Femministe dimenticate. Sylvia Sleigh a Liverpool

La prima retrospettiva di Sylvia Sleigh nel Regno Unito presentata alla Tate Liverpool. Un contributo femminista, attraverso nudi maschili che rievocano i grandi classici. Fino al 3 maggio.

Sylvia Sleigh, Paul Rosano Reclining, 1974 - © Estate of Sylvia Sleigh

La retrospettiva dedicata a Sylvia Sleigh (Llandudno, 1916 – New York, 2010) presenta circa cinquanta lavori tra dipinti e disegni. Nata in Galles, ha passato praticamente tutta la sua vita in America, dal momento che in Inghilterra il suo lavoro pare non avesse avuto una ricezione particolarmente entusiasmante. A New York ha voluto quindi dar voce alle prorie idee praticando l’arte attraverso un approccio sicuramente politico e di ideologia femminista che negli Anni Sessanta l’anno resa famosa, da una parte, ma dall’altra l’hanno relegata a un rango inferiore rispetto alla tendenza astrattista dell’epoca.
Sleigh, infatti, è sicuramente una pittrice realista, ma con una visione tendenzialmente provocatoria rispetto alla cultura dominante. Insieme al marito Lawrence Alloway, critico d’arte e curatore del Guggenheim, sono riusciti a creare un circolo interessante di artisti, scrittori e musicisti che spesso sono diventati i soggetti delle tele della pittrice gallese.
Dai quadri si percepisce una certa familiarità tra soggetti e l’ambiente che li circonda, data appunto la confidenza e l’amicizia intercorsa. Nello stesso tempo, però, c’è una certa strana sensazione che il direttore della Tate, Francesco Manacorda, ha definito “effetto estraniante”, che viene dal modo in cui l’artista fa riferimento a pose canoniche della tradizione pittorica occidentale delle belle arti. In qualche modo, infatti, è impossibile non trovare una connessione tra i suoi soggetti a opere come il celebre ed estremamente controverso Olympia di Manet o Le déjeuner sue l’herbe,  che nella seconda metà dell’Ottocento hanno dato una scossa di impatto irreparabile alla lunga tradizione classica attraverso la rappresentazione di soggetti “veri”, non idealizzati, non mitizzati e per certi versi fuori dalla calda luce redentrice divina.

Sylvia Sleigh, Chelsea Garden, 1967 - © Estate of Sylvia Sleigh
Sylvia Sleigh, Chelsea Garden, 1967 – © Estate of Sylvia Sleigh

Sylvia Sleigh, in pratica, lavora con la stessa intenzione, ossia mettere in discussione una linea culturale dominante, ovviamente patriarcale e maschilista. Negli anni in cui il femminismo prende un aspetto politico e culturale molto forte, il suo lavoro risulta particolarmente efficace. Troviamo quindi nell’esposizione grandi tele che riproducono nudi maschili che riecheggiano pose ben note della tradizione pittorica classica. Solo che a funzionare da “stonatura” c’è un uomo, come in Michael Greenwood Reclining (1952) o Imperial Nude: Paul Rosano (1975). A sovvertire la retorica secolare dello sguardo maschile ci sono anche soggetti femminili, anch’essi serenamente adagiati su morbidi divani e ritratti in tutta la loro bellezza reale. Niente è lasciato all’immaginazione idealizzante dei corpi che si trasformano in eteree figure senza carne. Al contrario, le sue donne sono quasi ritratte con un’attenzione iper-realista, riproducendo dettagli del corpo come peli, linee d’espressione, rughe e quant’altro di umano fa parte nel concetto di bellezza. Tra i più belli c’è sicuramente il nudo di Eleanor Antin (1968) o Felicity Rainnie Reclining (1972).
Una mostra non solo meravigliosamente curata, ma che rende finalmente omaggio, anche nella sua terra d’origine, a una grande artista che ha sicuramente pedalato controcorrente.

Leonardo Proietti

Liverpool // fino al 3 maggio 2013
Sylvia Sleigh
a cura di Francesco Manacorda ed Eleanor Clayton
TATE LIVERPOOL
Albert Dock
+44 (0)151 7027400
[email protected]
www.tate.org.uk/liverpool

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Leonardo Proietti
Leonardo Proietti (1978) finisce la sua carriera scolastica in Italia in farmacia (controllo qualità) per iniziare collaborazioni come critico d’arte e seguire progetti curatoriali sia in Italia (Gheisha Paint Project, 2007) che a New York (Dream Therapy, 2008) dove si trasferisce per un breve periodo lavorando presso Kathleen Cullen Fine Art come “curatorial assistant.” Segue la rilocazione a Los Angeles dove ha la possibilità di lavorare per la regina del New Pop Surrealism, Merry Karnowsky (Merry Karnowsky Galley). Ha partecipato come assistente alla curatela della mostra Alberto Burri and America (Santa Monica, 2010) presso il Santa Monica Museum of Art e alla stesura del catalogo che accompagna l’esibizione. Ha lavorato come ufficio stampa sia a Roma, che a Los Angeles per organizzazioni non-profit. Al momento sta completando un Master in studi culturali a UCLA (University of California Los Angeles) con particolare attenzione alla moda/storia del costume in relazione ai movimenti Dada e Surrealismo. Insegna come teacher assistant nel dipartimento di storia dell’arte di UCLA. Dal 2011 collabora come corrispondente dagli U.S.A. per Artribune.
  • andrea bruciati

    artista interessante: grazie artribune, non la conoscevo

  • 4ep

    no dai! per favore, che prezzi avranno

  • Angelov

    Una visione che sembra aver abdicato all’idea di centralità o di gerarchie di valori; soggetto e sfondo quasi si confondono esaltando l’aspetto decorativo delle opere, che tutto sommato, possono anche non dispiacere.