milano // fino all’8 settembre 2013
Andy Warhol’s Stardust. Stampe dalla collezione Bank of America Merrill Lynch
a cura di Laura Calvi
MUSEO DEL NOVECENTO
Via Marconi 1
02 88444061 / 02 43353522
[email protected]
museodelnovecento.org

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.