Israele: dove non c’è solo il conflitto

Ultimi giorni per visitare una rassegna degna di nota al Macro Testaccio. A Roma, 24 artisti israeliani si confrontano con l’arte, senza cedere allo stereotipo del solo-conflitto. Una bella prova, da osservare fino a domenica 17 marzo.

Keren Cytter, The hottest day of the year, 2010

Una parabola auspicabile, quella di Israel Now al Macro Testaccio: mostra impeccabile e successo in tutti i sensi, vista l’inquieta atmosfera culturale – che passa dallo sguardo distratto all’attenta fenomenologia – perennemente astiosa per sciocchezze di superficie. Meritatamente, ma anche in modo inaspettato, i 24 artisti israeliani – delegazione corale dotata di forti individualità – con il loro carico politico, religioso ed estetico hanno messo d’accordo tutti, ricevuto esclusivamente critiche favorevoli e sono stati seguiti da un ampio pubblico (pagante).
Il primo obiettivo della curatrice Micòl di Veroli era svincolarsi dal luogo comune di un tema spinoso e denso di fraintendimenti e di mostrare un altro volto, solitamente sconosciuto, di Israele, Paese ricordato e citato solo per il conflitto. La struttura del progetto mira all’individuazione di quegli artisti che sono riusciti a mantenere un approccio critico, in perfetto equilibrio tra nuove tecnologie e vecchie metodologie, con la peculiarità di possedere quello che la curatrice definisce “declinazione al futuro” e “senza compromessi o forzature imposte dal mercato e con una spinta costante nella direzione dell’autonomia artistica e concettuale”.

Maya Attoun, Moving, 2009
Maya Attoun, Moving, 2009

Gli artisti provengono da diverse generazioni, pochi fra loro vivono fuori da Israele, ma quasi tutti sono già attivi nei circuiti, sostenuti da musei locali e gallerie d’arte internazionali. Dalla più celebre Michal Rovner (1957), con la vibrante videoinstallazione Culture Plate 7, ritratto del nostro infinito ed eterno brulichio sul pianeta, all’oggettuale e “industriale” Shay Frisch, dotato di massiccia capacità installativa, autore di un corridoio modulare luminoso di comunissime spine elettriche.
Descritta con perizia anche la quotidianità della nazione ad esempio da Boaz Arad (1956), che riprende l’anziana madre intenta a preparare il cibo tradizionale, e da Yael Bartana (1970), che grazie a tre proiezioni sviluppa l’avvio di un nuovo modello urbano partecipativo. Alcune serie fotografiche ripropongono, pur stravolgendole, ritualità religiose, come per Lea Golda Holterman (1976), e narrano della contraddittoria e rude vita militare, come per Adi Nes (1966).
In uno scenario mondiale sempre più globalizzato”, scrive la curatrice, ”questi artisti sono riusciti a mantenere un comportamento critico in relazione alle nuove tecnologie ed alle vecchie metodologie, salutando i progressi della scienza e della nazione in genere come un’ulteriore possibilità di sperimentazione”.

Lea Golda Holterman, Untitled, dalla serie Orthodox Eros, 2009-2011
Lea Golda Holterman, Untitled, dalla serie Orthodox Eros, 2009-2011

Questa determinazione nella ricerca di una piattaforma del futuro in grado di accostarli emerge chiara e forte anche dai mezzi più usati: il video, la fotografia e l’installazione. Forse “reinventare il futuro” necessita di una temperatura “fredda”, che raccoglie, elenca ed evoca nostalgie, affronta il passato e le tradizioni, anche religiose, attraverso un filtro visionario, ma sobrio e impassibile. Come se contemporaneamente questi artisti volessero, ancora una volta, raccontare il disagio, ma dominandolo e cercando di non farlo più prevalere, per guardare in avanti.
Curiosamente, è nell’allestimento di Joram Orvieto – metafora del ribaltamento simbolico per un nuovo spirito collettivo – che si riversa la parte più emotiva e spirituale: i binari del Mattatoio, che un tempo utili alla macellazione, durante la mostra sostengono i tubi per l’irrigazione a goccia della luce.

Claudia Colasanti

Roma // fino al 17 marzo 2013
Israel Now. Reinventing the Future
a cura di Micòl di Veroli
artisti: Shay Frisch, Tamar Harpaz, Nahum Tevet,  Boaz Arad, Maya Attoun, Yael Bartana, Orit Ben-Shitrit, Yifat Bezalel, Ofri Cnaani, Elinor Carucci, Michal Chelbin, Keren Cytter, Dani Gal, Lea Golda Holterman, Meital Katz Minerbo, Shai Kremer, Adi Nes, Uri Nir, Leigh Orpaz, , Michal Rovner, Yehudit Sasportas, Gal Weinstein, Shahar Yahalom, Guy Zagursky.
MACRO TESTACCIO
Piazza Orazio Giustiniani
06 671070400

[email protected]
www.museomacro.org

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