Alberto e Roma. Troppo amore soffoca

Idolatrato in patria, sconosciuto fuori. A dieci anni dalla morte, la fama di Alberto Sordi rimane custodita dai confini nazionali. Una mostra prova a allargare il campo. Al Complesso del Vittoriano, fino al 31 marzo.

Lui ha vent’anni, lei due di meno. Sono di Boston. Si affacciano nella sala, incuriositi dalle eco d’un vocione buffo e da un sottofondo sguaiato di risate veraci. Qualche abito, forse di scena. Pareti graffiate da scritte incomprensibili, sciarpe e stendardi dai colori sgargianti, un telefono. Immagini di un colore sbiadito corrono via silenziose su schermi impilati in strutture ardite. All’ingresso, un custode stanco fa cenno d’entrare. I due giovani non capiscono, si voltano, vanno via.

La mostra vuol celebrare il legame indissolubile tra Alberto Sordi e la sua città, Roma, un legame tanto forte da mutare in cappio. Alberto è il figlio. Roma è la madre apprensiva che, spinta da un amore ossessivo e schizofrenico, cerca di preservare il piccolo da qualsiasi sguardo esterno. E Alberto rimane dov’era. Immobile nelle braccia di Roma. Per Jason e Molly, i due ragazzi americani, rimarrà il più illustre degli sconosciuti.

Ilaria Parisella

Roma // fino al 31 marzo 2013
Alberto Sordi e la sua Roma
a cura di Gloria Satta, Vincenzo Mollica, Alessandro Nicosia
Catalogo Gangemi
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Piazza dell’Ara Coeli 1
06 69202049
www.beniculturali.it

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