Julio Le Parc au Palais de Tokyo

Siamo a Parigi, dove il Palais de Tokyo è uno dei punti di riferimento dell’arte contemporanea europea. Le sue esposizioni sono transitorie e tematiche, il titolo che le accompagna questa primavera è “Soleil froid”. Fino al 13 maggio il Palais dedica una mostra monografica a Julio Le Parc, artista argentino che a Parigi visse sin dal 1958.

Julio Le Parc

Julio Le Parc, classe 1928, vive a Cachan, in Francia. È uno dei fondatori del GRAV – Gruppo di Ricerca di Arti Visuali e ha vinto il primo premio alla Biennale di Venezia nel 1966. Il suo lavoro si snoda nell’arte cinetica, con derive verso la op art. La storia che lega il Palais de Tokyo a Julio Le Parc è bizzarra e merita un passo indietro nel tempo.
Il Palais de Tokyo fu costruito per diventare il museo d’arte moderna più grande di Francia in corrispondenza dell’Esposizione internazionale del 1937. L’edificio è composto da due musei simmetrici, uno appartenente allo Stato francese e uno alla città di Parigi, le cui rispettive aperture avvennero nel 1947 per il museo nazionale di arte moderna e nel 1961 per il museo d’arte moderna della città di Parigi.
Nel 1975 il MAM propose a Le Parc di allestire una grande retrospettiva. Tuttavia, in quel periodo l’artista viveva un periodo di disagio con le istituzioni – pochi anni prima infatti fu espulso dalla Francia per essere riammesso in seguito a numerose proteste – e dopo un periodo di valutazione, Julio Le Parc si dichiarò “incapace di prendere una decisione”. Decise così di affidarsi alla sorte: fu un sabato di aprile quando il figlio lanciò una monetina davanti allo sguardo incredulo dei presenti. Testa o croce? Croce: l’esposizione non ebbe luogo.

Nel 1977 a Parigi aprì il Centro Nazionale d’Arte e Cultura Georges-Pompidou, dove fu spostata la collezione del museo nazionale. Solo nel 1998 lo Stato adibì in maniera definitiva lo spazio all’arte contemporanea francese ed europea. Si procedette con un’opera di consolidamento, lasciando volutamente le apparenze di un edificio incompiuto. Nel 2012 il museo nazionale d’arte moderna riaprì come Palais de Tokyo, ovvero con il nome dell’edificio stesso.
A distanza di quarant’anni, Julio Le Parc viene nuovamente invitato ad allestire una mostra monografica al Palais de Tokyo. Questa volta accetta per esporre nella porta a fronte, quella del vecchio museo nazionale di arte moderna.
L’allestimento copre tutto il percorso artistico di Le Parc. Le sue opere si compongono di luce, movimento e materiali poveri; ingredienti che, sapientemente miscelati, coinvolgono lo spettatore attraverso una partecipazione attiva. Lo spostamento è infatti fondamentale nella lettura delle opere: interagendo con il lavoro dell’artista, lo spettatore vede le immagini frantumarsi e ricomporsi in ordini artificiali, percependo così quell’instabilità sensoriale che contraddistingue l’optical art.
Di fronte allo spettatore la luce si pone come materiale di costruzione. Julio Le Parc è capace di catturarla e darle corpo, rendendola elemento insostituibile. La luce si specchia, si contorce, si dissolve per poi essere riaddensata come vapore, con irregolarità, in un gioco di riflessi che formano immagini stupefacenti, come in Continuel-Lumière Cylindre.

Julio Le Parc
Julio Le Parc

Un’altra chiave di lettura per comprendere Julio Le Parc è data dalla riproducibilità. Sebbene i giochi cinetici sembrino costruzioni complesse, in realtà l’impiego di materiali semplici come carta, alluminio, tela e plexiglas permette di creare opere riproducibili. Nobile proposito che si va a sovrapporre all’Arte Povera e al Minimalismo, ma allo stesso tempo si contrappone alla riproducibilità dei nuovi media.
In quest’epoca dove la cultura digitale sembra essersi impossessata dei nostri sentimenti, Le Parc fa scaturire una grande forza da semplici installazioni analogiche. Guardare le sue opere non fa solo riflettere sulla bellezza della materia e del linguaggio della luce, ma anche sulle persone, immobili a guardare giochi di luce o vitali nell’attraversare dedali di specchi. Julio Le Parc possiede la capacità di sottrarci per un istante a un mondo caotico per proiettarci all’interno di un dedalo di meraviglie in cui perdersi e trovare l’uscita.

Dario Rodighiero

Parigi // fino al 13 maggio 2013
Julio Le Parc
13 avenue du Président Wilson
PALAIS DE TOKYO
+ 33 (0)1 81973588
[email protected]
www.palaisdetokyo.com

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Dario Rodighiero
Designer, bibliotecario e appassionato d'arte. Attualmente interaction designer per AIME – An Inquire for the Modes of Existence – un progetto di Bruno Latour sviluppato all’interno del Médialab di Sciences Po a Parigi. Dopo aver studiato teorie e tecniche fotografiche all'Istituto Italiano di Fotografia, consegue una laurea breve in Informatica e un master in Psicologia e Comunicazione Visiva con una tesi sui thesauri. Precedentemente ha partecipato a studi di ricerca presso il Joint Research Centre per la Commissione Europea e l’Università Statale degli Studi di Milano-Bicocca. Ha collaborato inoltre con lo XEROX Research Centre Europe e l’INRIA Saclay in Francia; la FAO, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Domus Academy in Italia; il Fraunhofer in Germania; il British Geological Survey in Inghilterra.