La materia surriscaldata di Anna Franceschini

Quando i sensi s’intorpidiscono e la percezione cade in balia dei demoni meridiani, vale la pena far visita a Palazzetto Tito, a Venezia. Dove le intuizioni filmiche di Anna Franceschini bruciano frenetiche. Alla Fondazione Bevilacqua La Masa, fino al 5 maggio.

Anna Franceschini, Doposole, 2013 - Courtesy Vistamare, Pescara

L’arte di Anna Franceschini (Pavia, 1979; vive a New York) sorprende per immediatezza intuitiva e (apparente) semplicità tecnica. L’uso pressoché rigoroso delle pellicole Super8 e 16 mm offre immagini non di rado sporche, indistinte, o anche saturate di intensi contrasti luminosi. Le si potrebbe approcciare con gli strumenti della semiotica o dell’iconologia, ma uno scarto persiste costante, anche quando la lettura si fa puramente lirica.
La mostra ospitata a Palazzetto Tito non vuole offrirne una sintesi o la chiave d’interpretazione: pur selezionando vari frammenti della produzione più recente dell’artista, li riorganizza per stimolare una riflessione autonoma, incentrata sugli elementi-chiave della luce e della materia, vicendevolmente attivati da un vertiginoso aumento del calore. Ma quasi ad anestetizzare ogni possibile deriva intellettualistica, il titolo (Es ist verdammt heiss hier) non è preso in prestito dalla filmologia o dalla relatività ristretta, quanto piuttosto “dal repertorio lessicale della pornografia tedesca”: un’esclamazione maieutica giusto un poco sguaiata, traducibile all’incirca come “Fa dannatamente caldo, qui!”.

Il percorso curato da Milovan Farronato integra le nove videoinstallazioni ai suggestivi ambienti, offrendole non di rado a una contemplazione multipla, che non esclude le componenti architettoniche o d’arredo, le atmosfere e gli odori dei locali. I mezzi usati sono tra i più semplici: le pellicole riversate in digitale sono riprodotte da proiettori e tubi catodici, mentre una sola macchina, in sala laterale, proietta direttamente un 16 mm. La pervasività dell’esperienza è infine rafforzata dall’unica installazione sonora, diffusa da un piccolo locale in tutte le sale adiacenti. Persino certe trascuratezze nell’allestimento (fili e prese esposte, proiettori appoggiati a terra, nastro da imballo sul parquet) non paiono affatto indebolire l’effetto d’insieme, esaltandone anzi la genuinità.

Anna Franceschini - Es ist verdammt heiss hier - veduta della mostra presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2013
Anna Franceschini – Es ist verdammt heiss hier – veduta della mostra presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2013

Una malia visivo-sonora che potrà forse indispettire il visitatore, incapace infine di definire con precisione i termini dell’esperienza vissuta. Ma la ricerca di Anna Franceschini sembra ancorarsi proprio su questo varco: la scelta di vivisezionare opere già concluse o di modificarne continuamente i titoli conferma una tendenza generale a porsi sempre in bilico tra l’oggetto definito e la potenzialità ancora inespressa. E il mezzo filmico, nella sua così labile precisione, si offre come strumento ideale per documentarla.

Simone Rebora

Venezia // fino al 5 maggio 2013
Anna Franceschini – Es ist verdammt heiss hier
a cura di Milovan Farronato
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA – PALAZZETTO TITO
Dorsoduro 2826
041 5207797
[email protected]
www.bevilacqualamasa.it

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.
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