Estetica al potere. Il Sudamerica a Bergamo

Alla GAMeC di Bergamo, 140 opere, tra documenti, video, dipinti, installazioni, disegni, fotografie di artisti brasiliani e argentini occupano due piani del museo. Protagonisti dei difficili Anni Sessanta, politicamente e socialmente travagliati da scontri ideologici e di potere. Fino al 26 maggio.

Claudio Tozzi, Che Guevara, 1968 - Collezione dell'artista - photo Ricardo Hantzschel

Negli Anni Sessanta, il Sudamerica è stato attraversato da riflessi della Guerra Fredda, con scontri ideologici, utopie socialiste, movimenti sociali, lotta armata e resistenza ai regimi militari, terrorismo di Stato, politicizzazione dell’arte, dipendenza dal capitale esterno e scambi artistici tra l’Argentina e il Brasile.
Ma nel momento in cui un’ideologia sale al potere, il mondo dell’arte intuisce di non riuscire a penetrare e modificare direttamente il mondo del Reale. “La cultura popolare diventa così una fabbrica di miti che dà coesione a un universo simbolico e alimenta l’immaginario sociale”, sottolinea Paulo Herkenhoff, uno dei due curatori di Pop, Realismi e Politica. Brasile-Argentina, Anni Sessanta.In America Latina, ciò avvenne con due miti pop di penetrazione internazionale estremamente carichi di connotazioni ideologiche: uno di ambito locale, il Che Guevara, e l’altro di carattere multinazionale, la Coca-Cola, relativamente alla connotazione negativa di ‘imperialismo americano’ e alla negazione delle differenze che acquisisce nella regione”.

Evandro Teixeira, Movimento Estudantil, Rio de Janeiro, 1968 - Collezione privata
Evandro Teixeira, Movimento Estudantil, Rio de Janeiro, 1968 – Collezione privata

In perfetta aderenza con queste premesse, il percorso roboante della mostra invade due piani del museo creando riflessi, contrasti, antitesi, analogie e sovrapposizioni fra artisti brasiliani e argentini.
Impressionati dai divari sociali, dall’invadenza del primo consumismo di massa e dall’irrompere di disarmanti cambiamenti sociali, i lavori celeberrimi di Cildo Meireles, Hélio Oiticica, Lygia Pape e Antonio Dias cercano di descrivere, a posteriori, le tracce nascoste della Pop Art nordamericana, ma anche del Situazionismo, del coevo movimento argentino Otra Figuración, senza cessare di tornare a rappresentare tanto la Nova Objetividade quanto Tropicália. Disincanto e istintività, sala dopo sala, fanno emergere quanto la potenza del messaggio rafforzi poetiche e politiche.

Cildo Meireles, Inserções em Circuitos Ideológicos. Projeto Coca-Cola, 1970 - Collezione dell'artista, Rio de Janeiro - photo Pat Kilgore
Cildo Meireles, Inserções em Circuitos Ideológicos. Projeto Coca-Cola, 1970 – Collezione dell’artista, Rio de Janeiro – photo Pat Kilgore

Ecco dunque come, da Ferrari a Cancela a Edgardo Giménez, fino all’ipercromatica Marta Minujín, le forme delle cose si trasformino in icone programmate, intersecando, nel percorso bergamasco, caratterizzato da interne bilanciature dei due Paesi coinvolti, alcuni esempi efficaci di quanto e come l’immagine venisse scomposta per essere urlata, riprodotta, usata. Sebbene la collettiva si presenti ricca, densa e fertile, la ricerca di un Pop latino-americano risuona, talvolta, indotta a posteriori. Molti artisti, sia brasiliani che argentini, negli Anni Sessanta promossero infatti posizioni di netta avversità nei confronti di qualsiasi modello americano.

Ginevra Bria

Bergamo // fino al 26 maggio 2013
Pop, Realismi e Politica. Brasile-Argentina, Anni Sessanta
a cura di Paulo Herkenhoff e Rodrigo Alonso
GAMEC
Via San Tomaso 53

035 270272 
[email protected]
www.gamec.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.