L’anno in cui Picasso diventò Picasso

È un anno importante il 1901. A Londra si spegne la regina Vittoria e a Milano Giuseppe Verdi; Marconi effettua il primo collegamento telegrafico attraverso l’Atlantico, Röntgen riceve il Premio Nobel per la scoperta dei Raggi X. E a Parigi Pablo Ruiz Picasso diventa adulto. Una mostra alla Courtauld Gallery di Londra ci racconta come è successo. Fino al 26 maggio.

Pablo Picasso, Autoritratto (Yo - Picasso), 1901 - Private collection

Becoming Picasso: Paris 1901 al Courtauld Institute di Londra è un capolavoro di sintesi. Sono infatti solo diciotto le opere sulle pareti delle due stanze che ospitano questa preziosa mostra, che racconta un anno fondamentale della vita del genio spagnolo che tutti conoscono.
Sin da bambino il giovane Pablo Picasso (1881 –1973) dimostra di possedere un talento eccezionale. A Barcellona, dove frequenta la Real Accademia di Bellas Artes, si unisce a un gruppo di artisti e intellettuali del Modernismo catalano che si incontrano al caffè Els Quatre Gats; tra questi c’è il poeta Carles Casagemas. È il 1899: l’Art Nouveau impazza per l’Europa in tutte le sue forme e a Barcellona Antoni Gaudí sta costruendo i suoi edifici in pietra e aria. Ma la Parigi di Manet e Degas brilla come un faro in quella Spagna altrimenti arretrata, un richiamo troppo forte per un giovane ambizioso come Pablo Ruiz. Nell’ottobre del 1900 l’enfant prodige di Malaga compie il primo dei suoi viaggi nella capitale francese, accompagnato dagli amici Casagemas e Manuel Pallarès.
La Parigi notturna di Toulouse-Lautrec ha un profondo effetto su di lui, ma la vita bohémien è meno facile del previsto e alla fine dell’anno Picasso torna in Spagna. È a Madrid, dove si era trasferito e all’inizio del 1901, che apprende del suicidio di Casagemas, sparatosi alla tempia in un caffè di Montmartre per una delusione d’amore. Un evento, questo, che lo segnerà per tutta la vita.

Pablo Picasso, La nana, 1901 - Museu Picasso, Barcellona
Pablo Picasso, La nana, 1901 – Museu Picasso, Barcellona

Ha diciannove anni Picasso quando, nella primavera di quell’anno strano e difficile, torna a Parigi. Nella capitale francese assorbe l’Impressionismo e il Postimpressionismo e il suo stile si modifica con i soggetti trattati; soggetti che ruba a Toulouse Lautrec, a Degas e a Bonnard, e di cui riutilizza lo stile ne La Nana e Al Moulin Rouge. Ruba senza vergogna il Picasso giovane, incuriosito da tutto ciò che lo circonda. Dipinge come un ossesso, producendo anche tre quadri al giorno, bruciato da un fuoco interiore che lui solo conosce. E se il debito con l’arte francese è grande, le opere create quell’estate a colpi di frenetiche pennellate per la sua prima personale alla galleria di Ambroise Vollard, mostrano l’emergere di una personalità indipendente.
La mostra ottiene un discreto successo. Ma la morte di Casagemas lo ossessiona e l’aggravarsi della sua depressione si materializza nell’utilizzo di una tavolozza sempre più monocromatica. Ed è nella seconda sala che avvertiamo questo cambiamento. “Ho  iniziato a dipingere in Blu pensando a Casagemas” racconta Picasso dell’origine del suo periodo blu. E il suo blu non è il cielo di Kandisky o l’immensità di Klein, ma un colore freddo, malinconico e statico attraverso cui l’artista esprime una tristezza sconsolata. Il blu dona ai quadri una dimensione sacra, come ne L’Evocazione (il seppellimento di Casagemas) in cui l’amico suicida ascende a un “bordello” celeste in una rappresentazione allegorica della morte che riecheggia il carattere visionario dell’opera di El Greco. Con il colore cambiano anche i soggetti: non più danzatrici, ma prostitute, bambini, bevitori d’assenzio. Malinconici arlecchini-Pierrot emarginati dalla società. Lo stravagante post-impressionismo della prima sala lascia il posto a uno stile più pacato e monumentale, fatto di larghe campiture di colore e nette linee di contorno tipiche di Gauguin e Van Gogh, le stesse che improntano Bambina con la colomba, Arlecchino pensoso e Bevitrice d’assenzio.

Pablo Picasso, La camera blu, 1901 - The Phillips Collection, Washington
Pablo Picasso, La camera blu, 1901 – The Phillips Collection, Washington

Ma è nello straordinario Autoritratto che Picasso annuncia al mondo la sua avvenuta presa di coscienza. Seduto al cavalletto, il giovane guarda dritto negli occhi l’osservatore con arrogante sicurezza; al collo una sciarpa arancione incendia di furiosa energia il bianco della camicia. Si firma YO- Picasso. IO – Picasso. È un’affermazione. Nel 1901 il bruco è diventato farfalla: Pablo Ruiz è diventato Picasso.

Paola Cacciari

Londra // fino al 26 maggio 2013
Becoming Picasso: Paris 1901
THE COURTAULD GALLERY
Somerset House

+44 (0)20 78720220
[email protected]
www.courtauld.ac.uk

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Paola Cacciari
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna con una tesi sul costume femminile bizantino nei mosaici di San Marco a Venezia, e con un Master in Renaissance Studies alla University of London, Paola Cacciari è storica dell’arte e ricercatrice, specializzata in Storia dell’Arte Moderna. Ha studiato per il Diploma in Translation all’University of Westminster ed è traduttrice freelance associata all’Institute of Translation & Interpreting (ITI). Ha collaborato con diverse riviste indipendenti, scritto per Exibart e Grandimostre e dal 2011 collabora con Artribune. In qualità di ricercatrice, traduttrice e consulente linguistica ha collaborato alle ricerche bibliografiche e testuali per articoli riguardanti gli oggetti delle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra pubblicate sulla rivista accademica Renaissance Studies e per mostre e cataloghi tenutesi allo stesso museo. Vive a Londra.