Il limite nell’eterno. Elisabetta Di Maggio si ispira a Shelley

A Milano, alla galleria di Laura Bulian, Elisabetta Di Maggio installa una nuova personale. Nelle stanze, ogni orlo si configura come l’estremità di una mappa. Tra residui di natura e rappresentazioni urbane, la mostra prende il volto di una grande maschera organica. Fino al 6 aprile.

Elisabetta Di Maggio, Untitled, 2010-2013 - courtesy Laura Bulian Gallery, Milano

Dal fogliame alla carta velina, dalla tappezzeria alle fibre organiche, qualsiasi supporto intagliato e poi esposto in galleria si dirama per comporre I change but I cannot die, ultima mostra personale, in termini di tempo, di Elisabetta Di Maggio (Milano, 1964). La scelta del titolo rievoca la medesima frase di una lirica di Shelley, ma l’artista milanese si distacca dalla poetica dell’autore Romantico, contrapponendo alla persistenza della materia lo svelamento degli infiniti processi sottostanti; utili a restituirla a una continua fragilità. Da Stupro (2001) a Traiettoria di volo di farfalla #05 (2012), da Tappezzeria (2012) a Victoria (2012), il tessuto reticolare delle superfici sottili conferisce al moto di cambiamento degli oggetti la direzione e la consistenza di una mappa, deviante rispetto a qualsiasi fine.

Ginevra Bria

Milano // fino al 6 aprile 2013
Elisabetta di Maggio – I change but I cannot die
LAURA BULIAN
Via Montevideo 11
02 48008983
[email protected]
www.lauriabuliangallery.com

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.