Ritorno all’ordine. Arte tra le due guerre a Forlì

I miti e la tradizione. La comunicazione di regime e il design industriale. Tutto in nome di un classicismo moderno, per il quale “non si tratta di far fremere la pelle e di far risaltare i muscoli, né di esplorare la propria anima”. Novecento va in mostra a Forlì, presso i Musei di San Domenico, fino al 16 giugno.

Tullio Crali, Incuneandosi nell’abitato, 1939-40. Roma, Collezione privata

Pratica antica quella della damnatio memoriae. Gesto necessario e liberatorio nella Roma repubblicana e imperiale quando, per tutelare l’onore della città, si potevano cancellare le tracce di una persona, a partire dal nome, fino a tutte le raffigurazioni che la ricordavano: statue, dipinti, iscrizioni. Comprensibile reazione del popolo ai tiranni e alle dittature, il suo uso si è mantenuto fino a oggi – basti pensare allo scenografico abbattimento delle icone di Saddam Hussein – e ha attraversato secoli di storia e vicende di Paesi tra loro lontani. Inevitabilmente una damnatio memoriae avvenne in Italia dagli anni Quaranta del secolo scorso a danno dell’arte promossa dal regime fascista: quando non vi fu la distruzione reale, si scelse l’oblio. E la storia dell’arte ufficiale ignorò vent’anni di pittura, scultura, architettura e design.
La lacuna però ha ora la possibilità di essere colmata per merito di una mostra che non ha alcun odore di revisionismo, ma che si fonda coraggiosamente su una ricerca storica e su una prospettiva di recupero di quel movimento, Novecento, che si affermò in Italia su presupposti europei, quelli del ritorno all’ordine proclamato da Jean Cocteau nel 1917 e che coinvolse gli artisti in una linea di riscoperta della figura, partendo dal superamento dell’Impressionismo tanto quanto del Futurismo. Grandi promotori e organizzatori furono Margherita Sarfatti e Giuseppe Bottai, quest’ultimo definito da Antonio Paolucci, “il più intelligente ministro della Cultura che l’Italia moderna abbia avuto”; mentre tra gli artefici protagonisti della produzione del Ventennio si ritrovano i nomi più noti del secolo scorso: Gino Severini e Felice Casorati, Adolfo Wildt e Giò Ponti, Libero Andreotti e Marcello Piacentini, Mario Sironi e Giorgio de Chirico, senza dimenticare alcuni dei futuristi più attivi, come Carlo Carrà.

Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre – veduta della mostra presso i Musei di San Domenico, Forlì 2013
Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre – veduta della mostra presso i Musei di San Domenico, Forlì 2013

L’esposizione di Forlì – che non a caso si colloca in un contesto urbanistico caratterizzato proprio da una pianificazione di regime – apre quindi un’ampia finestra in quelli che furono i decenni tra le due guerre mondiali, ed espone più di cinquecento opere in un percorso per temi, proprio con lo scopo di ricreare un’ambientazione il più possibile completa e comprensibile, alla quale si intreccia la linea guida della cronologia: dopo uno strepitosa dichiarazione d’intenti che vede affiancati La città ideale della Galleria Nazionale delle Marche e Silvana Cenni di Felice Casorati, l’apertura è dedicata al culto dei caduti per la Patria, per poi toccare i grandi temi della comunicazione pubblica fascista. E ancora, l’arte grafica dei cartellonisti, l’architettura e l’urbanistica, i miti della conquista della terra, del lavoro, del “genio italico”, del mare, della maternità e dello sport. Non solo dipinti e sculture, ma anche progetti, bozzetti, elementi d’arredo e la moda, con abiti e calzature di un’eleganza forse mai più raggiunta.
Renato Guttuso e Giacomo Manzù congedano i visitatori: a prima vista fuori contesto, sono invece la chiara testimonianza di una vasta sconfitta che ha coinvolto un intero sistema politico e tutto un popolo, dopo i disastri di una guerra e di un lungo regime.

Marta Santacatterina

Forlì // fino al 16 giugno 2013
Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre
a cura di Fernando Mazzocca
Catalogo Silvana Editoriale
MUSEI DI SAN DOMENICO
Piazza Guido da Montefeltro 2
199 757515
[email protected]
www.mostranovecento.it

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Marta Santacatterina
Marta Santacatterina è giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, titolo conseguito presso l'Università degli Studi di Parma. È editor freelance per conto di varie case editrici e, dal 2015, ricopre il ruolo di direttore sia di Fermoeditore sia della rivista online della stessa casa editrice, "fermomag", sulla quale cura in particolare le rubriche dedicate all'arte e alle mostre. Collabora con "Artribune" fin dalla nascita della rivista, nel 2011.