Se la fotografia impazzisce

Quando la follia è ritratta con sguardo contemporaneo nasce un sentimento di pietà, ma quando la fotografia diventa immaginazione, inizia un viaggio nella follia stessa. Le fotografie di Cristian Fogarolli in mostra da Arte Boccanera, a Trento, fino al 26 aprile.

Cristian Fogarolli, Mugshot III_mad, 2012

Non è la prima volta che l’arte, e più nello specifico la fotografia, si confronta con il tema della follia. Quest’ultima è stata lo strumento classificatorio per eccellenza fino alla fine del secolo scorso, quando gli istituti psichiatrici sono stati soppressi, ma di quei luoghi le documentazioni realizzate sono state conservate e riordinate. Cristian Fogarolli (Trento, 1983) ha posato il suo sguardo sull’archivio dell’ex manicomio di Pergine Valsugana (aperto dal 1882 al 1981) cercando di ripensarne i contenuti.
Nel 2005, a Reggio Emilia, ci fu una grande esposizione intitolata Il volto della follia. Sfogliando il catalogo, pieno zeppo d’immagini che ritraggono i reclusi, e ora visitando la mostra di Fogarolli, si può notare una grande differenza. Se lì la follia è ritratta alla luce dello sguardo attuale, qui l’operazione è metafotografica. L’immagine d’archivio viene manipolata e sembra quasi sia la fotografia stessa ad essere “impazzita”. Uno scarto tra il documento e l’opera dell’artista che risucchia visivamente nel vortice senza fine della follia.

Claudio Cucco

Trento // fino al 26 aprile 2013
Cristian Fogarolli – White
a cura di Chiara Ianeselli
ABC – ARTE BOCCANERA CONTEMPORANEA
Via Milano 128
0461 984206 / 340 5747013
[email protected]  
www.arteboccanera.com

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Claudio Cucco
Claudio Cucco (Malles Venosta, 1954) attualmente è residente a Rovereto. I suoi studi di Filosofia sono stati fatti a Bologna, è direttore della Biblioteca di Calliano (TN) e critico d’arte. S’interessa principalmente di arte contemporanea e di architettura e dell’editoria legata a questi due linguaggi. Collabora con il quotidiano L’Adige, con la rivista Arte e Critica e la rivista Nuova Informazione Bibliografica, edita da Il Mulino. Dal 2011 fa parte dei collaboratori di Artribune, dopo aver collaborato per anni a Exibart e precedentemente a Tema Celeste.
  • Bruto

    Ma quante volte si dovrà ancora vedere questo procedimento della sovrapposizione di immagini?

    Ah ma questo è un artista!

    Allora non è necessario conoscere la storia della fotografia…

    Un esempio a caso, l ultimo tra i tanti.

    http://www.simonebergantini.com/american-standard-remix

    Ops!

  • Maurizio

    Bello l’articolo. Complimenti

  • Mi disturba l’utilizzo del “casus” per cercare, poi, l’effettaccio (vero fine). Man Ray non aveva bisogno di “scuse”…

    • SAVINO MARSEGLIA

      Man Ray, se vedesse queste fotografie artefatte si rivolterebbe nella tomba….

  • Bruto

    Questo è quello che succede quando si predilige la pensata al pensiero, soprattutto se è una pensata che non aggiunge nulla di nuovo, tolta quella non resta altro.