Le metamorfosi di Nunzio Paci

Nunzio Paci rende ibride le tecniche artistiche e le figure che rappresenta, abolendo i confini tra umano, vegetale e animale. A Milano, ancora pochi giorni per conoscere “De signatura rerum”. Alle Officine dell’immagine, fino al 31 marzo.

Nunzio Paci - De Signatura Rerum - veduta della mostra presso Officine dell’Immagine, Milano 2013

Dopo Galeno, Paracelso e Jakob Böhme, anche Nunzio Paci (Bentivoglio, 1977) interpreta la teoria delle segnature, declinandola in immagini. Nelle tele dalla scala cromatica ridotta e vicina alle tonalità della terra, l’artista traccia corrispondenze simboliche, rendendole talvolta evidenti nei piccoli numeri, impronte di analogie tra parti, che non vengono cancellate dalle colature di colore e di cera. Il corpo è il centro dell’indagine che viene condotta in questa mostra e che vede l’analisi anatomica come strumento per rintracciare un’unità ideale tra uomini, animali e piante, di cui i gemelli siamesi e i cannibali divengono figure iconiche. Tra echi di Cronenberg, con una visione però positiva della contaminazione e priva dell’idea di sopraffazione, le distinzioni tra generi vengono superate e viene eliminata la categoria dell’altro.

Marta Cereda

Milano // fino al 31 marzo 2013
Nunzio Paci – De Signatura Rerum
a cura di Davide W. Pairone
OFFICINE DELL’IMMAGINE
Via Atto Vannucci 13
0331 898608 // 334 5490900
[email protected]
www.officinedellimmagine.it

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.