L’Irlanda (di Francis Bacon) in Europa

Il Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles, Bozar, cuore culturale istituzionale della capitale belga, propone, fino al 19 Maggio, un interessante abbinamento. “Changing States. Contemporary Irish Art & Francis Bacon’s Studio” è la mostra allestita per celebrare i sei mesi della presidenza irlandese del Consiglio d’Europa.

Francis Bacon, Untitled (Three Figures), C. 1981, Dublin City, Gallery The Hugh Lane © The Estate of Francis Bacon

La mostra Changing States. Contemporary Irish Art & Francis Bacon’s Studio si propone di mettere in evidenza il collegamento tra l’eredità di Francis Bacon e le opere di 20 artisti esordienti o mid-career che stanno rappresentando l’arte contemporanea irlandese nelle più importanti manifestazioni del mondo.
La sezione a loro dedicata ci porta in una Irlanda meno combattiva del previsto, più introspettiva, persino leggera. Segnaliamo Mist di Paul Seawright, fotografo di Belfast del 1965 e Parachute, sorprendente installazione di Dorothy Cross (una fotografia dell’opera è stata utilizzata per promuovere la mostra). La stessa artista, del 1956, è autrice di un piccolo e magico video muto, Midges, moscerini. Delicatissima l’animazione The Music of things di Alice Maher, artista multidisciplinare del 1956, dal tratto a matita espressivo e sorprendente.

Dorothy Cross, Parachute, 2005, Collection Irish Museum of Modern Art
Dorothy Cross, Parachute, 2005, Collection Irish Museum of Modern Art

Orla Berry è una performer del 1969, artista e allevatrice di pecore; la sua vita incuriosisce, nella sua grande sala si vede quel che ha scelto di lasciare dell’allestimento della sua performance Mountain del 27 febbraio, una grande stanza bianca, piena di parole… e di domande. Poi due video, entrambi spettacolari: il primo, Dust storm di John Gerrard, è un potente crescendo in un deserto disabitato che trattiene fino alla fine col fiato sospeso. Il secondo è Ancient Ground di Willie Doherty, nome di rilievo dell’arte, foto e video, irlandese. Nella grande stanza messa a sua disposizione racconta un viaggio dentro la terra, la roccia e l’acqua di un’Irlanda ferita, in pochi minuti inquieta e coinvolge.
Ottimo l’allestimento: le opere sono nella condizione di esprimersi al meglio, in grandi stanze illuminate o buie, a seconda dell’esigenza, con attenzione e gusto.
La parte della mostra dedicata allo studio di Bacon racconta del suo ambiente di lavoro, di dove creava, di chi frequentava, più della sua vita, in sostanza, che della sua arte.
Ci accoglie la fotografia dell’ultima opera dell’artista là dove si trovava al momento della sua morte: nel caos. I curatori l’hanno chiamato “ordered caos”. L’immagine è forte, lo studio è un ammasso disordinato di fogli, tele, giornali, pennelli, colori, in una tale situazione da turbare. La fotografia, invece, dell’ambiente che fungeva da cucina e bagno allo stesso tempo, con vasca e fornelli dirimpetto, ha un’aria modesta ma più normale.

Francis Bacon, Dublin City Gallery The Hugh Lane, © The Francis Bacon Estate
Francis Bacon, Dublin City Gallery The Hugh Lane, © The Francis Bacon Estate

Nella stanza principale sono raccolti alcuni dei materiali che erano nello studio all’epoca, principalmente fotografie e libri. Ai muri piccole cornici con pagine di sequenze fotografiche, analisi di corpi umani in bianco e nero. Tante fotografie di amici ma anche tante, abbastanza forti, di cadaveri, animali morti, ossa, malattie; utilizzate per studiare e poter rappresentare. Vari scatti di Lucien Freud, i cataloghi di un amico artista, Louis Le Brocquy. La presenza femminile è pressoché inesistente, una sola fotografia, tra le tante, ritrae una donna, Isabel Rawsthorne (pittrice e modella d’artista, inglese).
Anche tra gli studi alle pareti si rintraccia solo una pagina con corpi femminili: Artificially induced convulsions, lying down, un titolo che dice tutto. Poi, in fondo, ecco l’unica stanza con opere dell’artista, tutte incompiute, tra cui anche quella ritratta nella prima stanza, un accennato autoritratto. Ma è Untitled (Seated figure on a dappled carpet), opera forte, tragica e al tempo stesso ironica nel suo colorato tappeto, a giustificare, da sola, il prezzo del biglietto.

Benedetta Mucchi

Bruxelles // fino al 4 maggio 2013
Changing States. Contemporary Irish Art & Francis Bacon’s Studio
a cura di Margarita Cappock, Barbara Dawson, Michael Dempsey e Christina Kennedy 
BOZAR
Rue Ravenstein 23 
www.bozar.be

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Benedetta Mucchi
Benedetta Mucchi, pesci del 1969, vive e lavora a Bruxelles. Tre generazioni di artisti in famiglia le hanno permesso di avvicinarsi e appassionarsi all’arte sin da piccola. Ha lavorato da sempre nel campo audiovisivo, al fianco di artisti e creativi, in ambiti che spaziano dalla grafica alla musica al design. Negli ultimi anni si è particolarmente interessata alla fotografia e all’animazione ed è sempre alla ricerca di svelare i complessi e quasi inviolabili meccanismi del ‘sistema arte’. Si occupa di produzioni multimedia per la comunicazione.
  • andrea bruciati

    mostra molto deludente