Cinque artisti per quattro riti

A Sassari apre “Candelieri. 4Residencies_ Dinamiche da un’induzione”, mostra conclusiva di residenze d’arte in diversi comuni della Sardegna. Dove l’ultima ricerca artistica rifrange il prisma della tradizione. A Palazzo della Frumentaria, fino al 14 aprile.

Silvia Camporesi, Assunta, 2012 - courtesy progetto contemporaneo

Si chiude dopo sette mesi il primo ciclo di artist in residence a cura di Progetto Contemporaneo, giovane associazione di promozione culturale nata nel 2012. Il rito dei Candelieri, processione di imponenti ceri votivi presente in quattro comuni dell’isola da sette secoli, è l’input da cui gli artisti coinvolti sviluppano i propri linguaggi, reinterpretando un contesto socio-culturale a loro inedito. L’esito, in mostra al Palazzo della Frumentaria di Sassari, è il ritratto di un territorio con occhi affini di chi, ciclicamente, dà nuova linfa a un rituale dalle forti connotazioni sociali.
Propone un nuovo punto d’osservazione del culto Silvia Camporesi, analizzando la condizione umana attraverso un primissimo piano di una Madonna dormiente, statua lignea oggetto del rito. I suoi accessori fanno da contrappunto in un book dove la tecnica orientale del kirigami crea nuovi volumi nello spazio. Mentre le forme sonore di un canto “a tenore”, echeggiato da un delicato servizio in ceramica, si sviluppano in Contra, video realizzato dall’artista in collaborazione con Carlo Spiga. Concentrata sulle potenzialità dei materiali del quotidiano, Arianna Carossa individua le tensioni dell’esperienza sacrale nell’affinità tra oggetti in apparenza lontani. Una rotella, sospesa da terra, definisce l’equilibrio di un asse su una sedia quanto le forze fisiche in gioco nel cerimoniale. Una image trouvée dà un altro scacco all’osservatore, ma in forma bidimensionale: la foto di una persona di spalle è l’univoco fulcro della visione.

Arianna Carossa, Senza titolo, 2012 - courtesy progetto contemporaneo
Arianna Carossa, Senza titolo, 2012 – courtesy progetto contemporaneo

GUM Studio (Helena Hladilovà e Namsal Siedlecki) ridefinisce e seziona la materialità dell’oggetto-voto con l’ironia di un rebus, significante solo se stesso. La constatazione della velenosità dei legni del candeliere di Iglesias è il pretesto per un feticismo formale ibrido, intimamente monumentale ed elaborato dal dettaglio. Gabriele Arruzzo, infine, filtra la simbologia del rito attraverso la pittura, creando un nuovo stemma per il comune di Nulvi. Emerge un logo pubblicitario accattivante, emblema dissepolto dalla Storia. La festa diventa paradigma della vita comunitaria: come osserva il curatore Giangavino Pazzola, “ci allontaniamo dai Candelieri per vederli in modo diverso e identico”.

Elio Ticca

Sassari // fino al 14 aprile 2013
Candelieri. 4 Residencies_Dinamiche da un’induzione
a cura di Giangavino Pazzola
PALAZZO DELLA FRUMENTARIA
Via delle Muraglie 1

079 2592083

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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.