La ferinità della materia secondo Luca Francesconi

Una scelta e non un errore di concordanza, quello fra un sostantivo maschile e un aggettivo femminile. È “Geode cupa” di Luca Francesconi. Fra tende di seta, pesci gatto e sculture in terra di fiume, da Fluxia a Milano, fino al 10 marzo.

Luca Francesconi - Geode Cupa - veduta della mostra presso Fluxia, Milano 2013 - photo Andrea Rossetti

Disseminando tracce nella galleria, Luca Francesconi (Mantova, 1979) suggerisce piani narrativi liberamente assemblabili. I singoli elementi rispondono da un capo all’altro delle sale, mostrando affinità per colori, lucentezza e materiali. Sono i materiali, infatti, uno degli elementi fondanti la ricerca di Francesconi, che sottolinea la trasformazione dell’organico e dell’animale in materia apparentemente inerte.

Due sculture in marmo nero, reso simile a plastica, occupano il centro della scena e rimandano a una figura femminile gravida, ma il riferimento non è alla maternità in senso proprio, bensì, più in generale, alla generazione di materia e alla possibilità di plasmarla dall’interno. È proprio questo ciò che fa un geode, concrezione di cristalli che si sviluppa all’interno di una roccia, cavità invisibile e scintillante.

Marta Cereda

Milano // fino al 10 marzo 2013
Luca Francesconi – Geode cupa
FLUXIA
Via Ventura 6
02 83425369
[email protected]
www.fluxiagallery.com

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Marta Cereda
Marta Cereda (Busto Arsizio, 1986) è critica d’arte e curatrice. Dopo aver approfondito la gestione reticolare internazionale di musei regionali tra Stati Uniti e Francia, ha collaborato con musei, case d’asta e associazioni culturali milanesi. Dal 2011 scrive per Artribune.
  • Questo minimalismo anemico dell’oggetto trovato.

    Sicuramente una modalità delicata e riflessiva. Un senso di disagio. Queste opere testimoniano di un disagio che si è mosso in quella stanza. Il New Arcaic si rivela sempre la soluzione più interessante, meglio quì che alla Biennale di Venezia del 2011. Anche se sono troppo forti i rimandi al 900, ad artisti come Beuys per esempio. Il giovane artista sciamano, il giovane artista indiana jones:

    http://www.artribune.com/2012/11/giovani-indiana-jones/

    Non si riesce a considerare l’opera veramente su una retta trasversale che travalica quella stanzina dal sapore post modernista.

    • SAVINO MARSEGLIA

      In questa mostra si trova “l’oggetto trovato”, come nel pollaio si trova l’uovo !
      Cosa dobbiamo dire che si trova la novità?

  • luca

    che roba brutta. ma possibile che Francesconi non se ne accorga? eppure l’intelligenza non gli difetta… perché mette in mostra questi sciapi orrori?

  • morimura

    luca lo fa per essere scelto da Gioni…

  • alessandra

    Whitehouse..luca rossi ecc. ma quale artista sciamano!!
    Può non piacerti il lavoro ma, con le baggianate che scrivi, ti ritrovi ad essere pari a quegli artisti alla ricerca di senso che tanto critichi

  • Alessandra, e invece guardando questi oggetti lasciati e usati, mi ricordo le vetrine di Beuys. Ma questo non è niente di chè

    Credo che questi giovani si stiano arrovellando intorno un linguaggio ormai stanco e logoro. E quindi alcuni pensano bene di “rifare il giro” e ri-niziare dagli anni 60…

  • Alex Gianotti

    Quando i lavori prodotti da Francesconi scoppieranno a ridere capirà che fare l’artista non è il suo mestiere!

  • diavola vettese

    Sono i materiali, infatti, uno degli elementi fondanti la ricerca di XXXX che sottolinea la trasformazione dell’organico e dell’animale in materia apparentemente inerte.

    sostituite le XXX con qualsiasi artista dal Bernini al Garpez di tre uomini e una gamba e la frasa avrà comunque senso.

    W IL CRITICHESE

  • livello commenti bassissimo, dai commentatori si capisce il livello dei progetti. purtroppo

    • diavola vettese

      invece tu dici sempre cose nuove e intelligenti! AAHAHHAHHH

  • chiara devetti

    Ormai ci siamo abituati che non appena escono notizie su Biscotti, Arena, Perrone, Roccasalva, Tolone, Angioletti, Francesconi o altri simili fioccano, immancabili, commenti pieni di acredine (spesso insulsa). Che vi posso dire… io la mostra l’ho vista, i due marmi neri sono spettaccolari, la pelle d’anguilla e le sete nere mi sono piaciuti, che posso dirvi… a me è parsa davvero bella. Sicuramente la migliore in zona ventura in questo momento. E’ solo il mio parere, ci mancherebbe… niente di più del mio avviso. Ormai aspetto con ansia che escano notizie su i vari Vascellari, Assael and company, attendendo commenti ferocemente incazzati,i quali arrivano immancabili. Ormai è chiaro a tutti quali sono e quali non sono gli artisti che hanno un senso nell’arte italiana. Purtroppo per gli altri, e con buona pace di tutti.

    • @Chiara: “i due marmi sono spettacolari”? “la pelle d’anguilla e le sete nere mi sono piaciuti”? Prova a passare in piazza Duomo alla Rinascente a vedere se ci sono altre cose che “ti piacciono”…

      Per quanto mi riguarda mi piace argomentare intorno ad artisti in cui vedo una speranza, o quanto meno la presunzione (loro) di una speranza.

      Cosa significa “ti piace”? Cosa significa avere un senso nell’arte italiana?

      Non dimenticare, passa alla Rinascente.

      • Susy

        anch’io preferisco i biscotti alla cioccolata, le scarpe in pelle d’anquilla e il pigiama in sete nere. Spero tanto di trovare queste novità al Padiglione Italia di Venezia !

        • vermehlo

          al massimo lo trovi alla mostra internazionale

        • diavola vettese

          i biscotti magari ci sono alla biennale: marca Rossella

  • Angelov

    Il Monolito di Odissea nello Spazio
    ha colpito ancora…e l’eroico artista
    i vuoti gusci di sì astratto agone
    nel livor di rallentati annaspi
    sul campo abbandona

    • fausto

      l’immaginazione abbonda al centro commerciale…