Carone e le sue opere non sue

Un’opera unica, dipinta da altri, che non si può mai dire conclusa. La forza e l’azzardo dell’idea segnano una nuova fase nella ricerca di Francesco Carone. A Siena, alla Galleria FuoriCampo, fino al 23 aprile.

Francesco Carone - Genealogia #3 - veduta della mostra presso la Galleria FuoriCampo, Siena 2013 - photo Lorenzo Pallini e Mariangela Scalzi

La tendenza progressiva di Francesco Carone (Siena, 1975; vive a Iesa) ad attenuare il controllo sulla propria opera – come dichiarazione di poetica: l’artista soprattutto scopre e rispetta la bellezza naturale delle cose – nell’ultimo progetto assume un carattere contestualizzato e relazionale. L’effetto è un quadro di ridotte dimensioni con tema la tempesta, intesa nel significato di rigenerazione, dalle qualità specifiche: senza l’intervento materiale dell’ideatore, la tela è stata dipinta in successione, così che una stesura coprisse sempre quella precedente, da altri quattro artisti con lui in rapporto di affinità: Eugenia Vanni, Luca Bertolo, Paolo Parisi e Luca Pancrazzi.
L’idea “genealogica” a fondamento del ciclo di tre progetti, ogni volta come confronto tra generazioni diverse (le precedenti Ozzola/Salvadori e Becheri/Guaita) ha deviato in direzione imprevista: la rinuncia pone in discussione il concetto di autorialità, il rapporto d’ispirazione e di fiducia tra gli artisti, infine la possibilità di acquistare un’opera finita poiché questa, passando ancora in futuro ad altre mani, ogni volta non potrà che rappresentare il proprio superamento.

Si integrano a questo nucleo (in un altro spazio espositivo) alcune riproduzioni di quadri storici con medesimo tema, ma a cui viene sottratto il punto culminante della bufera, e la nota collezione dell’artista di edizioni del Moby Dick.

Matteo Innocenti

Siena // fino al 23 aprile 2013
Francesco Carone – Genealogia#3
a cura di Ludovico Pratesi
FUORICAMPO
Via Salicotto 1/3
339 5225192 / 328 9573677
[email protected]
www.galleriafuoricampo.com

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Matteo Innocenti
In linea agli studi universitari in Storia dell'Arte inizia un percorso come critico e curatore. Collabora a vari progetti editoriali, in modo particolare prima ad Exibart e poi ad Artribune. E' direttore artistico di TUM, collettivo di artisti e di altre professionalità legate al mondo dell'arte, finalizzato alla ricerca e alla sperimentazione espressiva. Lavora inoltre come autore e regista per una società di video produzione fiorentina.
  • ci sono due aspetti del progetto significativi e forse fuori controllo:

    -che se non leggiamo il TESTO non conosciamo. Non conosciamo l’opera?

    -che l’opera dipinto viene fruita ora come foto digitale, ora come video (addirittura con il suono della tempesta…), ora come situazione d’opera immaginata. Dove sta il centro dell’opera?

    E poi perchè il ritaglio di quadri famosi? Il dipinto solo bastava.

    Ma ci sono appunto due elementi che sembrano agire senza la consapevolezza degli attori coinvolti.

  • Giuseppe Salerno

    Caro Matteo, il concetto di “intervento successivo” su un’opera d’arte è ampiamente sviscerato nel progetto itinerante ed in progress “Sopraffactions” da me curato, avviato nel settembre del 2009 ed ancora in corso prima di concludersi a Roma con una Maxxispraffactions.
    Per tua informazione ecco di seguito il progetto di cui parlo:

    LA NASCITA DI SOPRAFFACTIONS

    Sopraffactions nasce da un’idea di Giuseppe Salerno che coinvolge tre artisti (Luigi Ballarin, Gerardo Di Salvatore e Lughia) tra loro lontani per poetica e per impiego di tecniche e materiali.

    I tre producono ciascuno quattro opere su tela delle medesime dimensioni (cm.100x100x4) che divengono oggetto di scambio tra gli artisti stessi.

    Entrati ognuno in possesso di due opere dell’uno e due dell’altro, le hanno utilizzate quali basi per la realizzazione di nuovi lavori a propria firma esclusiva. Non lavori “condivisi” a quattro mani, ma “sopraffazioni” a tutti gli effetti, dove nessuna possibilità di intervento era preclusa.

    Il risultato del processo, compreso in dodici tele, è divenuto oggetto, nel settembre del 2009, di una prima esposizione romana presso la Galleria Monty & Company.

    IL SENSO DELLA MOSTRA

    La mostra nasce dalla considerazione che la vita è sopraffazione. Ogni mutamento è originato da un fatto o un atto che sempre interviene sul preesistente, sia esso materiale o immateriale. Un concetto questo che, per quanto chiaro e condivisibile, risulta di difficile accettazione quando per darne visibilità si faccia ricorso all’arte.

    L’operazione realizzata assume infatti un carattere fortemente provocatorio dal momento che mette in discussione il tabù dell’inviolabilità dell’opera d’arte, comunemente ritenuta destinata a perdurare immutata nel tempo. Un atto coraggioso e innovativo quello di artisti che, consapevoli del fatto che nulla è per sempre, offrono all’altrui intervento le proprie opere con la coscienza che soltanto alimentandoci dell’universo che ci circonda, comprese quindi le altrui rappresentazioni, ci è dato costruire la nostra unicità.

    Un’operazione che, attraverso l’intreccio di anime e modalità, esprime a pieno questa nostra contemporaneità informata alla cultura della commistione e dell’attraversamento.

    Nel riconsiderare un presupposto indiscusso dell’arte l’operazione assume particolare forza sul piano culturale offrendo, attraverso i lavori di quanti se ne rendono protagonisti, spunti nuovi alla riflessione.

    L’AVVIO DEL PROGETTO

    Il successo della prima esposizione romana ne ha incoraggiato la trasformazione in un progetto di più ampio respiro finalizzato alla progressiva contaminazione di nuove intelligenze e territori. Un’operazione destinata ad attraversare numerose località italiane in rappresentanza delle rispettive regioni di appartenenza. Così ogni volta tre nuovi artisti appartenenti al territorio ospitante replicano il meccanismo e le loro dodici opere vanno in mostra congiuntamente a quelle realizzate in occasione delle precedenti tappe.

    Ogni inaugurazione è preceduta da una conferenza di presentazione del progetto alla quale sono invitati ad intervenire relatori di diversa estrazione che affrontino dal loro specifico punto di osservazione il tema della sopraffazione.

    Sono state sin qui realizzate le seguenti esposizioni:

    Fabriano (10 luglio – 7 agosto 2011)
    6 artisti con 24 opere

    sede: Pinacoteca Civica Bruno Molajoli
    artisti: Anna Massinissa, Gabriele Mazzara, Franco Zingaretti
    relatori: Alessandro D’Ercole (Direttore Artistico Massenzio Arte), Carmela Infarinato (Storica dell’Arte) e Giordano Pierlorenzi (Direttore dell’Istituto POLIARTE di Ancona)
    patrocini: Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Fabriano
    sponsor: Fondazione CARIFAC
    organizzazione: Associazione Culturale InArte

    Cosenza (6 febbraio – 4 marzo 2012)
    9 artisti con 36 opere

    sede: Galleria Nazionale di Palazzo Arnone
    artisti: Maria Credidio, Alfredo Granata, Luigia Granata
    relatori: Mario Bozzo (presidente della Fondazione CARICAL), Fabio De Chirico (soprintendente ai beni culturali per la Calabria), Giulia Fresca (giornalista e critica dell’architettura) e Giordano Pierlorenzi (Direttore dell’Istituto POLIARTE di Ancona)

    patrocini: Regione Calabria, Provincia di Cosenza, Comune di Cosenza
    sponsor: Fondazione CARICAL
    organizzazione: Università della Calabria – Associazione PUL

    Salerno (16-24 aprile 2012)
    12 artisti con 48 opere

    sede: Palazzo Ruggi D’Aragona
    artisti: Claudio Bozzaotra, Enrica Capone, Pinella Palmisano
    relatori: Maria Grazia Bellisario (Direttore Architettura e Arte Contemporanea del MiBAC), Gennaro Miccio (soprintendente BAP di Salerno), Ermanno Guerra (assessore alla cultura del Comune di Salerno), Alessandro D’Ercole (direttore artistico della Massenzio Arte), Alfonso Amendola (Università di Salerno), Geppino Siano (Università di Salerno), Alessandro Rinaldi (Dof Counseling),
    coordina: Giulia Fresca (giornalista e critica dell’architettura)
    patrocini: MiBAC, Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino, Comune di Salerno
    sponsor: Camera di Commercio di Salerno
    organizzazione: Associazione Culturale “l’art re pazz’”

    Viterbo (5-20 maggio 2012)
    15 artisti con 60 opere

    sede: Palazzo dei Papi
    artisti: Mariella Gentile, Mirna Manni, Xo
    relatori: Claudio Strinati, Andrea Alessi, Fiorenzo Mascagna
    patrocini: Regione Lazio, Provincia di Viterbo, Comune di Viterbo,
    Camera di Commercio
    sponsor: Fondazione CARIVIT
    organizzazione: Associazione Culturale “Magazzini della Lupa”

    Matera (8 dicembre – 6 gennaio 2013)
    18 artisti con 72 opere

    sede: ex Ospedale di San Rocco
    artisti: Dario Carmentano, Pino Lauria, ElleplusElle (Massimo Lovisco e Carmen Laurino)
    relatori: Attilio Maurano (Direttore Regionale Beni Culturali e Paesaggistici), Francesco Canestrini (Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata), Gennaro Miccio (soprintendente Bap di Salerno), Mario Bozzo (Presidente Fondazione CARICAL),
    patrocini: Regione Basilicata, Provincia di Matera, Comune di Matera
    sponsor: Fondazione CARICAL
    organizzazione: Associazione Culturale InArte

  • laura Negrini

    Che il divenire possa essere inteso come sopraffazione…. non è stato inventato oggi.. è una visione pessimista ma interessante; ma che quest’opera rappresenti questo concetto , lo esprima e lo evidenzi ho i miei seri dubbi.
    Che l’arte non sia più appannaggio dell’eternità è già avvenuto attraverso le invenzioni foto, cine e televisione , pubblicità … è caratteristica di questo secolo e del precedente.
    Questo elementare puerile mare inj tempesta da ex voto non mi piace , non mi dice niente, non lo trovo interessante

  • greg

    Mi di cosa stiamo a discutere??? Queste sono trovate demenziali e inutili, il pubblico le trova giustamente offensive della propria intelligenza. questi non sono artisti ma braccia rubate all’agricoltura.

  • Angelov

    L’industria cinematografica ha accettato, e la cosa ormai viene data per scontata da tutti, che la critica da pare di esperti del settore, e il gradimento del pubblico, corrano su binari paralleli; tanto è vero che le recensioni dei films per lettori di quotidiani, incerti sul da farsi, si esprimono in “Critica” e “Pubblico”, affidandosi al numero dei pallini presenti nelle rispettive colonne, per avere a colpo d’occhio la sintesi della situazione.
    Ma così non è per l’Arte Contemporanea, la quale sfoggia sempre un numero illimitato di pallini, per quel che si riferisce alla voce “Critica”, ma pochi o inesistenti per quello che si riferisce al gradimento del “Pubblico”.
    E con quest’ultima voce, non si fa distinzione tra Opere Vendute e Opere Solo Ammirate, in quanto qualcosa di ammirato e desiderato, prima o poi trova il modo di felicemente accasarsi.
    E l’esperimento descritto, di lavori a quattro mani, rientra secondo me in questa casistica; come anche del resto la maggior parte dei lavori d’arte visiva che richiedono di una “Spiegazione” estesa da parte della Critica, per poter essere, non dico capiti, ma almeno avvicinati dagli ingenui spettatori.