Le linee di Francis. A Chieti

“La visione della condizione umana” raccoglie una significativa e appassionata collezione privata delle opere grafiche di uno dei maestri della contemporaneità: Francis Bacon. In mostra a Chieti, a Palazzo de’ Mayo, fino al 19 maggio.

Francis Bacon, Homme escrivant reflete dans du miroir, Litografia, 1977

Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992) non appartenne mai a movimenti specifici, ma influenzò gran parte degli artisti delle generazioni a lui successive. Con i suoi volti deformati e la scomposizione di piani e linee portata alle estreme conseguenze, Bacon ritrae l’inferno interiore dell’individuo, immerso in una contemporaneità lacerante. La sua indagine sull’uomo – osservato dal punto di vista fisico, psicologico e soprattutto culturale – lo ha portato a cogliere tutti gli stimoli della propria epoca. Condizionato dalla letteratura, dal cinema d’avanguardia, dalla fotografia e dalla medicina, Bacon riprodusse un mondo in potenza, di cui l’essere umano è interprete e allo stesso tempo artefice. Attinse da tutta l’iconografia a lui contemporanea per elaborare le proprie immagini e mettere lo spettatore faccia a faccia con le sue creature, suggerendo una stretta correlazione tra i molteplici aspetti della psiche e della fisicità.
Nella mostra La visione della condizione umana, curata da Sandro Parmiggiani, sono presenti 54 opere grafiche, tra litografie e acqueforti, realizzate tra il 1966 e il 1991 e appartenenti a una collezione privata milanese. Anche nei lavori grafici, le urlanti anatomie dei personaggi si combinano con elementi paradossalmente rassicuranti, come il recinto prospettico lasciato pressoché intatto, la tradizionale presentazione in trittico e la resa pittorica delle sfocature e delle inquadrature della macchina fotografica.

Francis Bacon, Metropolitan Museum of Art, Litografia, 1975
Francis Bacon, Metropolitan Museum of Art, Litografia, 1975

Dalla fotografia, che spesso viene utilizzata come appunto visivo, l’artista prende in prestito, infatti, le tecniche che sono in grado di dare ai corpi e ai volti estrema artificialità mediante luci abbaglianti, deformazioni dovute a flash “naturali” e inquadrature asettiche.
Come sottolineato dal curatore, il collezionismo, che in questa mostra risulta protagonista, è fondamentale per la diffusione e la fruibilità delle opere d’arte. Le stampe esposte, che rappresentano una delle più ricche collezioni di questa tipologia di lavori, inducono a considerare anche la grande importanza storica della figura degli stampatori di grafica, che traducono le opere su carta.

Francis Bacon, Senza titolo, Litografia, 1966
Francis Bacon, Senza titolo, Litografia, 1966

La crudezza della realtà e la consapevolezza della mente si incontrano con un mondo in cui anche l’inconscio prende piede. Bacon si dedica soprattutto al ritratto, votando la sua ricerca allo studio e alla riscoperta dell’uomo con opere dai formalismi spiazzanti e tragici. Anche in questi lavori, il corpo umano perde la sua forma naturale per tradursi in grovigli indefiniti. I colori accesi e forti rendono ancora più evidente la drammaticità della scena e la deformazione delle figure. Sono immagini piene di forza primordiale, in cui ordine e disordine si compenetrano su sfondi uniformi e per questo ancora più stranianti.

Chiara Natali

Chieti // fino al 19 maggio 2013
Francis Bacon – La visione della condizione umana
a cura di Sandro Parmiggiani
S.E.T. – SPAZIO ESPOSIZIONI TEMPORANEE FONDAZIONE CARICHIETI
Corso Muccino 121
0871 359801
[email protected]
www.fondazionecarichieti.it

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Chiara Natali
Chiara Natali (Milano 1982), vive e lavora tra Teramo e Roma. Dopo essersi laureata in Scienze della comunicazione e in Storia dell’arte contemporanea a Bologna, si è dedicata all’approfondimento degli aspetti manageriali e progettuali in ambito culturale. Membro della direzione artistica di BMidea (Teramo), realtà che si occupa dell’organizzazione di manifestazioni artistiche e musicali, è co-responsabile organizzativa del progetto di street art e writing urbano Teramo Urban Museum e collabora da quasi un anno con il dipartimento di arte contemporanea della GNAM (Roma).